In arrivo un secondo bond ibrido per ENEL questa volta in dollari

Il colosso energetico italiano sta sondando il terreno per prezzare altre due tranches obbligazionarie a lunghissima scadenza destinate a investitori istituzionali. Caratteristiche e convenienza

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Il colosso energetico italiano sta sondando il terreno per prezzare altre due tranches obbligazionarie a lunghissima scadenza destinate a investitori istituzionali. Caratteristiche e convenienza

ENEL starebbe sondando il mercato per il lancio di un nuovo bond ibrido. Dopo il successo del collocamento dell’inizio del mese, il colosso energetico italiano sembra voler sfruttare il momento favorevole del mercato per collocare ancora un prestito obbligazionario a lunghissima scadenza in dollari (Enel lancia un bond ibrido a 60 anni per sostenere il rating).

Del resto, l’emissione di bond ibridi da parte di ENEL era stata quantificata in 3 miliardi la scorsa primavera e potrebbe completarsi già questo mese. La risposta del mercato verso le emissioni lunghe – osservano gli analisti – sta avendo molto successo a livello internazionale e non sono solo i big italiani ad approfittarne. C’è da dire, poi, che in previsione di un aumento dei tassi d’interesse il prossimo anno in area dollaro, c’è tutto da guadagnarci per gli emittenti ad andare a rifinanziarsi con scadenze lunghe potendo sfruttare (ancora per poco) i tassi a zero offerti dalla Fed (Tapering Fed può far crollare mercato mondiale dei bond).

 

Obbligazioni ibride ENEL: atteso rendimento oltre il 9%

 

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Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, dovrebbe trattarsi di un’emissione da 1 miliardo di dollari, con un rendimento attorno al 9,25-9,5% e una prima finestra di riacquisto dopo 10 anni. L’operazione, curata da un pool di banche internazionali, rientra nel business plan che ENEL attuerà entro il 2015 e che prevede l’emissione di obbligazioni fino a 5 miliardi di euro. L’ammontare dell’emissione potrebbe essere pari a un miliardo di euro, ma potrebbe anche salire qualora le richieste fossero abbondanti- dice un delear- e sarà suddiviso in due tranches. Intanto, però, alcuni analisti cominciano a mettere in guardia gli investitori dato che le due precedenti emissioni ibride in euro e sterline inglesi, collocate sulla Borsa Irlandese, hanno perso terreno dopo il lancio e attualmente rendono più del 9%.

Ragion per cui è prevedibile che ENEL, se vuole collocare i nuovi titoli ibridi, dovrà sborsare interessi molto elevati col rischio di incrementare eccessivamente i costi finanziari se poi la ripresa dei consumi energetici tardasse a riprendere e gli utili non fossero sufficienti a coprire le spese e i dividendi. Per l’investitore comune, inoltre, vi sono molti elementi di rischio, poiché ENEL non è obbligata a riacquistare il titolo alla data di esercizio della call e potrebbe decidere di portare i bond a scadenza naturale, dopo 60 anni. In questi casi i prezzi scenderanno col rischio di dover sopportare una perdita in conto capitale. D’altro canto, la società ha necessità di allungare le scadenze debitorie e la possibilità di emettere bond ibridi rappresenta un’ottima opportunità.

 

I bond ibridi cosa sono e come funzionano

 

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Ma cosa è esattamente un bond ibrido e quali sono le sue differenze rispetto ai bond senior? Come riporta Borsaitaliana, una definizione assolutamente univoca è piuttosto difficile, dal momento che tale categoria include una serie di strumenti innovativi che a seconda delle emissioni possono avere caratteristiche molto differenti tra di loro. La maggior flessibilità dei bond ibridi pone questo gruppo di strumenti quasi a metà strada tra il debito puro e il capitale di rischio (azionario). Solitamente le caratteristiche ricorrenti riguardano:

Subordinazione – il titolo ha una seniority superiore solo agli strumenti di equity ed è subordinato a tutte le altre emissioni obbligazionarie della società. Questo significa che in caso di bancarotta i possessori di questi strumenti verranno rimborsati solo se tutti gli altri obbligazionisti avranno già ricevuto ciò che spettava loro, ma prima degli azionisti.

Durata – solitamente è molto elevata, ultradecennale ed in alcuni casi può coincidere con la vita dell’azienda; in tale caso si tratta di bond perpetui e sono estremamente simili alle azioni.

Clausola call – l’emittente ha la possibilità di rimborsare in anticipo il prestito.

Solitamente se non viene esercitato questo diritto è previsto un aumento della cedola (clausola step-up)

Interest deferral – l’emittente può rinviare il pagamento di una o più cedole al verificarsi di determinati accadimenti. Questi possono riguardare la mancanza di distribuzione di dividendi da parte della società, oppure utili di esercizio negativi, o un Ebit inferiore a un certo livello. I pagamenti sospesi possono in taluni casi essere onorati grazie ai proventi derivanti dal collocamento di nuove azioni o di nuovi ibridi anche simili a quelli già sul mercato. Talune emissioni danno addirittura la possibilità di saltare completamente il pagamento di una cedola se i conti della società non sono buoni. [fumettoforumright]

Tali peculiarità – in particolare la dipendenza della cedola dai risultati economici delle aziende emittenti e la perpetuità – avvicinano molto gli ibridi agli strumenti di equity. Le differenze, comunque, sono sostanziali. In primo luogo gli ibridi devono corrispondere un flusso cedolare prefissato contrattualmente e non può essere prevista la distribuzione di una parte degli utili: la cedola non può mai essere incrementata. Inoltre, cosa ben più importante, i detentori di debito ibrido, pur partecipando ai rischi societari in maniera molto maggiore rispetto ai comuni obbligazionisti, non hanno alcun controllo sulle politiche dell’azienda né alcun diritto di voto in Assemblea. Tra l’altro è il caso di sottolineare che essendo tali strumenti riservati al mercato degli istituzionali, i sottoscrittori sono grossi finanziatori della società che spesso investono nelle aziende capitali anche superiori a quelli degli azionisti più importanti.

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