In Argentina rendimenti stellari sui titoli a breve e Macri si appella alla Fernandez

L'Argentina emette titoli di stato in pesos a breve termine a rendimenti stellari. Il presidente Mauricio Macri è costretto ad aprire le trattative con gli oppositori per calmare i mercati finanziari.

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L'Argentina emette titoli di stato in pesos a breve termine a rendimenti stellari. Il presidente Mauricio Macri è costretto ad aprire le trattative con gli oppositori per calmare i mercati finanziari.

Non potrebbe andare peggio al presidente Mauricio Macri, quando mancano 5 mesi alle elezioni presidenziali. I mercati finanziari stanno letteralmente divorandolo, nonostante i 57 miliardi di dollari di prestiti stanziati dal Fondo Monetario Internazionale lo scorso anno. Ieri, il Tesoro di Buenos Aires ha emesso titoli di stato a breve termine per 1,675 miliardi di dollari. La prima tranche ha riguardato cosiddetti “Letes” in dollari a 70 giorni per 988 milioni e ha esitato un rendimento del 4%.

La seconda è stata la vera spia del disastro contro cui è andata a sbattere l’economia argentina per l’ennesima volta in pochi anni: emessi “Lecap” a 49 giorni in pesos e al rendimento stellare del 59,43%.

Crisi argentina senza fine, gli aiuti dell’FMI non bastano

In pratica, per prestare denaro per poco più di un mese e mezzo, il mercato sta chiedendo all’Argentina un interesse su base annua di quasi il 60%. Sono dati da default, altro che via della salvezza. Risentono dell’esplosione dell’inflazione al 54,7% a marzo, sostenuta dal crollo del cambio, che dopo avere perso il 50% contro il dollaro nel 2018, già quest’anno perde un altro quasi 17%. In pratica, chi presta allo stato denaro dall’estero deve fare i conti con il rischio di credito derivante dall’aumento delle probabilità che il paese non riesca più in futuro a onorare le scadenze in valuta estera, dato il deprezzamento continuo del peso. Per gli investitori domestici, poi, incide anche la veloce perdita del potere di acquisto.

E così, il bond in dollari gennaio 2023 e cedola 4,625% rende oggi il 15,2%, circa il 12,7% in più di un omologo Treasury. Quello con scadenza nel luglio 2028 e cedola 6,625%, sempre in dollari, offre il 13,5%, +11,10% rispetto ai titoli di stato USA. E il luglio 2036, cedola 7,125%, viaggia all’8,8%, a premio di circa 625 punti base. La situazione è divenuta così grave, che il presidente Macri ha annunciato un paio di giorni fa la convocazione di un tavolo di trattative con tutti gli oppositori politici, con l’intento di calmare i mercati finanziari, presentando un decalogo contenente tra gli obiettivi principali il raggiungimento dell’avanzo primario da quest’anno e la lotta all’inflazione.

Macri punta a coinvolgere le opposizioni

Macri ha aperto a un faccia a faccia anche con Cristina Fernandez de Kirchner, l’ex “presidenta” peronista, fautrice di politiche economiche fallimentari, dalle quali l’attuale governo sta raccogliendo i frutti avvelenati. “Rappresenta una parte importante dell’elettorato argentino e deve stare al tavolo”, ha affermato. Proprio lo spettro di un ritorno alla presidenza della Fernandez sta rinvigorendo il “sell-off” di queste settimane ai danni di bond e cambio, con i cds a 5 anni ad essere schizzati a 1.127 punti dai 357 di un anno fa, implicando un rischio di default entro il prossimo quinquennio del 49%, più che doppio rispetto al maggio 2018.

Mossa della disperazione per convincere i mercati che vi sarebbero posizioni comuni tra i vari schieramenti sui principali punti dell’agenda riformatrice, oppure tattica politica per coinvolgere la Fernandez in questa delicata fase pre-elettorale, evitando che la donna guardi dall’esterno gli eventi e possa fare campagna anti-governativa in maniera efficace? La Fernandez non ha ancora comunicato la decisione di candidarsi, ma sarebbe solo questione di tempo. Le probabilità che ottenga un terzo mandato, dopo lo stop di questi 4 anni imposto dalla Costituzione, appaiono elevate e crescenti. E se i sondaggi continuassero a segnalarlo nei prossimi mesi, i rendimenti dei bond diverrebbero ancora più stellari e il peso colerebbe ulteriormente a picco, aggravando l’outlook sovrano e la crisi di popolarità della presidenza uscente.

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