In alto i debiti, giù i costi: così Wall Street trascina in rialzo pure i bond africani

Corporate bond più costosi e rendimenti in calo nell'anno del Covid. E i guadagni sono arrivati fino in Africa.

di , pubblicato il
Il boom dei bond nel 2020

Nell’anno del Covid e dei temuti sconquassi finanziari, è accaduto che la borsa americana stia per concludere il 2020 in rialzo del 15%. Questo dice l’indice S&P 500, che raggruppa le 500 società quotate a Wall Street più capitalizzate. Da qualche giorno ne fa parte anche Tesla. Ma le azioni non sono state l’unico asset ad essersi apprezzato con la pandemia. Paradossalmente, sono andati molto bene anche i bond, sostenuti dagli stimoli monetari varati da tutte le principali banche centrali.

Quest’anno, i corporate bond emessi dalle società dell’S&P 500 hanno esibito una performance del +10%. Il rendimento medio è sceso dal 2,89% all’1,95%, con gli spread in salita da 99 a 109 punti base. Nel frattempo, la “duration” è aumentata da 7,27 a 8,06 anni, a fronte di una durata media ponderata di 11,82 anni.

L’abbassamento dei rendimenti obbligazionari sui mercati avanzati ha beneficiato anche i titoli di stato africani in valuta pesante. Mediamente si sono apprezzati in dollari del 12%, anche se il rendimento è rimasto quasi invariato, scendendo dal 6,51% al 6,42%. La durata media dei bond risulta attualmente di poco inferiore ai 19 anni.

Insomma, il 2020 è stato un anno molto positivo per gli emittenti sovrani e corporate. Questo trend, tuttavia, non rispecchia i fondamentali macro o delle specifiche aziende. Esso è il frutto dell’eccesso di liquidità sui mercati, che sprona gli investitori alla caccia al rendimento, pur assumendosi qualche rischio in più. Ad esempio, gli “high yield” americani sono scesi a un rendimento medio del 4,37%, circa 100 punti base in meno rispetto ai livelli di apertura di quest’anno e toccando i nuovi minimi storici. Gli spread con le obbligazioni “AAA” si sono contratti di quasi una trentina di punti, attestandosi a meno di 280 punti base dai 305 di inizio anno. E con la ripresa dell’economia attesa per l’anno che verrà, le prospettive di guadagno per i titoli “junk” restano positive, anche se il mercato verosimilmente farà i conti con la realtà delle società cosiddette “zombie”, tenute in vita dalle banche centrali e dalle quali di recente ha messo in guardia l’ex governatore BCE, Mario Draghi.

Tradotto: i casi di default tenderanno a salire. Già quest’anno, quelli sovrani sono stati di numero decisamente maggiore a quelli avvenuti nel 2008, l’anno della crisi finanziaria globale.

Mercati di frontiera nel mirino dei cacciatori di rendimento, non bastano più neppure gli emergenti

[email protected] 

 

Argomenti: , ,