Il volo del BTp 2067 non si arresta e c’è ancora benzina con il target BCE “simmetrico”

Il bond "Matusalemme" ha guadagnato un terzo del suo valore rispetto ai minimi di aprile. La corsa potrebbe non fermarsi presto.

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BTp 2067 a +33% da aprile

La quotazione del BTp 2067 (ISIN: IT0005217390) ha toccato ieri il suo nuovo massimo storico a più di 126. Rispetto ai minimi dell’anno dell’aprile scorso, il rialzo è stato di oltre il 33%. Chi ha avuto il coraggio di acquistare in una fase molto critica per il mercato obbligazionario sovrano dell’Italia oggi può cantare vittoria. La cedola del 2,80% garantisce un rendimento effettivo immediato del 2,22% lordo agli attuali prezzi di acquisto, mentre quello alla scadenza scende all’1,77%, pari all’1,55% netto.

BTp 2067, ecco il rischio autunnale a cui va incontro questo titolo

All’apice delle tensioni finanziarie, il bond “Matusalemme” offriva quasi il 3,10%. Da allora, la Commissione UE ha varato il “Recovery Fund” da 750 miliardi di euro e ha così allontanato lo spettro di una crisi del debito sovrano italiano. La BCE a marzo aveva varato il PEPP, un piano di emergenza da 750 miliardi, che a giugno ha potenziato a 1.350 miliardi, al contempo stanziando altri 120 miliardi per il “quantitative easing”. Questa enorme liquidità ha sostenuto i corsi di tutti i bond nell’Eurozona, BTp compresi.

Adesso che nuovi record sono stati segnati, sembrerebbe difficile che i prezzi continuino a salire e i rendimenti a scendere. Eppure, c’è ancora spazio per un miglioramento, sebbene ciò dipenderà quasi esclusivamente dall’operato della BCE. Incombe il rischio deflazione nell’area e il board di Francoforte sarà chiamato a fornire nuove risposte entro l’anno. Quasi scontato che i tassi overnight verranno tagliati ulteriormente, ma si parla anche di rafforzare ancora una volta gli acquisti di assets. Per questo, l’obbligazionario nell’area esita rendimenti prossimi ai minimi storici, in attesa di verificare la reazione della BCE.

La lunga corsa dei BTp a lunga scadenza

Il tratto lungo della curva sovrana italiana si caratterizza per l’interesse rilevante che riscuote tra gli investitori. I BTp sono i titoli di stato più remunerativi dell’Eurozona. Immaginate che tutta la curva tedesca viaggia ancora su livelli di rendimento negativi, mentre l’Italia già offre rendimenti positivi dai 4 anni insù. E le lunghe scadenze riuscirebbero potenzialmente a coprire dall’inflazione nel futuro post-Covid. Non solo. Esse risultano visibilmente deprezzate, se pensate che i Bonos a 50 anni della Spagna rendono l’1,25%.

La BCE dovrebbe comunicare una sorta di svolta sull’inflazione non dissimile da quella della Federal Reserve: il target d’inflazione di poco inferiore al 2% verrebbe perseguitato d’ora in avanti sulla base del concetto di “simmetria” temporale. In pratica, tollererà per un certo periodo tassi d’inflazione superiori al 2%, così da compensare per gli anni in cui sono risultati inferiori. Un simile cambiamento presuppone il perdurare degli stimoli monetari anche per il caso di reflazione, per cui il mercato obbligazionario si regolerebbe di conseguenza e gli investitori continuerebbero a comprare anche a prezzi già alti.

Per il BTp 2067, la possibilità di apprezzarsi ancora fino ad avvicinarsi ai livelli di rendimento della Spagna. In effetti, se la BCE potenzierà quantitativamente e/o temporalmente gli stimoli monetari, il rischio sovrano italiano si ridurrebbe ulteriormente, abbassando lo spread richiesto dal mercato per investire nei BTp. Le scadenze lunghe ci guadagnerebbero di più, essendo quelle ancora relativamente più remunerative. Ecco perché il bond Matusalemme non sembra fermarsi in volo.

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