Il Tesoro sta per emettere il primo BTp short term a 30 mesi, ecco le condizioni

L'operazione avverrà il prossimo 29 luglio e riguarderà importi compresi tra 3,25 e 3,75 miliardi di euro.

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BTp short term a 30 mesi

In data 29 luglio, il Tesoro emetterà il primo BTp short term con scadenza a 30 mesi. Il titolo sarà rimborsato, infatti, in data 30 gennaio 2024. Non offre cedola e sarà piazzato sul mercato per un importo compreso tra 3,25 e 3,75 miliardi di euro. Come sappiamo, i BTp short term sono nati da pochi mesi per sostituire gradualmente i CTz. Questi hanno durata iniziale di 24 mesi. Invece, i nuovi titoli sono più flessibili, potendo variare da 18 a 30 mesi.

Di fatto, il Tesoro punta a creare uno strumento idoneo per coloro che vogliano investire sul tratto breve della curva sovrana. Non è detto che debbano offrire necessariamente tassi d’interesse nulli. Chiaramente, dipende dalle condizioni di mercato. In questa fase, però, i rendimenti dei nostri titoli di stato viaggiano sottozero fino ai 5 anni. Pertanto, è ovvio che lo stato debba piazzare il BTp short term senza cedola. Anzi, ai rendimenti attualmente vigenti sulla scadenza a 30 mesi, il pricing del titolo avverrà certamente sopra la pari.

Tenete conto che il BTp con durata residua simile viaggia a un rendimento del -0,25%. In altre parole, il BTp short term dovrebbe debuttare sul mercato a una quotazione in area 100,50 o anche poco oltre. Dunque, non si tratta di certo di un investimento per mettere a frutto il capitale. Al contrario, pur con un’inflazione ancora bassa, questi sarebbe eroso di oltre l’1,5% all’anno in termini reali.

In generale, il rendimento di un BTp short term senza cedola si calcola esattamente come avviene per un bond, con l’unica differenza che qui superiamo la durata dei 12 mesi. Esso è dato dalla differenza tra il prezzo rimborsato alla scadenza e quello pagato per acquistarlo all’asta o sul mercato secondario.

Dati i rendimenti negativi, parliamo di un asset che si addice per gli investitori istituzionali in cerca di carta di qualità per ragioni regolamentari e/o per esibirla alla BCE in cambio di prestiti a condizioni di favore. Non è ancora arrivato il momento per l’obbligazionista di tornare a puntare su questo segmento di mercato.

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