Il Tesoro emetterà più BTp lunghi o risparmierà al massimo sugli interessi?

L'allungamento delle scadenze medie dei BTp emessi dal Tesoro sarebbe quella "pax romana" chiesta dall'ex premier Matteo Renzi, ma che non è avvenuto negli ultimi anni per la volontà dei governi di risparmiare sugli interessi.

di , pubblicato il
L'allungamento delle scadenze medie dei BTp emessi dal Tesoro sarebbe quella

Nel mese di settembre, il costo medio del nostro debito pubblico quotato sui mercati è diminuito ulteriormente allo 0,573%, praticamente dimezzandosi rispetto all’1% medio di agosto. Sono i dati del Rendistato, il rapporto mensile della Banca d’Italia sui rendimenti medi ponderati dei titoli di stato italiani.

Chiaramente, non riflettono nell’immediato l’andamento reale della spesa per interessi del Tesoro, essendo questa legata alle condizioni delle emissioni e non alle variazioni che avvengono quotidianamente sui mercati, sebbene con il tempo le prime si adeguino alle seconde. Pertanto, se le attuali condizioni finanziarie restassero intatte, a regime il debito pubblico italiano ci costerebbe qualcosa come non più di 11-12 miliardi di euro all’anno, circa 50-55 in meno rispetto al 2018, facendoci risparmiare circa 3 punti di pil.

Ieri, l’ex premier Matteo Renzi ha sostenuto la necessità di “rimodulare il debito pubblico e non l’IVA”, intendendo che il Tesoro dovrebbe dar vita a una “pax romana” con cui allungare le scadenze per ridurre le esposizioni a breve sui mercati. Tuttavia, su questo fronte non abbiamo compiuto progressi negli ultimi anni, nemmeno quando a Palazzo Chigi vi era proprio il fiorentino. Nel 2010, quando il costo medio del debito si aggirava a quasi il 4%, la durata media dello stock raggiungeva l’apice storico di 7,2 anni. Dall’anno seguente, a causa della crisi dello spread, il Tesoro si trovò costretto a ridurre le emissioni a lungo e ad aumentare quelle di BTp brevi, così da contenere la spesa per interessi. La tendenza proseguì fino al 2014, anno in cui la vita media del debito scese al minimo di 6,4 anni.

Al 30 giugno scorso, essa risultava ancora di 6,8 anni, nonostante nel frattempo i rendimenti medi fossero scesi intorno all’1,5%. Certo, allungare le scadenze non è compito immediato, data la mole dello stock, ma il punto è che l’Italia non starebbe approfittando dei costi infimi di rifinanziamento per consolidare il debito, puntando al contrario ad approfittare massimamente dei bassi costi per ridurre ai minimi termini la spesa per interessi e magari così far emergere qualche margine di manovra fiscale con cui tagliare le tasse e/o aumentare la spesa pubblica.

Spread in picchiata, già risparmiati 40 miliardi sul debito pubblico italiano

Massimo risparmio sugli interessi o consolidamento debito?

Atteggiamento comprensibile, viste le condizioni economiche precarie dell’Italia, ancora con un pil di 4,5 punti inferiore a quello pre-crisi. Ma se non approfittiamo adesso del crollo dei rendimenti, rischiamo di sciupare un’opportunità storica forse irripetibile. Allungando le scadenze medie, ridurremo nei prossimi anni lo stock da rifinanziare, rendendo più agevole la vita al Tesoro, specie se nel frattempo i tassi di mercato saliranno. La minore offerta creerebbe minori pressioni sui prezzi dei titoli da emettere e la domanda sarebbe più capace di assorbirla, magari anche solo grazie al rinnovo dei titoli in scadenza.

Ora, un debito di 2.400 miliardi di euro farebbe tremare i polsi a chiunque, se in rapporto al pil fa circa il 133% (quasi il 136% con il ricalcolo Istat). Ma una cosa è che abbia vita media di nemmeno 7 anni, un’altra che questa fosse, ad esempio, di 20 anni. Un debito che scade tra molti anni impensierisce di meno, anche semplicemente per il fatto di essere restituito quando la ricchezza italiana risulterà verosimilmente di molto aumentata in termini reali e nominali, grazie alla crescita e all’inflazione.

Oggi, un BTp a 50 anni offre un rendimento inferiore al 2,20%, praticamente quanto uno a 3 anni nel 2009/2010. Anziché spostare le emissioni sul tratto medio-lungo, abbiamo preferito mantenerci su quello medio-breve, con il risultato che abbiamo risparmiato qualche miliardo, senza che ciò abbia impattato significativamente né sui conti pubblici e né sulla crescita economica, ma per contro i governi si sono tramandati gli uni agli altri il terrore dello spread, il fiato sul collo dei mercati e l’incapacità di sfuggire alla logica dell’emergenza.

Debito pubblico, come allungare le scadenze con l’aiuto europeo senza pagare più interessi

[email protected] 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: ,

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami