Il Tesoro è a caccia di dollari per un BTp a 5 e forse anche a 30 anni

Nuova emissione di titoli di stato italiani in dollari in arrivo. Il Tesoro punta sulla scadenza quinquennale e su quella trentennale.

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Verso una nuova emissione di titoli di stato italiani in dollari USA

Il Tesoro ha dato mandato ieri a Barclays, Bank of America e Goldman Sachs di tenere una prima Global Call per valutare l’emissione di un BTp in dollari con scadenza febbraio 2026 ed eventualmente un secondo con scadenza nel novembre 2050. L’evento si è tenuto alle ore 10.30 di New York e ha messo in primo contatto le suddette banche con gli investitori. Lo scorso anno, l’Italia è tornata ad emettere obbligazioni in dollari per la prima volta dopo quasi un decennio. Lo ha fatto con titoli a 5, 10 e 30 anni, i quali si sono aggiunti a quelli ancora circolanti sul mercato secondario ed emessi con scadenza nel 2023 e nel 2033.

Presto un nuovo BTp in dollari, state attenti alla scadenza

L’obiettivo del Tesoro è stato di ricreare la curva delle scadenze in dollari, puntando ai capitali americani. Nell’ultimo anno, di cose sui mercati ne sono accadute. Anzitutto, con l’irrompere della pandemia, i rendimenti a stelle e strisce sono crollati. Se ad inizio anno si poteva ancora ottenere quasi l’1,90% con un Treasury a 10 anni, adesso bisogna accontentarsi di meno dell’1%. E il Treasury a 30 anni offre appena l’1,75%.

Naturale che l’Italia dovrà offrire rendimenti più alti lungo la curva, ma proprio per questo gli investitori saranno molto attratti dalle nostre emissioni. Senza incorrere nel rischio di cambio, otterrebbero un premio congruo. Pensate, ad esempio, che il BTp ottobre 2024 e cedola 2,375% (ISIN: US465410BX58) offriva ieri l’1,10% e quello in scadenza nell’ottobre 2029 con cedola 2,875% (ISIN: US465410BY32) il 2,27%. E il trentennale, scadenza ottobre 2049 e cedola 4% (ISIN: US465410BZ07) offriva il 3,45%, praticamente il doppio dell’omologo americano.

Rischio di cambio a carico dell’investitore italiano

Dunque, il BTp febbraio 2026 dovrebbe esitare un rendimento almeno dell’1,50% e l’eventuale nuovo titoli a 30 anni dovrebbe offrire il 3,50%.

Tantissimo anche al confronto con i BTp in euro di pari durata. Il quinquennale si aggira poco sopra lo zero, il trentennale in area 1,55%. Vi starete chiedendo perché il Tesoro dovrebbe indebitarsi a costi molto più alti. La risposta è che esso punta sul cambio. Fatto salvo che l’investitore americano non correrà alcun rischio in tal senso, per il Tesoro si tratta di scommettere sul deprezzamento del dollaro contro l’euro. Se, ad esempio, entro i prossimi 5 anni il cambio euro-dollaro salisse a una media annua superiore all’1,50% (la differenza attesa tra il rendimento in dollari e quello in euro a 5 anni), si ritroverebbe a rimborsare agli obbligazionisti un capitale, che gli sarà costato meno dell’emissione in euro. Lo stesso dicasi per la scadenza a 30 anni.

Evidentemente, per l’investitore italiano che volesse acquistare debito sovrano domestico in dollari si ritroverebbe a fronteggiare sia il rischio di credito (quasi nullo), sia quello di cambio, oltre che la volatilità dei prezzi nel caso in cui intendesse rivendere i titoli sul mercato. E’ chiaro che la scommessa non potrà essere vinta da entrambi i lati del mercato: o il dollaro si sgonfia e il Tesoro ci guadagna e l’obbligazionista ci perde o resta stabile o si rafforza e, a quel punto, a rimetterci sarebbe il primo e a guadagnarci il secondo. Di certo, a fare festa in qualsiasi caso saranno gli investitori americani, perché a fronte di un rischio di credito nei fatti solo teorico potranno inserire in portafoglio un asset ben più remunerativo dei titoli di Zio Sam.

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