Il taglio dei tassi in Turchia è atteso vigoroso e i bond in lire si rafforzano

Rally per i titoli di stato in lire turche, grazie anche al contesto internazionale favorevole, malgrado il licenziamento del governatore centrale ad opera del presidente Erdogan. Il rischio sovrano percepito per il medio termine crolla.

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Rally per i titoli di stato in lire turche, grazie anche al contesto internazionale favorevole, malgrado il licenziamento del governatore centrale ad opera del presidente Erdogan. Il rischio sovrano percepito per il medio termine crolla.

La banca centrale turca abbasserà i tassi d’interesse al board del 25 luglio più vigorosamente di quanto previsto. Gli analisti stanno mutando le loro aspettative sulla politica monetaria di Ankara in direzione molto più accomodante rispetto a qualche settimana fa, scontando il cambio della guardia a capo dell’istituto, con il governatore Murat Cetinkaya esautorato dal presidente Erdogan per il suo vice Murat Uysal.

E questi si è mostrato abbastanza “dovish” nei suoi primi commenti pubblici dal suo insediamento, un fatto che ha spinto Morgan Stanley ad attendersi una riduzione del costo del denaro tra una settimana dal 24% attuale al 21,50%, anziché al 23% precedentemente stimato. Non solo, la banca d’affari americana prevede un ulteriore taglio di 200 punti base a settembre e un terzo, sempre da 200 bp, in ottobre. In pratica, da qui a 3 mesi i tassi in Turchia scenderanno al 17,50%.

Turchia, lira e bond giù sul licenziamento del governatore da parte di Erdogan

Musica per il mercato obbligazionario turco, sebbene non fosse scontato. Negli ultimi tempi, i rendimenti sovrani ad Ankara sono esplosi sulle aspettative del mercato di un allentamento monetario a cui la banca centrale sarebbe costretta per ragioni politiche e non giustificato dai dati macro. Tuttavia, l’inflazione è scesa al 15,7% a giugno e il cambio tra lira turca e dollaro si è stabilizzato in area 5,70. Margini per abbassare il costo del denaro ve ne sono realmente, indipendentemente da quello che il presidente Erdogan pretenda.

Aiuta il contesto internazionale

I rendimenti a 2 anni sono scesi al 17%, il livello più basso dal maggio 2018, prima che scoppiasse la tempesta finanziari ai danni della lira. Quelli a 10 anni hanno ripiegato al 15,70%, in questo caso ai minimi dal marzo scorso. E monitorando i rendimenti degli omologhi bond in lire turche, emessi dalla Banca Europea per gli Investimenti, notiamo come essi risultino scesi al 15,10% per la scadenza a 2 anni e a 5 anni, per cui i titoli sovrani turchi mostrano uno spread in area 1,90% sul tratto biennale e allo 0,62% su quello quinquennale. Circa cinque settimane fa, lo spread si attestava a meno dello 0,20% e al 4,35% rispettivamente.

In sostanza, il mercato sconterebbe un rischio sovrano in crescita nel breve termine, ma uno in nettissimo calo nel medio-lungo.

Bond Turchia: rischio sovrano basso, è il cambio della lira a preoccupare

Come interpretare queste cifre? L’economia turca versa in recessione e il taglio dei tassi, che pure dovrebbe rinvigorirla, rischia di allontanare i capitali da essa, riducendo la capacità di stato, imprese e famiglie di fronteggiare le scadenze in valuta estera e pari a circa la metà del pil. Nel medio-lungo termine, invece, le prospettive per l’economia dovrebbero migliorare, grazie anche a tassi più bassi. Al momento, comunque, due sarebbero i dati positivi che giocano in favore del rally dei bond turchi: stabilità della lira, malgrado le bizzarrie di Erdogan anche sul versante della politica estera, e delle quotazioni del petrolio in area 65 dollari, con queste ultime a favorire la disinflazione in corso. E aiuta certamente la fame di rendimento nel mondo, che spinge il mercato a chiudere più di uno occhio sulle criticità locali, pur di accaparrarsi bond un minimo remunerativi.

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