Il taglio dei tassi atteso della Fed fa collassare i rendimenti “junk” negli USA

Le obbligazioni corporate in dollari con rating "spazzatura" negli USA risultano premiate dall'attesa del taglio dei tassi, specie dopo le parole del governatore Powell di settimana scorsa. Nel mondo, è caccia al rendimento,

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Le obbligazioni corporate in dollari con rating

E’ passata meno di una settimana da quando il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, si è espresso chiaramente per un taglio dei tassi negli USA, nel caso in cui le tensioni commerciali tra USA e Cina montassero ulteriormente e minacciassero la crescita del pil, così come anche la tenuta dell’inflazione.

E i dati di venerdì scorso sull’occupazione a maggio sono andati molto peggio delle attese: solo 75.000 posti di lavoro creati, 100.000 in meno del consensus, e nessuna accelerazione salariale, segno che le pressioni sui prezzi non s’infittirebbero. Anzi, con il greggio in caduta libera nelle ultime settimane, probabile che l’inflazione si allontani dal target, virando al ribasso anche in America.

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Il taglio dei tassi da parte della Fed è ormai stato scontato dai mercati, come dimostra l’andamento dei rendimenti, sovrani e corporate. I decennali del Tesoro sono arrivati ad offrire meno del 2,10% e i biennali sono scesi ben sotto il 2%. I Treasuries hanno subito un minimo deprezzamento nelle ultimissime sedute, solo per effetto dell’allentamento delle tensioni tra USA e Messico, con il presidente Donald Trump ad avere sospeso “a tempo indeterminato” la minaccia di dazi ai danni del vicino del sud, dopo che è stato trovato un accordo di massima per fermare i flussi dei clandestini verso gli USA.

La corsa ai bond “junk”

Il comparto corporate ha beneficiato anch’esso delle aspettative accomodanti: nella prima decade di giugno, i rendimenti dei bond in dollari con rating “AAA” sono diminuiti di 2 punti base, scendendo al 2,96%; quelli dei bond “BBB” sono scesi di 4 punti base al 3,81% e, infine, quelli “junk”, vale a dire con rating “non investment grade” o speculativi, hanno assistito a un tracollo medio di ben 39 punti base al 6,21%. In altre parole, si sono parecchio ristretti gli spread tra “investment grade” e “high yield”, nonché tra questi e i Treasury, segno che il mercato sarebbe più disteso rispetto a qualche settimana fa, temendo meno una recessione e/o i suoi effetti per via di una politica monetaria attesa più espansiva da qui a breve.

La differenza tra “AAA” e “junk” è diminuita di 37 bp, tra “BBB” e “junk” di 35.

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Proprio i titoli con rating sotto la tripla “B” sarebbero i più indiziati per beneficiare dell’attesa ribassista sui tassi USA, visto che con i rendimenti praticamente azzerati o, addirittura, sottozero in gran parte del resto del mondo avanzato, l’unica alternativa concreta che il mercato avrebbe per ricavare “yield” dall’obbligazionario sarebbe di puntare sui bond di bassa qualità, ma che al contempo diverrebbero meno rischiosi grazie alla riduzione del costo del denaro. Ricordiamoci, ad esempio, che già oggi i titoli “junk” offrono un rendimento più basso di quello di 10 anni fa dei bond “BBB” e solo l’1,5% in più degli emittenti più affidabili di allora. Segno di una caccia al rendimento, che ha accresciuto la propensione al rischio tra gli investitori, premiando i bond con rating meno solidi.

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