Il Sacro Macello e il destino della Grecia, quando arriverà il punto di svolta?

Ci si aspettava un ulteriore passo in avanti con una stretta sugli spread dei titoli di stato ellenici, ed invece è stato un disastro

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Ci si aspettava un ulteriore passo in avanti con una stretta sugli spread dei titoli di stato ellenici, ed invece è stato un disastro

La settimana che si chiude era impostata per partire bene, risolti i problemi interni con il doppio voto favorevole del Parlamento di Atene al “Piano di Medio-Termine”, ci si aspettava un ulteriore passo in avanti con una stretta sugli spread dei titoli di stato ellenici. Invece è stato un disastro, appesantitosi nella giornata di venerdì, con i differenziali dei “Periferici” sul Bund che viaggiavano verso nuovi record. L’attacco, questa volta, è stato particolarmente massiccio sull’Italia, con cali molto sostenuti su borsa e titoli di stato: presi di mira i titoli bancari. Siamo dunque vicini ad una svolta, oppure ci troviamo di fronte all’ennesima battaglia – giocata su uno scacchiere globale – di una guerra ancora lunga ed incerta? Il clima respirato durante la giornata di venerdì non è stato dei migliori, l’attacco è scattato in un momento di scambi rarefatti, cogliendo di sorpresa gli operatori e colpendo molto efficacemente. Nei giorni precedenti, sui periferici, era stato preparato il terreno facendo esplodere la questione portoghese, riducendo i suoi titoli di stato a “spazzatura” ed il giorno successivo – come da copione – colpendo i corporate finanziari. Dunque c’erano tutte le premesse, insieme all’inasprirsi della situazione in Spagna, per colpire. E si è colpito. Le cause, inutile negarlo, affondano le radici nella gestione allegra delle nostre finanze pubbliche, in un debito enorme che non si è mai voluto ridurre. Salvo brevi periodi, negli ultimi venti anni, sono state perse diverse occasioni per risanare i bilanci. Questi temi, purtroppo, rimangono estremamente dannosi per chiunque si prenda l’onere di sottoporli all’attenzione: si vanno a colpire interessi consolidati e, in ultima analisi, si perdono voti. La macchina pubblica è un potente mezzo di redistribuzione delle ricchezze che andrebbe gestita più eticamente: da un lato per favorire lo sviluppo e dall’altro per assicurare a tutti un dignitoso livello di vita.

Entrambi favoriscono la crescita del PIL. Ma sono considerazioni ovvie, quanto inutili. Ogni “esplosione”, per quanto improvvisa, affonda da qualche parte le sue premesse. Con il disfacimento della Signoria sforzesca a Milano, il Ducato iniziò a perdere pezzi: terra di conquista per Francia e Spagna, attaccato a nord dagli svizzeri, ad est dai veneziani, a sud dai vari signorotti legati allo Stato Pontificio ed alternativamente alle due potenze europee dell’epoca. Nel 1512 la regione con al centro la Valtellina passò sotto il controllo della “Repubblica delle Tre Leghe”, che aderiva alla Confederazione Elvetica. La conquista fu rispettosa delle autonomie esercitate a livello locale ma la concezione del governo che esprimevano i nuovi governanti era diversa: da una parte l’aristocrazia valtellinese, legata agli interessi milanesi, piuttosto accentratrice e monopolista dall’altra una struttura di potere che favoriva i particolarismi e il potere dal “basso”. Queste concezioni finirono presto a scontrarsi. Le “elite” nobiliari locali si sentirono messe in disparte rispetto ai nuovi arrivati, mentre una distribuzione più frammentata del potere favoriva la nascita di nuove classi che andavano ad intaccare le posizioni consolidate. Tanto per capirci, la stessa struttura di potere delle “Tre Leghe”, dette anche dei Grigioni, non aveva un unico centro direzionale ma era frutto di accordi e mediazioni tra le varie componenti che annualmente si riunivano in un “Bundestag” convocato di volta in volta nei capoluoghi delle “Tre Leghe”: Ilanz, Davos e Coira. La creazione dei “Monti Sacri” posti strategicamente lungo le Alpi, cari a San Carlo Borromeo, erano un tentativo di risposta teorica per arginare le nuove idee che arrivavano da Nord. La convivenza con i Grigioni si fece, con il tempo, sempre più astiosa. Ad esempio, le norme che regolavano le comunità montane contemplavano il riconoscimento di pari dignità tra la confessione Cattolica e quella Zwingliana-Calvinista.
Per fregiarsi del diritto di “comunità” era sufficiente che almeno tre individui si riconoscessero come tali per poter aver accesso (alternativamente) all’uso delle Chiese parrocchiali ed ai loro cimiteri, nonchè ai proventi derivanti dal possesso dei beni ecclesiali. Percentualmente molto più numerosi in Valtellina, rispetto al resto della penisola. Fu questo il clima che generò il “Sacro Macello”, la strage dei protestanti, un termine coniato da Cesare Cantù nella sua opera di divulgatore storico nel corso dell’ottocento. Una parte degli storiografi italiani preferisce però ancora chiamarla più pilatescamente come “rivoluzione del 1620”. Sullo sfondo di questo tragico episodio, perlopiù sconosciuto, si innesta la rivolta boema contro gli Asburgo che fu il prologo alla Guerra dei Trent’anni. La dinastia cattolica austriaca cercava di strappare la Valtellina alle “Tre Leghe” per creare un canale diretto terrestre tra Spagna e Austria che passava attraverso lo snodo strategico del Ducato di Milano. Le premesse, interne ed esterne, c’erano tutte. Fu così che nella notte tra il 19 e il 20 luglio 1620, Giangiacomo Robustelli nobile valtellinese a capo di una masnada di montanari, diede inizio alla strage che costò la vita a seicento persone nella zona compresa tra Tirano e Sondrio. Ad essere presi di mira, indifferentemente tra uomini donne e bambini, furono le famiglie protestanti legate ai funzionari grigioni, gli esuli che giungevano nelle valli dalle altre parti della penisola, eretici vari oltre al piccolo ceto medio locale accusato di aver tratto benefici dai nuovi governanti. Proprio su questi ultimi si venne a scaricare la rabbia maggiore del “popolino”. Lo spargimento di sangue, contestuale all’insurrezione della nobiltà locale, ebbe come risultato ultimo una maggiore autonomia amministrativa dei valtellinesi ed a un ritorno delle gerarchie cattoliche nei posti di potere. Fu però la Spagna che potè conseguire meglio i propri interessi tra i due incomodi: l’apertura dei passi verso l’Austria e il ruolo di garante dei trattati sottoscritti.
Le valli di Bormio, Chiavenna e Valtellina rimasero così in mano alle “Tre Leghe” per quasi due secoli, sino all’avvento della Repubblica Cisalpina nel 1797. La Val Bregaglia, Mesolcina e Poschiavo fanno attualmente parte della Confederazione Elvetica. Torniamo a noi. Le intense discussioni della settimana sul coinvolgimento dei privati nei processi di ristrutturazione del debito pubblico ellenico sembrano essere arrivate ad un punto di stallo. Intanto il FMI ha finalmente dato il via libera, venerdì sera, alla propria parte della Quinta Tranche che servirà per pagare le numerose cedole in scadenza a luglio nonchè a rimborsare un titolo ad agosto. Tutta la serie di opzioni elaborate andranno ora in discussione tra lunedì e martedì all’Ecofin/Eurogruppo. Non tutti i conti tornano, però. Ci si dovrà accontentare di una partecipazione degli “istituzionali” stimata intorno ai 15 miliardi rispetto ai 30 miliardi preventivati, su un pacchetto di circa 85 miliardi complessivi che andranno ad aggiungersi al piano da 110 MLD già operativo. I miliardi che mancano all’appello non sono più in mano alle banche e la loro destinazione risulta tutt’ora ignota. A seguito di questa nuova situazione, Charles Dallara dell’IIF, avrebbe formulato un piano che si sviluppa su diversi livelli. In posizione centrale rimane il “rollaggio” dei titoli del debito scadenti entro il 2015 che accoglie le proposte francesi della scorsa settimana, insieme ad un’ipotesi di lavoro su un’operazione di buy-back da effettuarsi con il supporto dell’EFSF. Operazione difficile e complessa, quest’ultima. Ma la sola in grado di abbattere l’enorme peso del debito pubblico. Rimane, al momento, in secondo piano l’ipotesi tedesca di un reprofiling con swap dei titoli. Da mettere sempre nel conto la netta opposizione della BCE a qualunque operazione che possa causare un “selective default”, anche di breve durata e solo su una parte del debito. Si insiste nel fatto che la partecipazione dei “privati” deve essere su base strettamente volontaria. Nel frattempo, in attesa che il nuovo piano prenda corpo, la Grecia muove i primi passi verso la privatizzazione delle aziende statali. Un primo passo è stato compiuto con la nomina di Constantinos Mitropoulis ad Amministratore Delegato del costituendo “Fondo di Privatizzazione” cui saranno affiancati altri membri, tra cui due esponenti dei partiti di opposizione “Laos” e “Nuova Democrazia”. E’ questo il primo atto concreto verso una maggiore ricerca del consenso politico, attorno alle scelte portate avanti da Papandreou e dalla Troika. L’esecutivo dovrà quindi trasferire la proprietà delle aziende pubbliche e il loro patrimonio immobiliare nel nuovo “Fondo” entro un mese, in modo che la prossima visita della Troika, prevista a luglio, possa monitorare gli sviluppi delle procedure avviate. I primi obiettivi previsti sono la vendita della parte rimanente di OTE (Hellenic Telekom) a Deutsche Telekom per un importo di 391 milioni di euro. Si proseguirà poi con la vendita della Compagnia delle Acque di Tessalonicco, dell’aereoporto internazionale di Atene, dell’importante società di scommesse OPAP, di Hellenic Postbank e del Piraeus Port Authority. Tutto questo entro il 2011. La Troika ha già fatto sapere che non ammetterà ritardi nell’esecuzione del piano, cui sarà subordinato il rilascio della sesta tranche a settembre. Nel corso dell’incontro tra Venizelos e Schaeuble, svoltosi giovedì, si è finalmente messo l’accento sui provvedimenti da prendere per favorire la ripresa dell’economia ed un’uscita dalla pesante recessione, con il possibile coinvolgimento delle aziende tedesche che hanno confermato la loro disponibilità. Da parte della UE verrà velocizzato l’iter di sblocco dei fondi strutturali con anticipi sui prossimi anni mentre Juncker ha fatto sapere che verranno presi in esame le ipotesi di esentare la Grecia dai diversi contributi comunitari. Si cerca insomma di fare il massimo sforzo, l’appuntamento rimane per la prossima settimana.

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