Il rally di questo debito emergente ha fruttato oltre il 60% in poche settimane

Boom per le obbligazioni sovrane della Nigeria, che in poche settimane hanno guidato le performance dei mercati emergenti. C'è fiducia sugli ultimi passi compiuti da governo e banca centrale.

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Boom per le obbligazioni sovrane della Nigeria, che in poche settimane hanno guidato le performance dei mercati emergenti. C'è fiducia sugli ultimi passi compiuti da governo e banca centrale.

La Nigeria è stata una delle economie del pianeta più colpite dall’emergenza Coronavirus, la quale si è tirata dietro le quotazioni del petrolio, i cui proventi forniscono allo stato africano quasi i due terzi del gettito fiscale. Il crollo dei prezzi priverà Abuja del 70-80% dei proventi, qualcosa come 15-17 miliardi di dollari, stando alle stime del governo. Tuttavia, il Fondo Monetario Internazionale ha già concesso al paese un prestito di 3,4 miliardi e ulteriori 3,5 miliardi dovrebbero essere incassati tramite altri organismi internazionali. In tutto, il deficit dovrebbe salire al 6,8% del pil, mentre il debito pubblico dovrebbe attestare al 35%, in netta crescita dal circa 29% del 2019.

I bond in dollari dell Nigeria offrono rendimenti alle stelle e restano rischiosissimi

La curva dei rendimenti era esplosa a marzo sui timori per la tenuta dei conti pubblici, con il bond a 2 anni ad essere salito al 9,25% e quello a 10 anni al 13,25%. Venerdì scorso, chiudevano rispettivamente al 5,96% e al 10,82%, anche perché la banca centrale aveva tagliato i tassi di 100 punti base il giorno prima, abbassandoli al 12,25%. Il titolo a 5 anni, il più liquido tra quelli sovrani in valuta locale, ha visto crollare il proprio rendimento di 210 punti base nell’arco di una sola seduta, al 6,50%.

Perché tanto ottimismo? Anzitutto, perché il governo ha fatto richiesta di aiuto all’FMI, sottoponendosi alla sua consulenza e tagliando di 2 miliardi di dollari i sussidi energetici. Inoltre, la banca centrale ha cercato di porre rimedio al collasso del cambio sul mercato nero, unificando i vari cambi e concedendo a investitori ed esportatori di acquistare dollari a tassi superiori a quello ufficiale. Sebbene sul mercato nero un dollaro continui ad essere scambiato a circa il 20% in più contro la naira, le distanze con il tasso ufficiale si stanno riducendo, un altro buon segnale sull’efficacia delle misure messe in campo dai policy maker.

Boom dei prezzi in dollari

Certo, i titoli di stato nigeriani restano ampiamente “junk” per le agenzie di rating, che assegnano loro giudizi molto bassi: “B-” per S&P, “B” per Fitch e “B2” per Moody’s. Ciò non ha impedito al mercato di scommettere al rialzo su di essi, specie per quelli denominati in dollari. Il bond con scadenza febbraio 2032 e cedola 7,875% (ISIN: XS1566179039) quotava venerdì scorso a 88,37 centesimi, in nettissimo rialzo dai meno di 55 di metà marzo, rispetto ai quali ha segnato un incremento di oltre il 60%. In termini di rendimento, è passato dal 21,20% al 10%. Ancora meglio ha fatto il bond con scadenza luglio 2049 e cedola 9,2480% (ISIN: XS1910828182), che ha segnato il +64% in poco più di due mesi, scendendo a un rendimento del 9,94%. Il titolo in scadenza nel 2047 nel frattempo è sceso da un rendimento del 13,2% al 9,1%.

Considerati i livelli di rendimento infimi imperanti sui mercati avanzati e gli stessi livelli più contenuti sui mercati emergenti, la Nigeria resta molto generosa. Chiaramente, è il riflesso di un rischio sovrano percepito elevato, sebbene da marzo i cds siano scesi di 520 punti base, segnalando un miglioramento nettissimo sul piano della percezione tra gli investitori, anche perché le riserve valutarie a maggio, al netto degli aiuti dell’FMI, sono tornate a salire dopo mesi di cali incessanti. E sappiamo che esse siano determinanti per capire il grado di sostenibilità del debito estero. L’assistenza dell’istituto di Washington si rivelerebbe fondamentale per attirare la fiducia del mercato verso la prima economia africana. Basti pensare al successo ottenuto in questi anni con l’Egitto, che ha schivato una crisi potenzialmente pericolosa e oggi, malgrado il contesto internazionale precario, riesce a rifinanziarsi sui mercati internazionali con relativa facilità.

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