Il primo bond sostenibile sovrano al mondo rischia di essere un “fake”

Emissione da 750 milioni di euro per obbligazioni SDG a 7 anni per il Messico, la prima al mondo di questo genere per uno stato. Bassi rendimenti, ma alte incertezze sull'impiego dei capitali.

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Emissione da 750 milioni di euro per obbligazioni SDG a 7 anni per il Messico, la prima al mondo di questo genere per uno stato. Bassi rendimenti, ma alte incertezze sull'impiego dei capitali.

Grande successo per la prima emissione di obbligazioni legate ai Sustainable Development Goals (SDG) delle Nazioni Unite da parte di uno stato. Il Messico è riuscito a collocare sui mercati internazionali un bond da 750 milioni di euro, registrando ordini per 6,4 volte più alti da 267 investitori istituzionali di tutto il mondo. Il titolo offrirà un rendimento annuo alla scadenza dell’1,60%, staccando cedola dell’1,35%. Verrà rimborsato a settembre del 2027.

Il paese emergente ha avuto la possibilità di rifinanziarsi sui mercati a costi davvero molto bassi, considerando che sul tratto a 7 anni della sua curva sovrana (in pesos) paghi oggi il 5,50%, circa 3 volte e mezzo tanto.

Il vice-ministro delle Finanze, Gabriel Yorio, ha dichiarato che i proventi della raccolta saranno impiegati per ridurre le disuguaglianze, le differenze di genere e a favore dell’inclusione finanziaria. L’ONU ha predisposto 17 obiettivi da raggiungere per gli emittenti di bond sostenibili e che spaziano dai temi dell’istruzione e della sanità a quelli ambientali e della lotta per la parità di genere.

Grazie a questa emissione, quindi, il Messico ha avuto modo di attingere al sempre più vasto mercato dei capitali con crescenti sensibilità per i temi socio-ambientali. Va da sé che il costo relativamente molto basso sia stato dovuto anche alla denominazione del debito in euro, valuta forte e attesa in apprezzamento nei prossimi anni.

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Problema di trasparenza

Il problema è che il Messico non ha annunciato alcun piano per l’utilizzo dei proventi, se non finalità assai generiche. Si teme, quindi, che la prima emissione sovrana di bond SDG si rivelerà a dir poco opaca, per non dire “fake”, ossia non vi sarà alcuna (forte) correlazione tra gli obiettivi dichiarati e quelli perseguiti.

Il dubbio diventa ancora più forte, se si pensa che l’attuale amministrazione messicana, retta dal presidente Andres Manuel Lopez Obrador, non sembra essere granché interessata ai temi ambientali, se è vero che punti sulla compagnia petrolifera statale Pemex e su discutibili progetti per la sua espansione per cercare di rianimare l’economia domestica. E non pare che Pemex stia anche solo degnando di attenzione i numerosi appelli della comunità finanziaria sensibile alle tematiche sostenibili.

Già con i “green bond” si è diffuso il timore di una sorta di annacquamento degli obiettivi, perseguiti solo a parole in fase di collocamento delle obbligazioni, salvo essere successivamente abbandonati dagli emittenti. Alcuni di questi, per mostrarsi sinceramente intenzionati a centrarli, creano anche disincentivi economici per il caso di mancato raggiungimento, ad esempio, con cedole che crescono fino alla scadenza quando il taglio delle emissioni inquinanti dovesse rivelarsi inferiore a quello fissato. Il Messico ha fatto da apripista per i bond SDG, a distanza di pochi giorni dalla prima emissione “green” della Germania. Ma la fame di capitali in piena crisi pandemica suggerisce che forse si sia trattato di uno specchietto per le allodole e che il mercato, in cerca disperata di rendimento, abbia finto di abboccare.

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