Il prezzo di una obbligazione

Alcune nozioni utili per capire i fattori che determinano il prezzo di una obbligazione, per chi ha già un proprio portafoglio di obbligazioni o per chi volesse investire in esse.

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A chi ha già un proprio portafoglio di obbligazioni o a chi si accinge a investire il proprio gruzzoletto messo da parte sarà capitato di chiedersi perchè un CCT (Certificato di Credito del Tesoro) ha un prezzo sotto 100 e un altro invece no oppure perchè la tal obbligazione è salita o scesa così tanto. Il prezzo di una obbligazione è la risultante di tanti fattori, e per me che son una matricola sulle obbligazioni la ricerca della comprensione è stimolo alla lettura. Una di queste letture è il thread   Trading TdS dove scrivono i forumisti che fanno trading sui Titoli di Stato. Diversamente da un “cassettista”, chi opera in queste modo investe su singole operazioni con capitali consistenti e, per evitare di incorrere in perdite ingenti, cerca di avere le “antenne” più alzate di un obbligazionista “bradipo” quale son io . Un post esemplare è quello del forumista Stefanobabb che fornisce, secondo me, spunti di riflessione anche per un semplice cassettista

Stefanobabbora elenco alcuni dati e ce ne sono molti altri ( cambio eur/usd, petrolio, inflazione, tassi IRS, credibilità paese (credit default swaps che posto regolarmente) che possano influire sull’andamento obbligazionario, correlato con l’azionario per rendere più semplice il discorso…………… In corrispondenza dei rispettivi massimi ciclici, l’andamento del mercato del debito tende ad anticipare quello azionario. Le caratteristiche di tale anticipo e l’entità della discesa dei prezzi delle obbligazioni variano da ciclo a ciclo. I tassi a breve termine sono solitamente i primi che iniziano a crescere, seguiti poi dai tassi a lungo termine. I tassi del mercato monetario infatti risultano essere i più sensibili alle condizioni dell’economia; le decisioni aziendali relative al rinnovo delle scorte, ad esempio, per cui è necessario un cospicuo ammontare di capitali a breve termine, sono prese in modo molto più snello rispetto a quelle relative all’indebitamento a lungo termine, necessario a finanziare impianti e macchinari. Quindi, seguire costantemente i tassi a breve ad esempio può dare una valida indicazione delle pressioni finanziarie e delle tendenze dei tassi nel settore privato.

Non esistono regole rapide e certe che pongano in relazione l’entità del successivo declino con il periodo di tempo che separa i massimi dei prezzi delle obbligazioni e delle azioni. Così nel 1959 i mercati monetari ed obbligazionari fecero segnare un massimo rispettivamente diciotto e diciassette mesi prima del massimo del Dow Jones; questo in confronto rispettivamente, agli undici mesi e ad un mese di anticipo sul massimo del mercato toro del 1973. Malgrado poi il declino dei mercati obbligazionari e monetario fosse più marcato e di durata superiore nel 1959, l’indice Dow, come media mensile, perse soltanto il 13% rispetto al 42% del mercato orso 1973-74. Ciò che è significativo è che ogni massimo ciclico del mercato azionario in questo secolo è stato preceduto da, o si à presentato in concomitanza di, un massimo in entrambi i mercati del debito a breve e a lungo. Un’ulteriore caratteristica dei massimi ciclici è che il prezzo delle obbligazioni di qualità migliore (cioè quelle emesse dal Tesoro o quelle emesse da società con rating AAA) diminuisce in anticipo rispetto a quello delle obbligazioni di qualità inferiore. Ciò si è verificato nella quasi totalità dei punti d’inversione dal 1919.

Questo fenomeno è il risultato di due fattori; innanzitutto negli ultimi stadi delle fasi di espansione economica aumenta la domanda di finanziamento da parte del settore privato. Le banche commerciali, che sono i maggiori detentori istituzionali di titoli di Stato, sono anche i prestatori di ultima istanza per i privati che prendono a prestito; via via che la domanda di finanziamento aumenta le banche aumentano le loro vendite di titoli di Stato e di altri investimenti di prestiti bancari. Si innesca così un effetto secondario sia lungo la curva dei rendimenti sia nei confronti di emissioni di qualità inferiore. Tali pressioni spingono verso l’alto i rendimenti su obbligazioni di alta qualità, e al tempo stesso sono indicative delle condizioni positive degli affari, le quali inducono gli investitori a diventare meno cauti. Di conseguenza, gli investitori sono ben disposti a ignorare i rendimenti prudenziali sulle obbligazioni di alta qualità a favore dei più remunerativi strumenti di debito di qualità inferiore; così, per un certo tempo, queste obbligazioni aumentano di prezzo, mentre le obbligazioni di qualità superiore diminuiscono. In corrispondenza dei minimi ciclici valgono relazioni simili, nel senso che le obbligazioni di buona qualità sono in anticipo rispetto agli strumenti di debito di qualità inferiore ed alle azioni. Storicamente le caratteristiche di anticipo dei mercati sono meno evidenti per i minimi che per i massimi ciclici, e talvolta i prezzi di obbligazioni ed azioni completano un minimo simultaneamente. Il trend dei tassi d’interesse è pertanto un buon punto di riferimento per individuare i minimi del mercato azionario. Il punto chiave da tenere presente non è rappresentato tanto dal livello a cui si trovano i tassi, ma dalla forza con cui essi crescono, o diminuiscono. Un metodo per determinare quando un cambiamento nel tasso d’interesse possa essere sufficiente ad influenzare il mercato azionario, consiste nel sovrapporre graficamente l’andamento di due indicatori Rate Of Change (si tratta di un semplice tasso di variazione), uno relativo al tasso e l’altro alle azioni. L’indicatore ROC è un semplice indicatore di momentum, molto noto in analisi tecnica, utile per trarre delle indicazioni sulle latenti condizioni di forza o di debolezza presenti in una tendenza. Si tratta di calcolare il tasso al quale varia il prezzo in un determinato intervallo di tempo: se, ad esempio, si desidera costruire un indicatore che misuri il ROC su cinque settimane, il prezzo corrente va diviso per il prezzo di cinque settimane prima. Il successivo valore dell’indice sarà calcolato dividendo il prezzo della settimana prossima con quello di quattro settimane fa. Quindi, i segnali di acquisto (di vendita) vengono generati quando il ROC relativo ai tassi oltrepassa verso il basso (verso l’alto) quello relativo all’indice dei prezzi azionari. Infatti il mercato azionario può crescere anche in presenza di un aumento dei tassi d’interesse; questo metodo ci segnala però quando la crescita dei tassi è maggiore di quella delle azioni e viceversa. Un metodo alternativo alla relazione tra i tassi di variazione dei tassi a breve e del mercato azionario appena illustrato, consiste nella considerazione che un rialzo delle quotazioni azionarie è in genere più robusto se avviene in presenza di un ribasso dei tassi e viceversa. Il nuovo indicatore detto Money Flow Index, può quindi essere derivato dal rapporto tra una media indice del mercato azionario, come ad esempio lo S&P 500, e il tasso di rendimento di uno strumento del mercato monetario, come ad esempio la commercial paper a quattro mesi. Se i tassi a breve confermano la loro storica tendenza ad anticipare le svolte cicliche del mercato azionario, ne consegue che anche l’indicatore così calcolato tenderà in corrispondenza dei minimi del mercato a formare i propri in anticipo; in corrispondenza dei massimi delle azioni, viceversa, tenderà a far segnare i propri massimi anticipatamente oppure ad aumentare meno rapidamente rispetto ai prezzi del mercato azionario. Verifiche effettuate sul comportamento storico del Money Flow Index, evidenziano che ad ogni segnale d’acquisto è seguito un mercato toro, ad eccezione del 1989.

Continuate a leggerci, gli spunti di lettura sulle obbligazioni sono quasi infiniti.

Un saluto a tutti.

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