'Il paradosso dei "porti sicuri": rendimenti ancora più bassi con la crisi-

Il paradosso dei “porti sicuri”: rendimenti ancora più bassi con la crisi

I rendimenti negativi diminuiscono ulteriormente e toccano ennesimi record minimi presso le economie percepite come "porti sicuri", dalla Germania al Giappone, passando per la Svizzera. E anche negli USA arretrano.

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I rendimenti negativi diminuiscono ulteriormente e toccano ennesimi record minimi presso le economie percepite come

La recessione sta arrivando in Germania, dove il pil si è contratto dello 0,1% nel secondo trimestre rispetto al primo. Le tensioni internazionali pesano sull’economia tedesca, esportatrice per eccellenza. E i Bund hanno reagito nell’unica direzione che ci si potesse attendere ieri, con il decennale a ripiegare al -0,65%, toccando un nuovo minimo storico. Nel frattempo, nuovi minimi anche per le obbligazioni di stato della Svizzera, i cui rendimenti scendono al -1,02%. E sulla medesima scadenza, in Giappone hanno rivisto i livelli minimi del 2016, scendendo al -0,22%, anzi lunedì scorso è stato segnato un record al -0,23%. Tutto questo, mentre il Treasury a 10 anni è crollato sotto l’1,60%, superato dal biennale ed esitando così un’inversione della curva nel tratto 2/10 anni, considerato un segnale recessivo per l’economia americana.

Rendimenti Bund sempre più negativi, qualcuno sul mercato si sbaglia e ci rimetterà le penne

Che cosa hanno in comune le economie che abbiamo citato? Sono percepiti come “porti sicuri” per gli investimenti e paradossalmente attirano ancora più capitali quando esse stesse vanno male. Il pil tedesco ripiega? Compro Bund. Il pil italiano rallenta? Vendo BTp. E’ così che funziona sui mercati finanziari, il cui funzionamento non è perfettamente egualitario, nel senso che pesa in misura determinante l’affidabilità del debitore sulla base di alcune variabili certamente oggettive e che finiscono per ampliare le distanze rispetto agli altri. Gli stessi USA sono al centro dei dubbi degli investitori sulle probabilità che il suo ciclo espansivo ormai ultra-decennale possa concludersi da qui a breve, lasciando il posto alla recessione. Ma più le tensioni nel mondo si rinvigoriscono e maggiori gli afflussi dei capitali in America, così come in Germania, Svizzera e Giappone.

Rendimenti negativi premio per assicurarsi dai rischi

Fatto sta che in tutti questi mercati, il denaro non solo non rende più nulla, una volta impiegato nel comparto obbligazionario, ma viene “bruciato” in misura crescente. Investire 100.000 euro in Bund a 10 anni implica, ad esempio, la perdita cumulata di 6.500 euro alla scadenza (6,5%). In Svizzera, più del 10% del capitale verrebbe intaccato, in Giappone oltre il 2%. E lungi dal dirigersi laddove possano essere meglio remunerati, i capitali vi restano quasi imbrigliati, come fossero vittime della sindrome di Stoccolma. Il punto è che i rendimenti negativi (o inferiori a quelli di altri stati, come nel caso degli USA) si rivelano essere il costo di una polizza assicurativa per coprirsi dai rischi percepiti, i quali crescendo, aumentano proprio l’importo del premio da pagare.

Anziché investire in altri assets o tenersi liquidi, si acquistano titoli del debito considerati sicurissimi e che magari offriranno valore per altra via, cioè grazie a un rafforzamento dei cambi in cui sono denominati o per effetto di una ulteriore ascesa delle quotazioni. Peraltro, i rendimenti negativi dei vari emittenti risultano abbastanza correlati tra loro. Lo spread Treasury-Bund a 10 anni da settimane si mostra in area 2,25%, implicando un cambio euro-dollaro atteso da qui a un decennio a circa 1,36-1,37. Gli stessi rendimenti elvetici risultano più bassi di quelli tedeschi per la previsione di un rafforzamento del franco svizzero contro l’euro nei prossimi anni, mentre la curva nipponica segnalerebbe aspettative dello yen rialziste contro il dollaro e ribassiste contro l’euro.

I rendimenti negativi sono una forma mascherata di ristrutturazione del debito

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