Il nuovo bond Intesa San Paolo a tasso variabile rende poco

Collocato con successo un titolo benchmark indicizzato all’Euribor a 3 mesi. Il rendimento, però, è basso se raffrontato a quello offerto dai corrispondenti titoli di stato

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Collocato con successo un titolo benchmark indicizzato all’Euribor a 3 mesi. Il rendimento, però, è basso se raffrontato a quello offerto dai corrispondenti titoli di stato

Intesa Sanpaolo lancia un nuovo bond. Questa volta, a tasso variabile. Si tratta di un’emissione obbligazionaria senior non garantita benchmark fatta sull’euromercato per 1,5 miliardi di euro e destinata ai mercati internazionali, quindi con taglio minimo di negoziazione pari a 100.000 euro nominali. Il bond, che sarà regolamentato il prossimo 11 ottobre e quotato alla borsa del Lussemburgo, è stato emesso a valere sul Programma Euro Medium Term Notes di Intesa Sanpaolo e corrisponde una cedola trimestrale a tasso variabile pagabile in via posticipata l’ 11 aprile, 11 luglio, 11 ottobre e 11 gennaio di ogni anno a partire dall’ 11 aprile 2014 fino a scadenza (Luglio 2016), è pari al tasso Euribor a 3 mesi + 130 punti base per anno (prima cedola lunga dall’ 11 dicembre 2013 all’ 11 aprile 2014). Il titolo è stato assegnato al prezzo di 99,804 per un rendimento lordo a scadenza pari al tasso Euribor a 3 mesi + 140 punti base per anno.

 

Previsioni Euribor a 3 mesi, ancora basse fino al 2016

 

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Ma che cosa è l’Euribor e come funziona? Spesso si sente parlare di Euribor per il calcolo delle rate sul mutuo o per chiedere dei prestiti in banca, ma per molti è un termine abbastanza sconosciuto, al pari dello spread. L’euribor è l’acronimo della dicitura inglese Euro Interbank Offered Rate, cioè il tasso medio d’interesse delle operazioni interbancarie europee e viene calcolato in base al tasso con cui i principali istituti bancari europei realizzano prestiti tra loro. Riferito al prestito obbligazionario appena emesso da Intesa Sanpaolo, occorre quindi tenere conto di questo valore (al momento intorno a 0,235%) maggiorato del 1,30%, che varia di giorno in giorno, per calcolare la cedola che verrà staccata ogni tre mesi. Così, se l’Euribor sale, la cedola sarà più alta, mentre se scende, sarà più bassa. Una vera e propria scommessa per il futuro e, non a caso, gli emittenti fanno bene attenzione a collocare obbligazioni di questo tipo solo a breve scadenza per non incappare in rischi incontrollati circa la risalita dei tassi. Gli analisti sono, infatti, concordi nel ritenere che i tassi d’interesse resteranno bassi ancora per qualche anno, anche se qualche segnale di risalita si sta cominciando a intravvedere in coincidenza più che altro con la timida ripresa dell’economia in Europa. In ogni caso, per capire quello che potrebbe accadere in futuro bisogna “affidarsi” a quello che dice l’andamento dei future sull’Euribor, quotati nel mercato londinese Liffe. Questo mercato ci mostra che l’indice salirà nei prossimi cinque anni, ma ancor più al rilento di quanto il mercato ritenesse prima dell’8 novembre, data in cui la BCE ha tagliato i tassi allo 0,25%. A fine ottobre tali futures indicavano che l’Euribor a 3 mesi avrebbe superato l’1% a giugno 2016. Mentre l’ipotesi attuale proietta l’indice oltre tale data. Ecco anche spiegato il motivo per il quale Intesa Sanpaolo ha collocato il bond a tasso variabile con scadenza Luglio 2016.

 

 

Intesa Sanpaolo TV 2016 e CCT 2016 a confronto

 

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Detto questo, conviene o no acquistare il nuovo bond Intesa Sanpaolo? Secondo gli esperti del mercato obbligazionario, il nuovo titolo rappresenta una valida soluzione per cogliere eventuali rialzi dei tassi d’interesse da qui al 2016. Solitamente l’Euribor, essendo più sensibile di altri indicatori, anticipa i movimenti del mercato e in prospettiva della fine del “tapering” negli USA potrebbe risentirne positivamente. Tuttavia, dal punto di vista della remunerazione del capitale, il nuovo titolo Intesa Sanpaolo TV 2016 non sembra molto generoso, benché sia stato emesso sotto la pari. Al momento, il rendimento lordo a scadenza si aggira intorno al 1,55% che, se confrontato con il CCT di pari durata (Isin IT0004518715), risulta penalizzante. Quest’ultimo rende infatti l’1,98% a fronte di un prezzo di acquisto pari a 98,54 (vedi grafico). Vero che si tratta di due strumenti finanziari diversi e che la cedola del CCT è semestrale, ma il divario appare comunque abbastanza ampio a parità di rating fra gli emittenti. Un differenziale di rendimento che diventa ancora più largo se si va a guardare l’incidenza della tassazione sugli interessi maturati che per il titolo di stato è al 12,50%, mentre per il bond bancario è al 20%. [fumettoforumright]

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Argomenti: Nuove emissioni, collocamenti, Obbligazioni bancarie, Intesa Sanpaolo, Obbligazioni societarie

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