Il nuovo bond CDP 2,375% rende più dei BTP, ma non conviene

Il confronto fra la recente emissione della Cassa Depositi e Prestiti e i Titoli di Stato è a favore del debito pubblico. Vediamo nei dettagli il perché

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Il confronto fra la recente emissione della Cassa Depositi e Prestiti e i Titoli di Stato è a favore del debito pubblico. Vediamo nei dettagli il perché

Recentemente la Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ha collocato un nuovo bond presso investitori istituzionali. Il titolo senior unsecured è stato collocato al prezzo di 100 da un pool di banche guidate da Barclays, Banca IMI Citi, Morgan Stanley e Royal Bank of Scotland presso una nutrita platea di acquirenti composti per lo più da fondi d’investimento e assicurazioni che hanno presentato richieste 2,5 volte superiori all’offerta di CDP. Il nuovo bond (Isin IT0004997943) offre una cedola fissa del 2,375%, sarà quotato presso la borsa del Lussemburgo a partire dal 12 febbraio e trattabile per importi minimi di 100.000 euro con multipli aggiuntivi di 1.000. Nel frattempo, però, sul mercato regolamentato Otc, CDP 2,375% 2019 tratta intorno a 99,50, mezzo punto sotto il prezzo di re-offer, e rende circa il 2,50% a scadenza. Il rating attribuito dalle agenzie internazionali è pari a quello dei titoli di stato italiani (BBB per Standard & Poor’s) in area “investment grade”.

 

CDP 2,375% 2019 e BTP 4,50% 2019 a confronto

 

BTP 4,50% 2019

Per chi volesse investire in questo nuova obbligazione è però bene che si raffronti con il rendimento offerto dal corrispondente titolo di stato: il Btp 4,50% marzo 2019 (Isin IT0004423957). Il buono statale quota in questo momento sopra 110 e offre un rendimento a scadenza del 2,25%, contro il 2,50% del CDP 2,375% 2019. Quest’ultimo – secondo un trader – sembrerebbe più conveniente per un risparmiatore italiano, ma di fatto non lo è. Il motivo è dovuto alla diversa incidenza della tassazione sugli interessi in maturazione che rendono l’emissione della CDP più svantaggiosa. I titoli di stato restano infatti soggetti a un’imposta del 12,50%, così come i buoni fruttiferi postali emessi dalla stessa CDP (controllata all’80% dallo Stato), ma non le obbligazioni della CDP non essendo titoli di debito pubblici (l’art. 2, comma 7, del D.l. n. 138/2011). A conti fatti, quindi, l’incidenza delle imposte non rende appetibile la recente obbligazione emessa da CDP, a meno  che il rendimento, al netto della diversa incidenza impositiva fiscale, non si allinei. In altre parole, il prezzo dovrebbe scendere. E, in effetti, è già sotto il pricing del collocamento.

 

Cosa fa e come funziona la Cassa Depositi e Prestiti

 

Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. (chiamata anche CDP S.p.A.) è una società per azioni finanziaria italiana, partecipata per il 80,1% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, per il 18,4% da diverse fondazioni bancarie e il restante 1,5% in azioni proprie.[fumettoforumleft] L’attività della società si articola in due distinti rami di azienda: a) la “gestione separata“, che gestisce il finanziamento degli investimenti statali e di altri enti pubblici, quali regioni, altri enti locali e comunque strutture afferenti allo Stato, utilizzando quale fonte principale di provvista la raccolta del risparmio postale; b) la “gestione ordinaria“, che si occupa del finanziamento di opere, di impianti, di reti e di dotazioni destinati alla fornitura di servizi pubblici e alle bonifiche. Per far fronte a questa attività la Cassa depositi e prestiti provvede attraverso l’assunzione di finanziamenti e l’emissione di titoli, in particolare obbligazioni. Contrariamente al risparmio postale, questo tipo di raccolta di fondi non è garantito da parte dello Stato. La recente emissione obbligazionaria, tuttavia, servirà per finanziare gli impieghi della gestione separata, come anche precisato dalla stessa CDP.

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Argomenti: Nuove emissioni, collocamenti, Obbligazioni bancarie, Obbligazioni societarie, Ratings, Titoli di Stato Italiani, Btp

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