Il mercato resta cash, ma la Fed gli tira un brutto scherzo sui tassi

Il mercato si tiene liquido sulla percezione di rischi imminenti e per questo starebbe perdendo opportunità di guadagno. Vediamo perché.

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Il mercato si tiene liquido sulla percezione di rischi imminenti e per questo starebbe perdendo opportunità di guadagno. Vediamo perché.

I fondi monetari americani hanno incrementato i loro investimenti cash di 12,4 miliardi di dollari nell’ultima settimana, portando a oltre 48 miliardi il salvo attivo di quest’anno. Trattasi di posizioni relativamente liquide, solitamente con scadenze non superiori ai 90 giorni. In effetti, a guardare all’andamento dei rendimenti a breve termine si capisce che la fase rialzista sia alle spalle.

Dopo essere arrivati a un massimo di quasi il 2,46% a inizio agosto, i Treasuries trimestrali sono diminuiti al 2,43% attuale. Un anno fa, stavano sotto 1,60% e quando la Federal Reserve aveva iniziato ad alzare i tassi nel dicembre del 2015, a malapena superavano lo zero. Siamo, comunque, ben lungi dal 5,20% a cui si erano portati prima della crisi. E tutti i titoli con scadenze brevi superiori stanno segnando rialzi di prezzo negli ultimi 3-4 mesi.

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Nell’Eurozona, la corsa ai titoli a breve è stata incentivata nelle ultime settimane dalla stessa BCE, che segnalando l’intenzione di tenere presto una nuova asta T-Ltro, sta spingendo le banche dell’Eurozona ad acquistarli per entrare in possesso del collaterale da esibire a garanzia dei prestiti richiesti. Abbiamo visto come questo trend abbia beneficiato particolarmente i nostri BoT, che a differenza degli omologhi emessi nel resto dell’area rendono positivamente o, comunque, a livelli superiori.

In generale, i mercati si stanno tenendo molto liquidi, che non è una condizione associata di solito all’ottimismo. Possedere una percentuale relativamente elevata di assets investiti nel breve, infatti, implica il bisogno di minimizzare il rischio di perdite nel caso di avversità. Questo significa, quindi, che gli investitori temono novità negative, come una crisi finanziaria e/o economica. Tuttavia, è accaduto che negli ultimi mesi, la Federal Reserve sembra che abbia mutato parere sulle proprie posizioni espresse non più tardi di inizio ottobre, quando Wall Street segnava l’ennesimo record storico e il governatore Jerome Powell paventava ancora diversi rialzi dei tassi. Tra i timori di un rallentamento globale, dell’inflazione e l’ira della Casa Bianca, l’istituto ha ammorbidito i toni, mostrandosi più “dovish”, un fatto che ha fatto recuperare alla stessa borsa americana parte di quel quasi -20% accusato in appena 2 mesi e mezzo.

Il costo-opportunità di tenersi liquidi

Quest’anno, ad esempio, il Dow Jones ha già messo a segno guadagni per il 7,7%. Per gli investitori che si sono buttati sul monetario, trattasi di una cattiva notizia, traducendosi per loro in un costo-opportunità. Avessero investito almeno parte di quei 48 miliardi – su un totale di oltre 3.000 miliardi – in azioni, avrebbero oggi messo a frutto plusvalenze potenziali nettamente superiori a quel rendimento del 2-2,5% goduto con i T-bill e gli altri bond a breve termine. In pratica, avrebbero rinunciato in appena 6 settimane a un differenziale di 5-6 punti percentuali. Gli stessi bond “high yield”, quelli più rischiosi e denominati in dollari, sono passati quest’anno da uno spread con i Treasuries del 5,33% al 4,29%, guadagnando mediamente il 4,2%.

In un certo senso, sarebbe come affermare che quanti abbiano scommesso su una crisi imminente abbiano sbagliato i calcoli e subito perdite, nella forma di mancato rendimento dagli investimenti sul cash. Se sono aumentati persino i prezzi dei titoli più a rischio, significa che il mercato sembra avere cambiato opinione sul breve termine, anche grazie all’atteggiamento più da “colomba” della Fed e alla previsione di un numero inferiore, se non nullo, di strette sui tassi per quest’anno. Va da sé, però, che fino a quando non noteremo un deflusso dal segmento a breve e un conseguente rialzo dei rendimenti nel medesimo, una parte degli investitori continuerebbe a nutrire dubbi sulla tenuta del mercato da qui ai prossimi mesi. A dire il vero, però, anche incorporare nelle proprie scelte di investimento un taglio dei tassi non rifletterebbe aspettative proprio ottimistiche, dato che le banche centrali riducono il costo del denaro o sospendono il suo aumento nelle fasi meno positive del ciclo economico.

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giuseppe.

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