Il mercato dei “green bond” non dà credito alla BCE

Ultimo board BCE domani, il primo dell'era Lagarde. Malgrado le esternazioni del nuovo governatore sulla svolta "verde", i "green bond" non sembrano dare credito alle sue parole.

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Ultimo board BCE domani, il primo dell'era Lagarde. Malgrado le esternazioni del nuovo governatore sulla svolta

Domani si riunisce per l’ultima volta quest’anno il board della BCE, ma sarà la prima sotto la presidenza di Christine Lagarde. Il nuovo governatore, che succede all’italiano Mario Draghi, ha subito fatto infuriare la Bundesbank e i suoi alleati della Mitteleuropa, quando ha confermato la linea accomodante del predecessore e il suo sostegno alla svolta ambientale per l’istituto. Quest’ultima dovrebbe tradursi in un’attenzione particolare che verrebbe rivolta agli assets sul mercato legati alla sostenibilità, come i “green bond”.

Le cosiddette obbligazioni verdi ammontano a 500 miliardi di euro. Quest’anno, l’Olanda è stata nell’Eurozona il primo stato ad emetterle, registrando ordini per un multiplo dell’importo offerto. Stando a quanto abbia fatto intendere Lagarde, la BCE dedicherebbe a questi strumenti almeno una parte degli acquisti realizzati con il “quantitative easing”. La Bundesbank ha espresso netta contrarietà con il governatore Jens Weidmann, il quale ha fatto presente alla francese che unico compito della banca centrale consiste nel perseguire la stabilità dei prezzi e che essa non possa discriminare sui mercati alcuni assets in favore di altri, altrimenti creerebbe distorsioni.

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In effetti, la svolta “green” delineata dal neo-governatore appare fondata su basi assai fragili e si scontra con una componente molto forte del board ostile. Difficile immaginare che Lagarde si metta di traverso a stati come Germania, Olanda, Austria e Finlandia – per limitarci alle principali banche centrali contrarie – solo per sostenere il mercato dei “green bond”, quando avrebbe altre priorità su cui insistere, come il mantenimento dell’accomodamento monetario, giudicato necessario dalla stessa Lagarde per sostenere i prezzi e la ripresa nell’area.

Mercato green bond non reagisce alla BCE

Che il mercato non stia dando granché credito agli annunci della francese, giudicandoli con ogni probabilità come conti fatti senza l’oste, lo si capisce leggendo il grafico dell’andamento dei green bond. L’iShares Green Bond Index Fund in euro (ISIN: IE00BD0DT578) quest’anno è salito di quasi il 7,5%, ma dalla fine di agosto ha ripiegato del 2,5%. Non sembra, quindi, mostrare un andamento dissimile da quello del più ampio mercato obbligazionario, che quest’anno nel mondo avanzato ha registrato un rally straordinario dalla primavera fino alla tarda estate, salvo segnare il passo negli ultimi 2-3 mesi.

Non depone a favore di questo segmento verde la minore liquidità, trattandosi di titoli relativamente giovani e legate ad emissioni ancora poco corpose. E si pensi anche che, pur mostrandosi gli investitori istituzionali (e non) interessati a sostenere la sostenibilità ambientale, la certificazione sui green bond rilasciata da Climate Bonds Standard non garantisce che i proventi delle emissioni vengano utilizzati realmente per abbattere l’inquinamento. Tant’è che di recente ENEL si è fatta interprete di un’esigenza di flessibilità da un lato e sfruttando l’opacità dei criteri dall’altro ha provveduto ad emettere bond “ibridi”, a metà tra green e ordinari. Di fatto, chi acquista le verdi non sa davvero cosa stia finanziando e anche questo contribuisce a tenere gli investitori ancora parzialmente alla finestra, offrendo agli oppositori interni alla BCE un’argomentazione importante per contrastare la svolta pretesa dalla Lagarde.

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