Il mercato dei bond lancia un segnale negativo per l’economia

Il mercato dei bond vive momenti di tensione nelle ultime settimane e le indicazioni che fornisce appaiono negative sullo stato dell'economia

di , pubblicato il
Mercato dei bond, segnali negativi?

Questa sera, con ogni probabilità la Federal Reserve annuncerà ai mercati l’avvio del “tapering”, la riduzione degli acquisti di bond per il controvalore mensile di 120 miliardi di dollari. La mossa è attesa da mesi, dato che l’inflazione negli USA è salita ai massimi dal 2008, arrivando al 5,4%. Il mercato dei bond sta lanciando segnali non molto positivi sullo stato dell’economia globale (e non solo) atteso per il prossimo futuro.

Partiamo, anzitutto, dalla premessa per cui gli obbligazionisti starebbero scontando almeno due rialzi dei tassi USA da 0,25% ciascuno entro un anno e uno nell’Eurozona da 0,20% per i tassi overnight. I rendimenti stanno risalendo dai minimi toccati durante la pandemia. Nelle ultime sedute, poi, stiamo assistendo all’appiattimento delle curve.

Se prendiamo la scadenza a 30 anni, scopriamo che negli USA il Treasury è salito di poco nell’ultimo mese e mezzo, passando da 1,85% a 1,96%. Nello stesso periodo, invece, la scadenza a 5 anni è lievitata da 0,82% a 1,14%. Lo spread 30/5 anni si è così ristretto di oltre una ventina di punti base.

Mercato bond reagisce all’atteso rialzo dei tassi

E’ accaduto lo stesso nell’Eurozona. Il BTp a 5 anni con la fiammata dello spread di questi ultimi giorni è arrivato a impennarsi di oltre 30 punti, mentre sui 30 anni ha registrato un massimo inferiore ai 20 punti. Anche in questo caso, differenziale in restringimento. Analogo l’andamento per i Bund in Germania: in un paio di seduta, scadenza quinquennale a +10 bp, salvo scendere successivamente, e trentennale in lieve calo.

In generale, il trend capta segnali negativi per l’economia globale. Quando i rendimenti a medio-breve termine salgono più velocemente di quelli a lungo, gli investitori starebbero scontando un “raffreddamento” della crescita.

E proprio la prospettiva di tassi d’interesse più alti per combattere l’inflazione starebbe convincendo il mercato che le banche centrali non saranno in grado di fermare la crescita dei prezzi al consumo senza impattare negativamente sul PIL.

Non possiamo escludere che si tratti di un ennesimo caso di “overreaction” della finanza circa i prossimi passi necessari da compiere in politica monetaria. Non dimentichiamo, ad esempio, che per la BCE si tratterebbe della prima stretta dall’estate del 2011. E allora, finì male, seguita pochi mesi dopo da un nuovo taglio dei tassi. La psicologia gioca molto in queste situazioni. A differenza di Atlanta, poi, Francoforte possiede una storia quasi inesistente di gestione delle fasi restrittive.

[email protected]

 

Argomenti: