'Il green bond "ossimorico" di Teekay, compagnia di trasporto petrolio-

Il green bond “ossimorico” di Teekay, compagnia di trasporto petrolio

Le obbligazioni verdi di Teekay hanno diviso il mercato, tenendo alla larga molti investitori dubbiosi sull'opportunità di finanziare un'impresa inquinante, pur mossa da obiettivi di maggiore eco-sostenibilità del suo business.

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Le obbligazioni verdi di Teekay hanno diviso il mercato, tenendo alla larga molti investitori dubbiosi sull'opportunità di finanziare un'impresa inquinante, pur mossa da obiettivi di maggiore eco-sostenibilità del suo business.

Teekay Shuttles Tankers ha emesso un green bond da 125 milioni di dollari nei giorni scorsi, meno dei 150-200 milioni di capitali che intendeva raccogliere con l’operazione. L’accoglienza sui mercati è stata “fredda”, pur dopo che la società aveva tenuto un “roadshow” di presentazione delle obbligazioni “high yield” nelle città di Bergen, Helsinki, Stoccolma e Oslo. Ad occuparsi del collocamento sono stati Danske Bank, DNB e Nordea in qualità di joint lead managers. Il bond ha scadenza il 24 ottobre del 2024. Il flop per un’emissione di obbligazioni verdi è un evento più unico che raro di questi tempi, essendo questo tipo di bond abbastanza popolare tra gli investitori di tutto il mondo, come segnala il boom sia delle emissioni che dell’entità delle transazioni medie, quest’ultima decuplicata nell’ultimo quinquennio a oltre 400 milioni di dollari.

Qual è stato il problema? Teekay è una compagnia navale con sede nelle Bermuda in possesso di una delle flotte più grandi al mondo e che si occupa di trasportare petrolio. Il mercato si è come confuso sulla nozione di “green bond” associata alla tipologia di lavoro dell’emittente, perché in tanti tra gli investitori hanno ritenuto che finanziare nel nome della “sostenibilità ambientale” una società che contribuisce a tenere alte le emissioni di CO2 nel mondo sarebbe un ossimoro.

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Mercato verde a caccia di standard univoci

In effetti, ciascuna delle 24 navi cargo di Teekay trasporta annualmente 23,5 milioni di barili, le cui emissioni di CO2 sono stimati in 9,4 milioni di tonnellate, quanto l’intero traffico stradale della Norvegia. Tuttavia, la società si è impegnata a utilizzare i proventi del bond per finanziare l’acquisto di 4 E-Shuttle in consegna entro i prossimi 2 anni, grazie ai quali cercherà proprio di abbattere le emissioni.

Per questo, ha ottenuto incentivi fiscali dalla Norvegia, anche se CICERO ha assegnato alle sue obbligazioni il giudizio di “light green”, cioè non realmente verdi. Ad ogni modo, non esiste una standardizzazione universalmente riconosciuta per questo tipo di emissioni, ragione per cui il mercato non sembra nelle condizioni ideali per capire quali siano quelle effettivamente votate alla sostenibilità ambientale e quali meno.

Nei giorni scorsi, sempre ENEL ha fatto infuriare i sostenitori del mercato “green” puro con il collocamento di un bond ESG, i cui proventi non sono così vincolati all’abbattimento delle emissioni inquinanti, anzi nel concreto potrebbero anche essere impiegati per finanziare investimenti per la generazione di energia elettrica da fonti non pulite. Il bond di Teekay pone ulteriori interrogativi, perché mette gli investitori dinnanzi alla scelta difficile se finanziare un’impresa inquinante per definizione, ma ottenendo in cambio una riduzione dei tassi d’inquinamento, oppure optare per prestare i capitali a soggetti sin dall’inizio che si presentino più eco-compatibili.

La compagnia ha rating “non investment grade”, pari a “B+” per Standard & Poor’s, “B” per Fitch e “B2” per Moody’s.

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