Il green bond della Germania non sarà come gli altri, ecco le differenze

Le obbligazioni sovrane "verdi" tedesche avranno una struttura differente e, per certi versi, più appetibile per il mercato. La prima emissione è fissata per settembre.

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Le obbligazioni sovrane

Il 2020 è l’anno della frenata per il mercato dei green bond. Le emissioni sono in lieve calo rispetto al 2019, quanto basta per decretare la fine della corsa che andava ormai avanti da anni. Ma non c’è un calo di attenzioni verso i temi ambientali, semplicemente l’arrivo della pandemia ha spostato l’interesse del mercato verso le altre emissioni ESG, quelle con finalità responsabili e, nello specifico, relative alla crisi sanitaria. A risvegliare l’appetito ci penserà subito dopo l’estate la Germania, che si accinge ad emettere il suo primo green bond. Stando al funzionario del Ministero delle Finanze, l’emissione sindacata tramite un consorzio bancario sarà di 4 miliardi di euro e verrà verosimilmente seguita da una seconda nel quarto trimestre dell’anno, per un totale di 11 miliardi di capitali raccolti.

Il primo green bond della Germania arriverà a settembre e sarà un “gemello”

Il titolo avrà scadenza agosto 2030 e cedola 0,25%, essendo un decennale del tutto uguale per caratteristiche al Bund ordinario, a cui è stato nei fatti “gemellato”. Già, la tecnica che Berlino intende adottare per le emissioni green consiste nel riproporre lungo la curva delle scadenze titoli con le medesime caratteristiche dei Bund ordinari, distinti solo per le finalità ambientali dell’impiego dei capitali raccolti.

In questo modo, una volta emessi il mercato sarà in grado di scambiarli senza alcuna distinzione con i titoli ordinari, un fatto che dovrebbe accrescere la liquidità degli scambi per questi strumenti finanziari innovativi. A dirla tutta, esiste il rischio di uno scarso interesse del mercato, una volta che i green bond tedeschi verranno emessi e risulteranno negoziabili sul secondario. Gli investitori istituzionali che puntano a inserire in portafoglio titoli verdi di Berlino non avrebbero modo di distinguerli dal resto del debito sovrano teutonico, per cui per loro l’unica alternativa sarebbe di partecipare alle aste, alle quali il governo di volta in volta indicherebbe le finalità ambientali dell’indebitamento.

I dubbi sui green bond tedeschi

Del resto, il mercato dei green bond, che pur è cresciuto ormai notevolmente negli ultimi anni, nel 2019 incideva ancora per il 2,85% delle nuove emissioni, pari a 205 miliardi di dollari. Questo, perché le stringenti condizioni annesse all’impiego dei capitali raccolti ne limitano le emissioni, tant’è che lo scorso anno Enel ha fatto da apripista nel mondo per un mercato delle obbligazioni “ibride”: i capitali possono anche essere dirottati verso finalità non ambientali.

Berlino ha un’altra necessità, ovvero di evitare che il suo già ridotto mercato sovrano diventi ancora meno liquido. Segmentare le emissioni dei Bund equivarrebbe ad accrescere i problemi che gli investitori ad oggi hanno nell’acquistare titoli tedeschi nella loro qualità di “porti sicuri”. La stessa BCE si troverebbe in affanno, anche perché non ha ancora adottato una politica esplicita di acquisti di green bond, avversata proprio dalla Bundesbank.

La Germania arriva tardi su questo mercato, dopo paesi come Polonia, Olanda e Francia, mentre anche l’Italia deve ancora emettere i suoi BTp verdi. In teoria, l’operazione tedesca segnerà uno spartiacque e sarà interessante verificare quale rendimento scaturirà dal collocamento, se più o meno alto rispetto al decennale tradizionale.

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