Il divorzio di San Valentino tra debito ‘spazzatura’ e sicuro, per l’Italia si mette male

Rendimenti "junk" in risalita nelle ultime sedute, mentre quelli dei bond in dollari con rating "investment grade" continuano a scendere. Ecco perché non è un buon segnale per l'Italia.

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Il Coronavirus sta colpendo le borse mondiali, spingendo il mercato a puntare più sul comparto obbligazionario. Eppure, non tutti bond sono uguali. Proprio quando la situazione si mette male, gli investitori iniziano a discernere tra debito di qualità o a basso rischio e debito cosiddetto “junk” o “spazzatura”, notoriamente un modo per dire che sia più rischioso. Dal 14 febbraio alla seduta di martedì, le obbligazioni in dollari ad alto rendimento erano passate mediamente dal 5,03% al 5,40%, mentre quelle con rating “BBB” erano scese dal 2,92% al 2,82%. Meglio ancora avevano fatto le “AAA”, che hanno reso nel frattempo lo 0,14% in meno, scendendo al 2,14%.

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Lo spread tra il comparto “non investment grade” e quello “BBB”, il meno sicuro dell'”investment grade”, si è allargato di ben 47 punti base o 0,47%, mentre tra il primo e il comparto “AAA” dello 0,51%. Possiamo ironicamente affermare che questo divorzio tra comparti obbligazionari abbia avuto inizio il giorno di San Valentino, che dovrebbe essere dedicato agli innamorati e non certo alle separazioni. Parte di questo fenomeno si deve, a dire il vero, anche al crollo delle quotazioni del petrolio, incidendo il comparto energetico in buona misura sul totale delle emissioni a rischio.

I rischi per l’Italia

Non è una buona notizia per l’Italia. I rendimenti dei BTp sono scesi dal maggio scorso per la semplice ragione che le principali banche centrali erano tornate a esibire toni accomodanti per sostenere la ripresa dell’inflazione e dell’economia nei rispettivi paesi, riducendo il rischio di credito percepito. Quando le condizioni monetarie si fanno più espansive, infatti, si chiude un occhio sulla solidità finanziaria dell’emittente.

Adesso, le banche centrali non hanno cambiato idea, semplicemente non tutte si mostrano nella medesima situazione. La Federal Reserve dispone ancora di discreti margini per reagire ai venti di crisi internazionali alimentati dal Coronavirus, con tassi d’interesse che risultano fissati all’1,50-1,75%, mentre la BCE li tiene azzerati da anni.

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L’allargamento degli spread negli USA – ma lo stesso sta avvenendo nell’Eurozona – segnala una maggiore avversione al rischio, che non potrà che danneggiare i nostri BTp, come già sta avvenendo da qualche settimana. I titoli del debito italiano vengono percepiti come rischiosi, a causa sia dell’alto stock rispetto al pil, sia della bassa crescita economica cronica del nostro Paese. E se negli USA vi sarà modo per la Fed di ripristinare l’appetito per il rischio con l’abbassamento del costo del denaro, non si vede cosa di più potrà fare Francoforte. E senza un supporto convincente, il clima di “risk off” spingerà gli investitori a penalizzare la periferia dell’area, puntando sugli assets core, principalmente i Bund della Germania.

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