Il debito di Cipro è sempre più junk, S&P lo porta a CCC

Pioggia di vendite sui titoli di stato e rendimenti che volano oltre il 50% dopo il taglio del rating dell’agenzia. Pronto un pacchetto di aiuti dalla Troika in cambio di pesanti tagli alla spesa

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Pioggia di vendite sui titoli di stato e rendimenti che volano oltre il 50% dopo il taglio del rating dell’agenzia. Pronto un pacchetto di aiuti dalla Troika in cambio di pesanti tagli alla spesa

Cipro è sull’orlo della bancarotta. Non è una novità, se ne parla già da tempo, ma ora che il problema Grecia è stato archiviato con la concessione di altri cospicui aiuti e il debito italiano e spagnolo messo in sicurezza, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha prontamente calato la scure sul debito pubblico dell’isola a CCC+ con outlook negativo aprendo così un altro scenario di crisi al centro del Mediterraneo. In ballo ci sarebbero quasi 17 miliardi di euro di aiuti esterni per sostenere il debito di Nicosia, pochi rispetto a quanto è costato ai contribuenti il salvataggio di Atene e delle banche spagnole, ma comunque importanti dal punto di vista strategico e geopolitico per l’Europa e la Russia. I ciprioti, benché divisi politicamente e in costante conflitto fra loro (la parte turca con quella greca), appartengono alla stessa alleanza politico-militare avendo da anni posizioni strategiche comuni nel Mediterraneo che giocano un ruolo di primissimo piano nello scacchiere internazionale. Il regime fiscale agevolato, poi, ha da sempre attirato ingenti capitali dall’estero, soprattutto dalla Russia che non ha mai disdegnato la possibilità di trovare in Cipro un partner ideale e affidabile al centro del Mediterraneo per le proprie basi navali e per controllare meglio il traffico di armi (di cui Mosca è il secondo più grande produttore al mondo) verso il Medio Oriente e il Nord Africa. Capitali che, colpa della congiuntura economica e dell’aiuto offerto allo storico alleato greco per più di 22 miliardi di euro, hanno cominciato a fuoriuscire dalle banche cipriote lasciando le casse semivuote.

 

Il debito di Cipro è insostenibile senza ripresa economica 

Cipro rischia quindi il default se non verrà raggiunto un accordo sugli aiuti da parte delle istituzioni internazionali (Trokia).

”Se nei prossimi giorni lo Stato non sarà in grado di assicurare fra i 250 e i 300 milioni di euro – ha detto Christos Patsalides, funzionario del Ministero delle Finanze –   bisognerà procedere al default sui pagamenti”.  Suona come un ultimatum alla Ue, ma lo stato – ha puntualizzato Patsalides – necessita di un totale di 420 milioni di euro, 170 dei quali sono stati assicurati da ”fonti esterne”. Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale stanno quindi esaminando la richiesta di aiuti finanziari di Cipro che dovrebbe essere presentata al fondo salva stati (ESM) nella prossima riunione dell’Eurogruppo il 21 gennaio 2013 per evitare un ulteriore deterioramento del quadro economico del paese. Il Pil è previsto in calo del 1,5% quest’anno e non sarà positivo neanche l’anno prossimo, mentre il rapporto debito/Pil nel primo semestre 2012 si è attestato al 83,3% facendo registrare la più alta crescita su base annua (+16%) dopo la Grecia.

 

 

Il crollo dei prezzi dei titoli di stato ciprioti e l’inversione della curva dei rendimenti

 

Dopo il lancio dell’allarme da parte del governo, sul mercato obbligazionario dei titoli di stato sono piovute le vendite e i rendimenti si sono improvvisamente impennati. I bond da 1 miliardo di euro a breve scadenza (giugno 2013) sono crollati di 10 punti in una sola seduta e i rendimenti si sono impennati sopra il 50%, mentre quelli a lunga scadenza, pur avendo subìto analogo crollo, rendono ora il 15%. Si è così venuta a formare la classica figura di inversione dei rendimenti sulla curva dei tassi d’interesse che gli analisti indicano come anticipatoria, almeno in senso tecnico, del default dell’emittente o di una pesante ristrutturazione del suo debito. In questi casi – spiega un trader – non si guarda più al rendimento o alla cedola, ma solo al prezzo di mercato dei titoli e si tende a vendere quelli più cari (corti) per posizionarsi su quelli che prezzano meno (lunghi) e che, in caso di default, subirebbero una perdita minore. Un po’ quello che è accaduto con la Grecia quest’anno. Fra gli operatori, del resto, come riporta una fonte Reuters, il quadro finanziario di Cipro è cambiato repentinamente negli ultimi mesi dopo che il governo di Nicosia ha ammesso di non sapere dove recuperare i fondi necessari e dopo che le banche del paese hanno erogato quest’anno altri 3 miliardi di aiuti in favore della Grecia (bruciando così i 2,5 miliardi di euro a tasso agevolato concessi dalla Russia lo scorso mese di giugno).

Così l’incertezza sul futuro dei titoli di stato ciprioti ha assunto in queste ultime ore un quadro piuttosto preoccupante dato anche dal fatto che Cipro, a livello economico e finanziario, conta poco nel panorama Ue. Inoltre, il debito di Nicosia, a differenza di quello di Atene, detenuto principalmente da istituzioni estere, è quasi tutto in mano alle sue banche.

 

Default Cipro: le banche hanno prestato troppi soldi alla Grecia 

 

 

Ma come si è arrivati sull’orlo del baratro finanziario di Cipro? Secondo gli economisti, a parte la recessione che incombe sulla piccola e giovane Repubblica (1960), l’errore più grave è stato compiuto in politica monetaria. Gli investimenti in titoli di stato greci da parte delle principali banche cipriote hanno determinato un livello d’esposizione troppo alto e la recente ristrutturazione del debito greco ha comportato la perdita di oltre 4 quattro miliardi di euro per i primi tre istituti bancari del paese (Banca di Cipro, Banca Popolare, Banca Ellenica). La sola Banca Popolare, seconda del paese, ha bisogno ora di 1,8 miliardi di euro per la propria ricapitalizzazione, una somma pari al 10% del PIL cipriota. Gli istituti sono di fatto in bancarotta e hanno quindi richiesto l’intervento dello Stato, che a sua volta lo scorso giugno ha fatto appello all’Ue per un piano di salvataggio complessivo. Anche se Cipro conta poco in Europa – osserva Samuel Mc Callan strategist presso Barclay – in ballo ci sono troppi interessi, non solo politici e strategici: le banche cipriote sono state spesso accusate dalla comunità internazionale di scarsa trasparenza e di attività di riciclaggio di denaro rinvenente dal traffico di armi dalla Russia, ma anche da altri stati europei.

Lasciare Cipro al suo destino sarebbe come scoperchiare un vaso di pandora da cui potrebbe uscire di tutto coinvolgendo banche e istituzioni europee, per cui gli aiuti alla fine arriveranno, non saranno indolori, ma arriveranno.

 

Cipro rischia il default sui titoli di stato a Febbraio 2013

 

Come riporta Der Spiegel, il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente chiesto a Nicosia un haircut del debito statale in cambio di aiuti, nonostante il Parlamento abbia già varato importanti misure di austerity che taglieranno dal 2013 la spesa per il welfare, appesantiranno il prelievo fiscale e daranno corso alla privatizzazione di alcune organizzazioni semi-statali. E benché le autorità monetarie cipriote asseriscano di non aver problemi di fondi nell’immediato ricordando che gli assets bancari ammontano a circa 150 miliardi di euro, più di 8 volte il Pil annuale di Cipro (18 miliardi di euro), già questa settimana il Tesoro ha dovuto attingere a 250 milioni di euro dalle casse del fondo pensioni per pagare gli stipendi pubblici. Ma secondo il settimanale tedesco, per la Troika i conti non tornano anche perché il pacchetto di aiuti elaborato dal Fmi per 17 miliardi di euro comprenderebbe ben 10 miliardi da destinarsi al settore bancario a fronte di un debito pubblico che non supera i 10 miliardi, quindi tutto in mano alle banche. Una buona fetta di questi aiuti, poi, proverrebbe dalla Russia che si è detta disponibile a iniettare subito qualcosa come 5 miliardi di euro nel sistema bancario cipriota al punto che le relazioni diplomatiche fra Germania e Russia si sono intensificate in queste ultime ore. E una prima tranche di aiuti dovrebbe arrivare entro il 3 Febbraio in coincidenza col pagamento di 46 milioni di interessi sul titolo di stato 4,625% da un miliardo di euro in scadenza nel 2020 (immagine a lato).

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