Il debito dell’Illinois sull’orlo del declassamento a “spazzatura”

La grave crisi fiscale dello stato USA potrebbe aggravarsi dopo le elezioni presidenziali di martedì prossimo. Agenzie verso il "downgrade".

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Bond Illinois a rischio

Donald Trump o Joe Biden? Mentre tutto il mondo si chiede chi sarà l’inquilino della Casa Bianca per i prossimi 4 anni, gli abitanti dello stato dell’Illinois dovranno confrontarsi martedì prossimo anche con un tema di più immediato interesse: alzare o meno le tasse sui redditi alti? Il governatore J.B.Pritzker, un imprenditore miliardario e tra i 10 uomini più ricchi dello stato, metterà ai voti la proposta, con l’obiettivo impellente di impedire che le agenzie di rating declassino il debito locale a “junk” o “spazzatura”. Ad oggi, il giudizio di cui esso gode è BBB- per S&P e Fitch e Baa3 per Moody’s, vale a dire in linea con quello assegnato ai BTp, anzi un po’ peggio.

Le finanze statali andavano abbastanza male già prima dell’emergenza Covid, ma adesso sono persino peggiorate. La causa principale della voragine fiscale si chiama fondo pensionistico statale. E’ il più sotto-finanziato tra i 50 stati USA, tant’è che a Washington l’espressione “pensioni dell’Illinois” è usata con ironia, come per riferirsi a qualcosa dall’esistenza dubbia nel futuro. E così, i democratici al potere nello stato da cui partì la corsa per la Casa Bianca dell’allora senatore Barack Obama chiederanno agli elettori di approvare il piano di inasprimento delle imposte. Se passerà, a partire dal luglio 2021 l’addizionale sui redditi sotto i 100 mila dollari annui sarebbe di poco inferiore all’attuale 4,95%, ma salirebbe al 7,75% sopra i 250 mila, al 7,85% sopra i 350 mila e sopra i 750 mila verrebbe imposta un’addizionale statale del 7,95% sull’intero reddito.

Rating appeso alle elezioni USA

Secondo le stime del governatore, le maggiori entrate fiscali a regime dal 2022 sarebbero di 3,1 miliardi.

Considerando che il deficit di bilancio per l’anno prossimo è atteso a 4,1 miliardi, in pratica la stangata risulterebbe decisiva per tamponare le finanze pubbliche, ma allo stesso tempo gli oppositori avvertono che molti residenti con redditi alti potrebbero lasciare lo stato per trasferirsi altrove. Secondo i sondaggi, il 65% degli intervistati sarebbe favorevole alla proposta, che per essere approvata dovrà ottenere il via libera del 60% dei votanti o della maggioranza di chi vota alle elezioni. Dunque, nulla sembra realmente scontato.

Se la proposta non passasse, le agenzie di rating declasserebbero quasi certamente i bond dell’Illinois a “junk”. I rendimenti salirebbero, quando già oggi sulla scadenza a 10 anni si attestano al 3,50%. Nel caso, arriverebbero facilmente al 4%. In media, il rendimento medio si aggira al 3,24%, circa 120 punti base sopra il rendimento medio dei “muni-bond” americani. Quest’anno, i titoli del debito dell’Illinois hanno guadagnato sul mercato secondario appena lo 0,86%, meno del +2% messo a segno da tutto il debito locale negli USA.

Muni bond meglio dei Treasuries, con rischi altrettanto bassi e mercato più vivace

In realtà, non è detto che la sola proposta basti per evitare il declassamento. Molto dipenderà dall’esito delle elezioni federali. Se Casa Bianca e Senato resteranno in mani repubblicane, gli aiuti allo stato dell’Illinois saranno probabilmente scarsi, per non dire nulli. La maggioranza alla Camera alta ha già fatto sapere che sarebbe meglio se lo stato dichiarasse bancarotta, anziché scaricare su tutti i contribuenti americani i suoi debiti pensionistici. Se a vincere per la Casa Bianca e al Senato fossero i democratici, invece, le finanze statali troverebbero sollievo dai maggiori sostegni di Washington, cosa che si ripercuoterebbe positivamente sul giudizio delle agenzie di rating. Pritzker vuole evitare l’infamia di essere stato il primo governatore in 50 anni ad avere subito un “downgrade” a “junk” sotto la sua carica.

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