Il debito del sultano offre fino al 9% all’anno

Rendimenti in forte calo nelle ultime settimane in Oman, seppure superiori a quelli pre-Covid. Il nuovo sultano è arrivato al trono nel momento peggiore possibile.

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Rendimenti in forte calo nelle ultime settimane in Oman, seppure superiori a quelli pre-Covid. Il nuovo sultano è arrivato al trono nel momento peggiore possibile.

Il nuovo sultano dell’Oman, Haitham bib Tariq al-Said, è arrivato al trono solamente a gennaio e già si trova a gestire una pessima situazione economica, tra emergenza Coronavirus, collasso delle quotazioni del petrolio e crisi fiscale. Le agenzie di rating hanno declassato il debito sovrano omanita negli ultimi mesi, con Moody’s a portare il suo giudizio a “Ba3” dopo ben due “downgrade”, mentre per S&P vale “BB-” e per Fitch “BB”. I titoli di stato sono classificati, quindi, come “junk” o “spazzatura”. Moody’s stima il rapporto debito/pil per l’anno prossimo in salita all’86%, a causa del crollo delle entrate petrolifere e del gas per 12 punti di pil.

Scommettere sui bond emergenti del nuovo sultano, rendimenti fino al 7%

I proventi del greggio incidono ancora oggi per circa i tre quarti delle entrate fiscali del sultanato. Il Covid-19 ha zavorrato la domanda nei mesi scorsi e continua a pesare negativamente su di essa, tenendo le quotazioni molto basse e a circa la metà dei livelli di cui l’Oman avrebbe bisogno per giungere al pareggio di bilancio. Nel tentativo di correre ai ripari, il governo sta tagliando del 10% gli stipendi dei ministeri e del 20% quelli dei funzionari più alti, mentre i tre quarti delle consulenze non verranno rinnovati alla scadenza. Persino la spesa militare, che grava per il 12% del pil, verrà sottoposta ai tagli.

Del resto, il sultano ha lanciato un grido di aiuto nelle scorse settimane, rivolto al Consiglio per la Cooperazione del Golfo, che già nel 2011 aveva sostenuto l’Oman con prestiti per 20 miliardi di dollari. Altrettanti ne serviranno quest’anno per le emissioni lorde di debito, anche se non è scontato il sostegno prezioso di sauditi e alleati, in rotta geopolitica con Iran e Qatar, stati con cui il sultanato continua a intrattenere relazioni commerciali e diplomatiche, perseguendo quella caratteristica linea di neutralità che l’ha contraddistinto in quest’ultimo mezzo secolo.

Ma con la crescente polarizzazione in campo degli schieramenti, Riad potrebbe non apprezzare e tollerare più quest’atteggiamento, chiudendo a Muscat i cordoni della borsa.

Bond Oman, rendimenti alti

Occasione ghiotta per quanti volessero rischiare, buttandosi su un mercato emergente piccolo, non appartenente all’OPEC e ad oggi apparentemente al riparo dalle tensioni internazionali, così come dagli scenari peggiori sul debito. Il bond in dollari con scadenza gennaio 2048 e cedola 6,75% (ISIN: XS1750114396) scambia oggi a 90 centesimi, circa il 13% in meno rispetto a febbraio, prima della pandemia. Tuttavia, registra un boom di quasi il 60% rispetto ai minimi toccati a marzo, offrendo oggi un rendimento di poco inferiore all’8% all’anno.

Se volessimo investire su un orizzonte temporale più breve, abbiamo il bond in dollari agosto 2019 e cedola 6% (ISIN: XS1944412748), che quota oggi a poco più di 94, rendendo circa il 7%. Ma con il bond marzo 2027 e cedola 5,375% (ISIN: US682051AE72) si sale a un rendimento in area 9%, simile a quello di 20 anni più longevo. Chiaramente, non esistono pasti gratis nemmeno stavolta e se il mercato ti offre rendimenti così ghiotti, specie in tempi di tassi azzerati o negativi, significa che il rischio che ti assumi è relativamente elevato, anche perché sempre Moody’s prevede per quest’anno un deficit corrente pari al 20% del pil, che in pratica implica un crollo dell’afflusso di valuta pesante, con tanto di assottigliamento delle riserve, tale da minacciare i pagamenti dei debiti in dollari. Questo, più che il default in sé, sarebbe il rischio più alto presentato dal debito dell’Oman.

Il sultano dell’Oman lascia una ricca eredità, ma il petrolio pesa troppo sull’economia

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