Il CTZ a due anni rende il 4,25% netto

Assegnati dal Tesoro in asta 2,5 miliardi di titoli zero coupon con scadenza 2014 con tassi ai massimi dall'introduzione dell'euro. Il decreto sviluppo è inefficace sui tagli alla spesa statale e lo spread continua a salire

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Assegnati dal Tesoro in asta 2,5 miliardi di titoli zero coupon con scadenza 2014 con tassi ai massimi dall'introduzione dell'euro. Il decreto sviluppo è inefficace sui tagli alla spesa statale e lo spread continua a salire

Con lo spread che punta con decisione verso nuovi massimi, per il Tesoro diventa sempre più oneroso collocare titoli di stato. Oggi sono stati venduti Certificati di Credito del Tesoro Zero Coupon (CTZ) con rendimenti che, come da previsioni della vigilia, si sono impennati rispetto alle precedenti aste.

Nel dettaglio, sono stati piazzati 2,5 miliardi di euro di CTZ a 730 giorni con decorrenza 31 maggio 2012 (quinta tranche), codice ISIN IT0004820251, al prezzo di 91,68 offrendo un rendimento lordo a scadenza del 4,86% dal 4,71% della precedente asta, il massimo dall’introduzione dell’euro. E come si può notare dal grafico del titolo, negli ultimi giorni le vendite hanno determinato un crollo del valore del CTZ di circa un paio di punti che, per una scadenza biennale del Tesoro, non è certo poco. E’ stata, invece, annullata l’asta dei titoli BTP€i in programma dopo che il Ministero dell´Economia ha effettuato ieri un´operazione di concambio attraverso il sistema telematico di negoziazione con un titolo di stato quinquennale. L’obbligazione offerta in emissione è stata un Btp 01/05/2017 con cedola 4,75% (IT0004793474), mentre i titoli oggetto del riacquisto hanno interessato il BTP€i 15/09/2017 cedola reale 2,1% (IT0004085210), il BTP€i 15/09/2019 cedola reale 2,35% (IT0004380546), il BTP€i 15/09/2023 cedola reale 2,6% (IT0004243512) e il BTP€i 15/09/2035 cedola reale 2,35% (IT0003745541). 

 

Con il decreto sviluppo, tagliato solo lo 0,5% della spesa pubblica. Non basta 

 

Nonostante l’asta dei CTZ sia andata a buon fine e l’ammontare offerto sia stato interamente coperto da una buona domanda (bid to cover a 1,77), le tensioni sui titoli di stato italiani e spagnoli non accennano a diminuire. Pochi giorni fa, la Spagna ha collocato più di 3 miliardi di euro di titoli di a tre e sei mesi, mostrando tassi in deciso rialzo rispetto alle precedenti aste pubbliche. L’emissione a tre mesi ha mostrato rendimenti al 2,65% rispetto al 2,5% della scorsa emissione, mentre le letras a sei mesi sono state assegnate a un tasso del 3,95%, in rialzo dal precedente 3,37%. La Spagna, come noto, ha chiesto aiuti diretti al fondo salva-stati per evitare il default, mentre per l’Italia si sta profilando una situazione di incertezza sia politica che finanziaria, poiché i tagli approntati con la spending review e contenuti nel decreto sviluppo in discussione in Parlamento incideranno, a conti fatti, solo per lo 0,5% della spesa pubblica. Una misura, vista sia da Berlino che da Bruxelles, sufficiente solo a impedire l’aumento dell’IVA a Ottobre, ma inadeguata a frenare la crescita del debito pubblico italiano che continua a salire senza freno. Secondo i dati diffusi da Eurostat, nel primo trimestre ha raggiunto il 123,3%, dietro solo alla Grecia (132,4%), toccando un nuovo picco storico dal ’95 quando raggiunse il 120,9%.

Il dato si discosta ampiamente dalla media dell’eurozona che nel primo trimestre si è attestato all’88,2%, in rialzo dall’87,3% del trimestre precedente proprio per colpa della Grecia e dell’Italia (Debito pubblico italiano secondo solo a quello greco).

 

Aumenta il rischio sui Btp e la Lch Clearnet alza i margini di garanzia

 

Intanto il rialzo dello spread sopra i 500 punti ha costretto la società Lch Clearnet ad alzare i margini di garanzia sui titoli di stato italiani. Con una nota, la cassa di compensazione inglese ha annunciato l’aumento dei margini di garanzia sui Btp italiani (oltre che sui i bonos spagnoli) poiché è aumentato il rischio paese. Per i Btp con vita residua tra 2-3,25 anni il margine è passato così dal 4,80% al 5,55%, per quelli con vita residua tra 7-10 anni è passato dal 9,50% all’11,65%, per quelli tra 15-30 anni dal 18% al 20%. I margini di garanzia rappresentano una percentuale del valore del titolo che la clearing house chiede alle controparti per garantirsi in caso di perdite.

La decisione della clearing house riflette il crescente profilo di rischio associato ai titoli di stato spagnoli e italiani, basti pensare che il margine per i titoli di stato francesi con duration tra 7-10 anni è stabile al 4,25%.

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