Il crollo dello spread mette le ali ai guadagni, margini possibili a doppia cifra

Rendimenti BTp e spread in forte calo con la BCE tornata "colomba" sui tassi. E per i nostri titoli di stato i guadagni potenziali sarebbero a doppia cifra, dopo quelli già elevati di queste settimane.

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Rendimenti BTp e spread in forte calo con la BCE tornata

Lo spread BTp-Bund a 10 anni è sceso ieri nei pressi dei 260 punti base, attestandosi ai livelli minimi da un mese. Poco importa che l’Italia rischi una procedura d’infrazione per debito eccessivo da parte dell’Unione Europea. Il “mood” sui mercati è e resta positivo, tanto che il differenziale di rendimento con i titoli tedeschi decennali risulta sceso di 22-23 punti base in appena 3 settimane.

Alla metà di maggio, infatti, i rendimenti italiani salivano a livelli elevati sulle tensioni politiche nella maggioranza a Roma, ma da allora si sono sgonfiati per via dei segnali ultra-accomodanti arrivati da tutte le principali banche centrali del mondo, da ultima la BCE con il board di giovedì.

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Il cambio euro-dollaro si è apprezzato ai massimi da diversi mesi, salendo sopra 1,13 e guadagnando così circa l’1,7% in appena una settimana. Sarebbe un indizio che il mercato si attenderebbe che a tagliare prima e/o più consistentemente i tassi sia la Federal Reserve, anziché la BCE. Del resto, i tassi nell’Eurozona sono già azzerati e semmai Francoforte agirà con altre misure e rinviando la sempre più lontana stretta monetaria.

Margini di crescita a doppia cifra per i BTp

Comunque, un bell’affare per gli obbligazionisti. In appena 3 settimane, i detentori dei BTp hanno potuto realizzare guadagni impensabili a questa velocità, se si tenessero tali titoli fino alla scadenza solo per il rendimento. Ad esempio, il decennale con scadenza agosto 2029 e cedola 3% si è apprezzato del 3,6% da metà maggio, mentre il ventennale di ben il 4,7%. Meglio di tutti ha fatto il trentennale, scadenza settembre 2049 e cedola 3,85%, che ha messo a segno un guadagno del 6,5%, superando il bond “Matusalemme” 2067, che nel frattempo ha reso il 5,4%, svantaggiato dalla cedola più bassa, al 2,8%, la quale attira evidentemente minori capitali.

Il Bund 2029 sta aggiornando di seduta in seduta i suoi minimi storici e ieri è sceso fino a un -0,26%. Lo stesso dicasi per i decennali della Grecia, crollati al 2,82%. Stavano al 3,35% solamente un mese fa e già si parlava di record.

E la Spagna offre appena lo 0,56%, mentre sulla medesima scadenza il Portogallo se la cava con poco più dello 0,60%. Il mercato obbligazionario è tornato in bolla, anzi non vi era mai uscito, ma nelle ultime settimane sta navigando in acque ancora più inesplorate di quelle degli anni passati.

Inutile dirvi che siano i BTp a presentare le maggiori potenzialità, partendo da livelli altissimi al confronto con i bond del mondo avanzato. Per chi li possiede, le opportunità di guadagno ulteriori sarebbero enormi, ma limitate e messe a rischio dall’eterna instabilità politica italiana e dalle tensioni sui conti pubblici tra Roma e Bruxelles. Pensate solo che se il BTp a 10 anni rendesse oggi quanto il Bonos, prezzerebbe circa il 15% in più. Margini di crescita a doppia cifra, insomma, man mano che ci spostiamo sulle scadenze più lunghe.

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