Il Coronavirus contagia le obbligazioni del calcio: giù i bond di Juventus e Inter

Anche i bond della Serie A vanno nel pallone con l'emergenza Coronavirus. Crollano sul mercato i prezzi di quelli di Inter e Juventus, questi ultimi non risparmiati nemmeno dopo l'accordo sul taglio degli stipendi.

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Anche i bond della Serie A vanno nel pallone con l'emergenza Coronavirus. Crollano sul mercato i prezzi di quelli di Inter e Juventus, questi ultimi non risparmiati nemmeno dopo l'accordo sul taglio degli stipendi.

Gli stadi vuoti sono l’immagine più rappresentativa di questa fase storica per il mondo non solo del calcio. E le entrate delle società languono, se è vero che nel fine settimana scorso sia stato raggiunto in Italia un accordo tra Juventus e giocatori per la riduzione degli stipendi. E’ il primo di questo tipo nella Serie A, ma probabilmente già destinato ad essere imitato dagli altri club. Cristiano Ronaldo ha accettato subito di rinunciare a percepire gli stipendi di marzo, aprile, maggio e giugno, perdendo complessivamente 10,33 milioni di euro. In tutto, la squadra di Andrea Agnelli risparmierà 90 milioni.

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Era inevitabile che accadesse, perché di questo passo il calcio europeo non reggerà a lungo l’emergenza Coronavirus. I campionati nazionali sono stati sospesi, pronti a ripartire quando la crisi sanitaria sarà rientrata, sempre che facciano in tempo, altrimenti tra un quarto e un terzo delle partite di questa stagione andrà perduto e con esso gli incassi. E ammesso che verranno giocate le partite rimanenti, quasi certamente saranno a porte chiuse, ovvero non faranno incassare ai botteghini un solo euro.

E di questa situazione si stanno avendo forti ripercussioni anche sui mercati finanziari. Se il titolo Juventus ha perso quest’anno il 40%, pur in ripresa di quasi un altro 40% rispetto ai minimi toccati a marzo, non meglio ha fatto il cosiddetto “Cristiano Ronaldo bond”, emesso nel febbraio dello scorso anno e in scadenza nel febbraio del 2024, cedola 3,375% (ISIN: XS1915596222). Stamattina, prezzava a 95-96 centesimi, rendendo in area 4,90%. Nei giorni precedenti allo scoppio della pandemia in Italia, il titolo si aggirava sui 103 centesimi.

E’ arrivato a perdere da allora fino al 10,5%.

Male anche Inter e bond esteri

E anche l’avversaria diretta per la corsa scudetto ha registrato un tonfo delle quotazioni obbligazionarie. Il bond emesso ufficialmente da Inter Media Communication e in scadenza alla fine del 2022 offre cedola del 4,875% (ISIN: XS1739592142) e prezza a meno di 88 centesimi, rendendo così il 10,60%. A inizio marzo, il titolo quotava a circa 103, per cui da allora è arrivato a perdere il 15%. Possiamo notare un rendimento più che doppio rispetto a quello esitato dal bond bianconero, pur essendo un’obbligazione senior garantita, a differenza dell’altra, che è stata emessa direttamente dalla Juventus e senza godere nemmeno dei rating.

Infine, abbiamo il bond della A.S. Roma. E’ stato emesso nell’agosto scorso e scade nel 2024, offrendo una cedola annuale del 5,125% (ISIN: XS2037757502). Non abbiamo, tuttavia, dati sulle quotazioni del titolo, in quanto non risulta scambiato né alla Borsa del Lussemburgo, né a quella di Vienna, dove eppure sarebbe negoziabile. Il collocamento, in effetti, è avvenuto a favore di un gruppo ristretto di investitori qualificati, i quali evidentemente non stanno vendendo i titoli in possesso e/o questi non registreranno alcun ordine. Parliamo di un bond illiquido, in buona sostanza. C’è da scommettere che oggi come oggi renderebbe sul secondario almeno intorno al 12%, considerando lo spread rispetto al bond nerazzurro all’atto della sua emissione.

Anche le emissioni delle squadre di calcio straniere non stanno andando bene. Il bond del Benfica, in scadenza nel 2022 e cedola 3,75% (ISIN: PTSLBAOM0010), è passato da 102,50 a 97,50 in un mese. E quello dello Schalke 04, in scadenza nel 2023 e cedola 5% (ISIN: DE000A2AA048), a inizio marzo stava a 110 e dopo un paio di settimane aveva toccato un minimo di 75 centesimi, risalendo ai poco più dei 93 attuali. Dunque, un po’ in tutta Europa è fuga dal calcio. E fino a quando gli stadi rimarranno vuoti, difficile che la finanza torni ad appassionarsi del pallone.

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