Il Chapter 11 negli USA – 3° parte

Gli effetti della procedura di amministrazione controllata statunitense sui bond delle aziende, ed alcune risposte alle domande che si pongono gli investitori coinvolti, loro malgrado, nel fallimento.

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Puntate precedenti: Il Chapter 11 negli USA – FAQ – Il Chapter 11 negli USA – 2° parte

Le obbligazioni delle società che fanno richiesta di Chapter 11 rientrano, ovviamente, tra i debiti della stessa. Dopo la richiesta del Chapter 11, le azioni della società richiedente vengono generalmente delistate; dunque, se la società è quotata, esse sono espulse dai principali mercati su cui sono state scambiate fino ad allora – NYSE o Nasdaq – ed ammesse alla trattazione su un mercato secondario, il pink sheet, che ha regole meno trasparenti e sul quale, per gli investitori italiani, possono esserci non pochi problemi pratici ad operare in acquisto ed in vendita.

Le obbligazioni a loro volta finiscono in una specie di “limbo”: in realtà esse continuano ad essere scambiate quantomeno su mercati accessibili agli operatori professionali (i cosiddetti mercati over the counter, o OTC), ma di solito ne viene sospesa la contrattazione sui mercati regolamentati accessibili ai privati. Per effettuare compravendite in questi frangenti è necessario rivolgersi al proprio intermediario, chiedendo prima conferma delle quotazioni correnti, visto che il prezzo a cui vengono valorizzate nel deposito titoli spesso è puramente indicativo. Va anche tenuto presente che la ridotta liquidità degli scambi, oltre all’incertezza sulle percentuali di recupero stimate, fa sì che lo spread fra denaro e lettera (la differenza fra quanto offre chi vuole comprare e quanto vorrebbe ricavare chi vuole vendere) diventi particolarmente elevato.

Tralasciando le difficoltà pratiche, che possono variare anche da banca a banca, o a seconda del titolo, con le quali l’investitore si trova a doversi confrontare, lo scopo di questo breve articolo è invece evidenziare che i debiti delle aziende in Chapter 11 – non solo le obbligazioni – sono molto spesso oggetto di compravendite nella realtà statunitense.

Si tratta di un aspetto che può sorprendere, per le nostre abitudini, ma che trova una spiegazione in una circostanza concreta. Molto spesso i principali creditori sono infatti i fornitori della società defaultata, i quali possono avere interesse a monetizzare immediatamente il loro credito onde reinvestirlo nell’attività aziendale – a costo di rinunciare ad una parte del recupero teoricamente ottenibile al termine del Chapter 11 – anziché attendere i tempi medi di liquidazione di una procedura fallimentare. All’opposto, una valutazione di natura diversa viene fatta da operatori finanziari (fondi speculativi, società finanziarie specializzate nell’investimento in situazioni di default, etc.), che pongono al centro del proprio approccio all’investimento nel debito di società defaultate l’analisi del recovery (o recupero, in italiano) potenziale ottenibile sui crediti di queste società e la capacità di sfruttare a proprio vantaggio una approfondita conoscenza dei meccanismi procedurali. Questi operatori si muovono frequentamente anche sul debito obbligazionario, che accumulano sia con l’intento di lucrare sul differenziale fra il prezzo di acquisto ed il recovery che riusciranno ad ottenere, sia di raccogliere percentuali del debito della società in default che consenta loro di incidere nel corso della procedura, attraverso propri rappresentanti, ottenendone vantaggi economici. La prassi è talmente consolidata, che spesso lo stesso proof of claim (il formulario che deve essere compilato per insinuarsi al passivo) riporta questa possibilità:

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Spesso gli altri creditori dell’azienda vengono a conoscenza di questi acquisti, se non contattati direttamente, dalla presenza di un docket in cui la vendita (ma non l’importo a cui viene fatta) viene resa pubblica. Riporto, a titolo di esempio, un caso recente nel corso della procedura Lehman Brothers (potete cliccare sull’immagine per leggerla in maniera più chiara): leh-vendita-credito Come vedete, si può trattare anche di importi consistenti, e la decisione di vendere può essere anche presa da aziende importanti, come Goldman Sachs, in questo caso. Per chi fosse interessato agli aspetti tecnici, riporto alcune delle regole che esistono per queste procedure: Bankruptcy Litigation and Practice Di Thomas J. Salerno, Jordan A. Kroop leh-transferred-claims-1011 hanno collaborato all’articolo: i98Mark e Negusneg

Sul forum di Investire Oggi trovate diversi 3d che si occupano di obbligazioni in default, raggiungibili attraverso questo link.

Tra questi, vi ricordo:

Lehman – sviluppi Chapter 11 Chrysler in Ch11 Default Season 2009

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