Il catasto teresiano e la spinta al cambiamento

Siamo ad un punto di svolta nella discussione intorno alla Grecia?

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Siamo ad un punto di svolta nella discussione intorno alla Grecia?

Al termine della Guerra di Successione Austriaca (1740/1748), scoppiata per impedire l’ascesa al trono della giovanissima imperatrice ventitreenne Maria Teresa, questa non tardò a rendersi conto dell’inadeguatezza dello Stato su cui si era trovata a governare. Le casse erano vuote ed il Potere messo in costante discussione da tutta una miriade di interessi particolaristici, avanzati dalle classi dirigenti dell’epoca. La macchina amministrativa era farraginosa, mastodontica ed inefficiente: l’ancien regime godeva di immensi privilegi e non permetteva che questi venissero intaccati da una qualsiasi azione riformatrice. Gli Stati, all’inizio del Settecento, avevano visto accrescersi i bisogni per reperire nuove risorse fresche: da un lato per le crescenti spese militari e dall’altro per intervenire in maniera più massiccia verso l’interno per risollevare le proprie economie. Dunque, per poter continuare a svolgere il proprio ruolo e consolidare il potere era necessario un salto di qualità. Bisognava aprire una nuova stagione di riforme per mettere a disposizione dell’Impero tutte le risorse disponibili. Era ormai convinzione diffusa che bisognava ridisegnare totalmente il vecchio Stato seicentesco partendo dal Centro per arrivare alla periferia. Esauritesi presto le possibilità di ricorrere ai classici prestiti dietro concessioni onerose del demanio e dei monopoli, l’obiettivo rimaneva quello di trovare nuovi modi per aumentare il prelievo. Ma per prima cosa bisognava conoscere esattamente la “qualità” dello Stato e poi iniziare a riorganizzarlo. Fine ultimo quello di redistribuire il carico fiscale in maniera più equa e redditizia: per fare questo si dette il via ad un primo censimento agrario. Fu Carlo VI, il padre di Maria Teresa, ad avviare questa stagione: si iniziò così a partire con la notifica da parte dei proprietari per dichiarare il “perticato” posseduto assieme alla tipologia assegnata alla colivazione dei terreni, per passare poi al valore delle rendite date da mulini, case, osterie ecc.

Un complesso sistema di calcolo assegnava un determinato valore per ogni parcella posseduta che andava a formare un registro catastale. Oggi questi documenti rimangono una manna per qualunque ricerca storiografica locale. La prima fase dell’operazione ebbe inizio nel 1718 e si concluse nel 1731. Tutto era pronto per il varo della riforma fiscale quando scoppiò improvvisa la Guerra di Successione Polacca coinvolgendo tutta l’Europa. Per parte nostra si ebbe l’ingresso nella Lombardia Austriaca delle truppe franco-piemontesi. La prima preoccupazione di Vienna fu quella di mettere in salvo le preziosissime carte sulle quali, in molti, volevano metterci le mani. Al termine della Guerra di Successione in Polonia scoppiò poi quella in Austria. Dovettero passare anni sino al 1750 quando, per volere di Maria Teresa, il Conte Gian Luca Pallavicini riprese in mano il vecchio progetto che era stato messo nel frattempo nel dimenticatoio. L’opera venne così finalmente completata non senza forti resistenze ed opposizioni. Vennero approvati ulteriori sgravi alle famiglie numerose ed esentati i beni ecclesiastici pervenuti alla Chiesa prima del 1575 (cioè quasi tutto). Tenete conto che la proprietà ecclesiastica era semplicemente enorme. Su questo punto interverrà poi nel 1784 il figlio di Maria teresa, Giuseppe II che assoggettando a tributo tutti i beni della Chiesa senza distinzione alcuna. Napoleone Bonaparte poi fece tutto il resto … I “maggiorenti” dell’epoca fecero di tutto per ostacolare i piani del Censimento, creando problemi di ogni sorta per ostacolare il lavoro degli agromensori. Ma finalmente nel 1760 il nuovo sistema di “censo” entrò in vigore. Erano passati quasi 40 anni … Gli effetti benefici non tardarono ad arrivare: le casse dello Stato si riempirono, nelle città riprese forza il commercio e l’artigianato con nuove classi disposte a rimboccarsi le maniche, nelle campagne il carico venne ridistribuito più equamente favorendone anche qui la nascita di nuovi soggetti produttivi.
Ed è proprio nella campagna che si ebbero i benefici più concreti: i vecchi proprietari terrieri che godevano da lungo tempo di un’infinità di esenzioni si trovarono a dover pagare le imposte. Per farvi fronte iniziarono a vendere parte dei terreni dando vita ad un circolo virtuoso che permise il ricambio nella gestione della conduzione terriera per sfruttare al meglio ogni piccolo pezzetto di territorio, generando nuova ricchezza. Un altro elemento di rottura fu la vendita delle risorse di pertinenza delle Comunità, un retaggio dell’Età Comunale, cui potevano fare ricorso tutti coloro che erano privi dei mezzi di proprietà per raccogliere legna, selvaggina o per il semplice pascolo. Nel milanese si passò poi alla Riforma dell’importante sistema del prelievo idrico. Fu così che si assistette al passaggio della conduzione del bene terriero ad una nuova figura di imprenditore/affittuario, capace di offrire una rendita vitalizia al proprietario e dall’altro di migliorare la resa coltivata incrementando sensibilmente il valore del fondo. Si misero così le basi per un ritorno alla crescita e Milano potè riprendere il ruolo di centralità che aveva perso nell’ultimo secolo. Si era nella grande stagione dei Lumi. Partendo dalle campagne milanesi del settecento arriviamo presto nel Peloponneso. La trasposizione è d’obbligo. Anche qui ci troviamo alle prese con uno Stato incapace di riscuotere le imposte, evasione altissima e corruzione ai massimi livelli, una classe burocratica/amministrativa patriarcale costruitasi negli anni sul voto di scambio. Uno Stato che non funziona ed una economia vissuta lungamente sulle spalle della spesa pubblica cresciuta a dismisura alimentata dal debito a basso costo. Anche qui occorre un grande vento di cambiamento. Yiorgos Papandreou ha raccolto la sfida, impegnandosi tenacemente su molteplici livelli: riforme amministrative, del lavoro, delle imprese il tutto passando attraverso un netto taglio degli sprechi e delle corruttele. Un nuovo posizionamento dello scacchiere geostrategico della Grecia con nuove alleanze, rispetto ai paesi vicini.
L’opera è solo all’inizio, ma richiede tempo: non è realisticamente possibile fare tutto nel giro di 12 mesi. Bisogna inoltre garantire la coesione sociale affinchè tutto possa svolgersi nell’ordine. Ma il tempo, lo sappiamo, è un argomento che difetta ai mercati finanziari che vogliono tutto e subito. Sarà perciò fondamentale la possibilità di un ulteriore incremento del pacchetto di sostegno per coprire lo sforzo ellenico sino alla prima metà del 2013. Compito di Atene sarà quello di dimostrare, a quella data, che gli sforzi non sono stati vani e riconsegnare all’Europa una Grecia moderna e competitiva. Questa settimana ho avuto il piacere di leggere (insieme ai nostri forumer di investireoggi.it) il parere di Alessandro Fugnoli, uno dei pochi analisti ad avere un’opinione divergente rispetto all’appiattimento generale. E’ quello che penso anch’io quando scrive nella sua newsletter settimanale “Il Rosso e il Nero”: ” Alla fine, scommettiamo, le cose andranno così: la Grecia non uscirà dall’Euro, non ristrutturerà e non riprofilerà. I governi europei le garantiranno la copertura del fabbisogno per i prossimi due anni. La Grecia continuerà ad emettere carta per il mercato in forma simbolica, con emissioni microscopiche destinate alle sue banche (se i tassi vogliono andare al 25, al 40, al 70 per cento non importa, più salgono più lo stato greco ricapitalizzale sue banche). In cambio, verrà chiesto ad Atene di privatizzare molto più aggressivamente e di fornire qualche garanzia reale ai creditori”. Gli ultimi dati che ci giungono dalla Grecia ci informano che il primo trimestre si è chiuso con con un’inaspettata crescita del + 0,8% interrompendo per la prima volta dal 2009 la serie dei dati negativi. Secondo alcuni rumors “realistici” le privatizzazioni passerebbero poi attraverso la costituzione di una società privata, sotto controllo governativo e fors’anche della Troika, che si occuperebbe della vendita del patrimonio sulla falsariga dello strumento creaco ad hoc nella Germania dell’Est. Con ogni probabilità verrà integrato il piano di aiuti dietro formali garanzie sugli asset da vendere. Lunedì e martedì si svolgerà l’Ecofin: nonostante la Grecia non sia in cima all’ordine del giorno, se ne parlerà sicuramente insieme alla questione del bailout lusitano e sulla nomina del prossimo presidente BCE. Qualcosa si muove.

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