Il caro-spread è costato 200 miliardi allo Stato

Il braccio di ferro con l'Unione europeea sta distruggendo i risparmi degli italiani e facendo salir eil costo di rifinanziamento pubblico

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Il braccio di ferro con l'Unione europeea sta distruggendo i risparmi degli italiani e facendo salir eil costo di rifinanziamento pubblico

Una cifra monstre, superiore al 10% del pil nazionale; 198 miliardi di ricchezza degli italiani immolata sull’altare dello spread dal giorno successivo alle elezioni politiche del 4 marzo. Un bilancio purtroppo solo provvisorio. I sette mesi che separano il Paese dalla nuova tornata elettorale, quella delle elezioni europee, rischiano di essere ancora più complicati per il governo giallo-verde e soprattutto più onerosi per il risparmio nazionale.

Il braccio di ferro con l’Unione europeea prosegue e porterà alla sicura bocciatura della proposta di legge di Bilancio e all’avvio della procedura d’infrazione contro l’Italia. L’appello al buon senso lanciato dal presidente della Bce, Mario Draghi, perché l’Italia cambi la manovra rientrando nella cornice di regole europee, è caduto nel vuoto. O meglio è servito solo a mettere più in evidenza il nome di Draghi nel lungo elenco di nemici del popolo redatto dal governo del cambiamento.

Molti nemici, molto onore, scrive Milano Finanza. Del resto con l’ex governatore della Banca d’Italia non è che i rapporti fossero buoni anche prima. Quando lo scorso settembre Draghi osservò che le parole sull’Europa di Matteo Salvini e Luigi Di Maio avevano già creato danni sui mercati, il leader leghista replicò piccato: “Conto che gli italiani in Europa facciano gli interessi dell’Italia come fanno tutti gli altri Paesi, aiutino e consiglino e non critichino e basta”. E allora lo spread era a 236 punti. Oggi che veleggia stabilmente sopra quota 300, alle parole di Draghi risponde duro Di Maio: “Mi meraviglio che un italiano si metta in questo modo ad avvelenare il clima ulteriormente”.

Il problema, però, è che, proprio perché italiano, Draghi è l’unico esponente di un’istituzione europea, se non amico, almeno non ostile su cui il governo possa contare tra Bruxelles e Francoforte. Certo non si sono dimostrati molto amichevoli gli alleati sovranisti di Salvini, a cominciare dalla destra austriaca e tedesca, in prima fila a invocare una linea dura contro i conti italiani. E anche le agenzie di rating non hanno mancato di aggiungere i loro schiaffi a quelli di Commissione e Fondo Monetario e Ocse, un fronte compatto che ha bocciato la manovra del governo, dalle previsioni economiche ai saldi di bilancio.

Una raffica di no, che non ha modificato di una virgola la posizione di grillini e leghisti, convinti di poter tenere botta fino alle elezioni europee, sicuri di poter essere determinanti nei nuovi equilibri a Strasburgo così da poter ridiscutere anche il no attuale. Anche quota 300 di spread è considerata un male accettabile. Il mercato, dicono, ha già scontato tutte le reazioni negative, quindi, si può andare avanti e attendere gli effetti benefici di una manovra che spingerà consumi e investimenti. Peccato che quota 300 sia già un disastro per l’economia italiana e soprattutto per i risparmiatori, famiglie comprese.

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Argomenti: Btp