Il Bund torna ai minimi da 28 mesi, reflazione finita con la recessione tedesca alle porte?

Il bond decennale emesso dalla Germania rende ai minimi da quasi 2 anni e mezzo e in linea con il dato reale dell'estate 2016. Il mercato sconta la fine della reflazione, ma non solo.

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Il bond decennale emesso dalla Germania rende ai minimi da quasi 2 anni e mezzo e in linea con il dato reale dell'estate 2016. Il mercato sconta la fine della reflazione, ma non solo.

Il rendimento a 10 anni del Bund è sceso oggi sotto lo 0,13%, ai valori minimi dall’ottobre del 2016, quando il titolo del debito tedesco sulla scadenza decennale era appena uscito da mesi di rendimento negativo sulle attese di reflazione nell’Eurozona. Nei mesi successivi, le aspettative del mercato furono confermate: l’inflazione nell’area tornò a crescere verso il target, superandolo per alcuni mesi nel corso del 2018, mentre la stessa economia sorprese positivamente nel 2017.

Adesso, la Commissione europea ha tagliato le stime di crescita per gli stati dell’euro all’1,3% quest’anno dal precedente 1,9% e l’inflazione si attesterebbe all’1,4%, ben al di sotto dell’obiettivo della BCE, che è “vicino, ma poco inferiore al 2%”.

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Sempre oggi, la Camera dell’Industria e del Commercio tedesca ha rivisto al ribasso le stime per la Germania allo 0,9% dall’1,7% precedente, portandole persino al di sotto dell’1% previsto dal governo federale. A dicembre, la produzione industriale nella prima economia dell’area è diminuita dello 0,4% rispetto al mese precedente e per il quarto mese consecutivo, facendo tornare in auge i timori di recessione, nonostante Destatis, l’ufficio statistico federale, abbia pubblicato un dato per l’intero 2018 del +1,5%. Gli ordini su base annua sono crollati del 7%. Gli analisti si aspettano adesso un primo trimestre per il 2019 tra la stagnazione e la contrazione dell’economia.

I Bund stanno risentendo delle cattive notizie arrivate sempre più numerose negli ultimi mesi, allargando il differenziale con il Treasury, che sulla scadenza a 10 anni si amplia a 253 punti base. Investire nel debito tedesco, anziché in quello americano, rende il 2,53% in meno all’anno, cioè il 25,3% cumulato in meno entro la scadenza. Ciò significa che il mercato si attenderebbe che a tanto ammonterebbe il recupero dell’euro contro il dollaro da qui a 10 anni e che compenserebbe perfettamente il minore rendimento offerto dalla Germania. Tenendo presenti i tassi di cambio attuali dell’euro contro il dollaro, otteniamo che le aspettative a 10 anni sul cross valutario sarebbero in area 1,42, nettamente inferiori a quell’1,52 a cui si erano portate un anno fa.

In soldoni, nell’ultimo anno si è affievolito di circa il 6,6% il cambio euro-dollaro previsto a distanza di un decennio, segno che la BCE verrebbe percepita relativamente accomodante più a lungo.

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Con rendimenti tedeschi sempre più glaciali, il mercato starebbe rifugiandosi nuovamente in porti sicuri per mettersi al riparo da tensioni finanziarie, politiche ed economiche. Il dato appare persino più eclatante di quello di due anni e mezzo fa, quando i decennali tedeschi viaggiavano sottozero. Allora, l’inflazione tedesca si attestava in area 0,5%, oggi vale quasi tre volte tanto, in entrambi i casi nella media dell’Eurozona. Ciò significa che, in termini reali, oggi un Bund a 10 anni in Germania rende circa il -1,3%, qualche decimale in più rispetto ai minimi toccati allora. Chi acquista un decennale tedesco starebbe mettendo in conto sostanzialmente la perdita di almeno il 13% del proprio investimento, tenuto conto dei prezzi attuali, sempre che questi non accelerino la corsa entro la scadenza.

Del resto, basterebbe sovrapporre il grafico delle quotazioni del petrolio a quello del Bund per capire che i due trend siano sincronizzati. Il greggio ha iniziato a riprendersi sui mercati proprio nell’autunno del 2016, in attesa del vertice OPEC di fine novembre, che allora tagliò la produzione giornaliera per gli stati membri di 1,2 milioni di barili. L’apice fu toccato a inizio ottobre, quando superarono gli 86 dollari. E anche il Bund, che già a inizio 2018 aveva sfiorato un massimo dello 0,80%, quattro mesi fa si attestava allo 0,58%, salvo ripiegare subito dopo e costantemente sia sui dati macro negativi che proprio sul crollo delle quotazioni, con quest’ultimo a sua volta legato al rallentamento globale percepito da mesi.

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