Il BTp Italia maggio 2025 continua a segnalare deflazione nei prossimi anni

Il bond emesso dal Tesoro un mese e mezzo fa si è apprezzato sul mercato secondario e segnala prezzi in calo per l'Italia da qui alla scadenza.

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Il bond emesso dal Tesoro un mese e mezzo fa si è apprezzato sul mercato secondario e segnala prezzi in calo per l'Italia da qui alla scadenza.

E’ passato appena un mese e mezzo dalla più recente emissione del BTp Italia, stavolta con scadenza a 5 anni, per l’esattezza in data 26 maggio 2025 (ISIN: IT0005410912). Questo bond si è caratterizzato per una cedola reale garantita superiore a quello che in quel momento era il rendimento quinquennale del BTp con cedola fissa. Il titolo corrisponde, infatti, l’1,40% su base annua e al quale deve ancora essere sommato il tasso d’inflazione FOI al netto della componente tabacchi. Per intenderci, qualora la BCE riuscisse a centrare il target d’inflazione “vicino, ma di poco inferiore al 2%”, la cedola del BTp Italia s’impennerebbe a circa il 3,4%, un rendimento che ormai non esiste più per alcun titolo di stato italiano lungo la curva.

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Sul MoT, dov’è quotato da fine maggio, il nuovo BTp Italia si acquista oggi a un prezzo in area 102,20, per cui il rendimento alla scadenza si abbassa allo 0,92%, sempre chiaramente al netto dell’inflazione. Esso si confronta con il rendimento dello 0,64% offerto dall’omologo BTp a 5 anni con cedola fissa. Poiché il mercato tende a scontare l’inflazione per decidere come investire, la differenza tra i due rendimenti lascia supporre che gli investitori stiano prevedendo un tasso annuo d’inflazione medio per i prossimi 5 anni del -0,28%. In altre parole, in Italia ci sarebbe una leggera deflazione nel breve e medio-lungo periodo.

A fronte di oltre il +2% messo a segno dal BTp Italia, il BTp ordinario nello stesso periodo si è apprezzato persino di qualche decimale in più. Pertanto, la più alta quotazione del primo non rispecchia alcuna previsione d’inflazione in crescita nelle ultime settimane, seguendo il trend generale dei nostri titoli di stato.

Nessuna inflazione in vista

Chi oggi acquistasse il BTp Italia dovrebbe sborsare più di 1.022 euro per ogni 1.000 euro di titoli nominali inseriti in portafoglio. La prima cedola semestrale verrà corrisposta il 26 novembre prossimo e sarà pari a un minimo dello 0,70%, a cui verrà sommata l’inflazione FOI del periodo. Facile immaginare che questa sarà nulla o rischia persino di scivolare sottozero, sebbene l’obbligazionista non corra alcun rischio nel caso di deflazione, in quanto la cedola non sarà mai indicizzata sotto 1, cioè il tasso minimo reale indicato non sarà mai tagliato. Su 1.000 euro d’investimento nominale, a fine novembre riscuoteremmo non meno di 7 euro di interessi.

Nato per tutelare l’investitore dal rischio inflazione, il BTp Italia riscuoterebbe successo nel caso in cui la ripresa dell’economia italiana dopo il crollo dovuto al Covid-19 coincidesse con un rialzo dei prezzi. Non è lo scenario che attualmente prevedono gli obbligazionisti, ma esso resta sempre in agguato, specie nel caso di “reshoring” delle società dalla Cina, con le catene produttive che diverrebbero geograficamente più concentrate e anche potenzialmente più costose per il consumatore finale. Ma anche in assenza d’inflazione, data l’elevata cedola, il rendimento che ci si assicurerebbe si mostra più che adeguato per giustificare l’investimento.

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