Il BTP Italia bis ha fatto flop

Raccolto il 76% in meno rispetto al primo collocamento di marzo. Fra le varie ragioni, pesa la non convenienza del rendimento e la coincidenza con il pagamento dell’IMU a giugno

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Raccolto il 76% in meno rispetto al primo collocamento di marzo. Fra le varie ragioni, pesa la non convenienza del rendimento e la coincidenza con il pagamento dell’IMU a giugno

Paganini non ripete, ma il Tesoro sì. Ed ecco arrivare i fischi dalla platea per un insuccesso che la stampa specializzata, che tanto ha pompato il BTP Italia nei giorni scorsi, tende adesso a minimizzare. Il secondo collocamento di titoli di stato quadriennali indicizzati all’inflazione si è infatti concluso con una raccolta ordini di soli 1,73 miliardi di euro, il 76% in meno rispetto al mese di marzo. Non poco per una nazione che ha bisogno di rifinanziarsi a ogni costo per sostenere l’enorme debito pubblico. Gli esperti e gli economisti sono concordi nel ritenere che il calo degli ordini (44.688 contratti sul Mot) è dovuto alle peggiorate condizioni dei mercati finanziari rispetto a marzo, ma ciò sembra non bastare a motivare il flop perché il confronto con il BTP Italia di marzo è abbastanza impietoso.

 

Rendimento Btp Italia giugno 2012

Nel precedente collocamento furono raccolti più soldi di quanto il Tesoro si aspettava sullo slancio della novità dello strumento finanziario che aveva garantito un rendimento minimo del 2,45% e soprattutto delle sue modalità di collocamento (online e senza commissioni). Ed ecco che i tecnici e le banche al servizio di Mario Monti si sono organizzati per ripetere lo spettacolo al più presto, nella speranza di fare il bis. Del resto, finché la barca va… Ma la situazione del nuovo collocamento, invece, è stata totalmente diversa. Malgrado il Tesoro abbia annunciato un rendimento lordo minimo del nuovo Btp Italia superiore (3,55%), le richieste complessive si sono fermate stavolta a 1,73 miliardi di euro e solo grazie all’apporto degli istituzionali l’ultimo giorno di sottoscrizione (763 milioni) si è superato il livello critico minimo, che era stato individuato dal Tesoro a quota 1,5 miliardi di euro.

 

Collocamento BTP Italia partito col piede sbagliato

 

Btp Italia Mar 2016

Insomma, il gioco è bello finchè dura poco, verrebbe da dire. Il collocamento di marzo è stato premiato più che altro dalla novità – commentano alcuni operatori di Banca IMI – ma, poi, molti risparmiatori si sono accorti, in fondo, che forse tutta questa fretta per sottoscrivere il BTP Italia anche a Giugno non c’era. E la fretta, si sa, non ha mai fatto fortuna. Da un punto di vista tecnico – come avevano osservato molti attenti investitori – il BTP Italia Giugno 2016 3.55% scontava una non convenienza per il risparmiatore in confronto ad altri titoli, come il primo BTP Italia emesso a marzo che, pur offrendo il 2,45% minimo, sul mercato quota attualmente sotto il prezzo di emissione (97). Pertanto, chi lo acquista oggi, avrà la possibilità di aggiungere alla cedola anche lo scarto tra prezzo di rimborso (100) e quello di acquisto. Insomma, ne salta fuori un rendimento leggermente superiore. Lo stesso dicasi per il Btp-i, con scadenza settembre 2016, simile al BTP Italia, che quota intorno a 90, anche se la cedola semestrale è del 2,21%. In sostanza, in entrambi i casi, il rendimento effettivo risultava superiore al rendimento Btp Italia appena collocato. E difatti la raccolta ordini il primo giorno aveva fatto segnare solo 218 milioni di euro. Per finire, fra le altre ragioni dell’insuccesso vi è il timing. Il collocamento di giugno, coincide con importanti scadenza fiscali e soprattutto col versamento dell’acconto della tanto odiata IMU. E’ pertanto del tutto evidente che ciò avrebbe sottratto importanti risorse al mercato dei capitali, visto e considerato che i 2/3 degli ordini provenivano dal settore retail. Questo lo avrebbe capito anche una casalinga che notoriamente di finanza non ci capisce molto. Possibile che al Ministero dell’Economia non se ne siano accorti? Forse varrebbe la pena di suggerire loro di programmare il prossimo collocamento in coincidenza col pagamento delle tredicesime, sempre che i risparmiatori non le abbiano già impegnate per pagare altre tasse.

 

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