Il BTp Futura a 12 anni protegge dall’inflazione?

Il BTp Futura a 12 anni, in offerta dal prossimo 8 novembre, prevede un meccanismo di aggancio del rendimento al PIL nominale.

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BTp Futura e inflazione

Dal prossimo 8 novembre, il Tesoro offrirà il quarto BTp Futura, stavolta della durata di 12 anni. Le precedenti tre emissioni hanno riguardato scadenze a 8, 10 e 16 anni. Il bond in questione sarà rivolto ai soli investitori individuali, stacca cedole crescenti negli anni e prevede un premio fedeltà agganciato al tasso di crescita dell’economia italiana.

Poiché questa è una fase di forte ripresa dell’inflazione in tutte le economie avanzate, ci chiediamo se il BTp Futura a 12 anni di prossima emissione proteggerà il capitale investito dalla perdita del potere d’acquisto. Prima di rispondere con i numeri, dobbiamo ammettere che il meccanismo di aggancio di parte del rendimento alla crescita nei fatti affronterebbe parzialmente il problema. Il PIL nominale a cui il premio fedeltà fa riferimento è composto dal tasso di crescita reale più l’inflazione.

BTp Futura, come funziona con il premio fedeltà

Tuttavia, parliamo di un aggancio assai parziale. Infatti, il BTp Futura a 12 anni erogherà il premio fedeltà in due tempi: al termine degli otto anni, tramite un anticipo relativo alla crescita dell’economia italiana sino ad allora; alla scadenza, attraverso il pagamento del saldo e la corresponsione di un secondo premio relativo agli ultimi otto anni. Nel complesso, l’obbligazionista percepirà fino a un massimo del 6% dell’investimento effettuato. Su base annua, farebbe lo 0,50% in più. Nel caso peggiore, il rendimento extra sarebbe del 2% totale, pari allo 0,166% annuo lordo.

Allo stato attuale, prevediamo che la cedola media offerta dal BTp Futura sarà dell’1,15-1,20%. Dunque, nel caso più favorevole all’obbligazionista, il rendimento alla scadenza salirebbe fino all’1,70%. Sufficiente a tutelarlo dall’inflazione? Al netto dell’imposizione fiscale, il rendimento massimo risulterebbe inferiore all’1,50%.

La scommessa sarà vinta nel caso in cui il tasso medio d’inflazione nei 12 anni sarà stato non superiore a tale livello. A settembre, è salito al 2,5%. Si tratta di un dato insolitamente elevato per l’economia italiana degli ultimi anni. Nel decennio pre-Covid, in effetti, l’inflazione italiana è risultata mediamente ben sotto il target BCE del 2%, attestandosi intorno all’1%.

Se tornassimo ai livelli d’inflazione pre-pandemici, il BTp Futura riuscirebbe a coprire la perdita del potere d’acquisto, specie in una fase di crescita medio-alta della nostra economia. Viceversa, risulterebbe poco conveniente. C’è, infine, un aspetto da considerare nello specifico: i bond con cedole step up rinviano l’incasso del rendimento più in là nel tempo. Se l’inflazione fosse relativamente elevata nei prossimi anni, l’obbligazionista percepirebbe nel frattempo cedole iniziali basse, a quel punto negative in termini reali. Non a caso, questo genere di obbligazioni tende ad avere maggiore fortuna in periodi di bassa inflazione, quando il mercato non ha l’esigenza di incassare subito le cedole per ripararsi dalla perdita del potere d’acquisto.

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