Il boom dei bond mette le ali all’oro, ecco potenzialità e limiti dell’asset in questa fase

Prezzo dell'oro ai massimi da diversi mesi sul crollo dei rendimenti obbligazionari nel mondo. Ma per il metallo il futuro non appare granché roseo, vediamo le ragioni.

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Prezzo dell'oro ai massimi da diversi mesi sul crollo dei rendimenti obbligazionari nel mondo. Ma per il metallo il futuro non appare granché roseo, vediamo le ragioni.

Nell’ultimo mese, le quotazioni dell’oro sono cresciute del 5%, attestandosi ai massimi da febbraio, cioè in area 1.340 dollari per oncia. Non è casuale che ciò stia avvenendo proprio in contemporanea al collasso dei rendimenti dei bond, a sua volta conseguenza dei boom dei prezzi dei titoli stessi. Oro e obbligazioni sono due mercati in competizione e quando l’uno sale, l’altro scende e viceversa.

Perché? Il metallo giallo è un asset senza cedola e chi lo compra a scopo di investimento punta essenzialmente a rivenderlo un domani a prezzi più alti, in dollari. I bond offrono cedole e quanto più alte queste sono, tanto minore diventa l’appeal dell’impiego alternativo.

Torna l’era glaciale per i rendimenti dei bond e l’oro risale verso 1.300 dollari

Nelle ultime settimane, i rendimenti dei bond governativi hanno toccato nuovi minimi storici nell’Eurozona, con i Bund a 10 anni ad offrire fino al -0,26%. Il Treasury di pari durata viaggia ormai in area 2,10%, circa 115 punti base in meno rispetto al novembre scorso. Persino Spagna e Portogallo stanno potendo emettere debito pubblico a costi mai così bassi, mentre la Grecia, pur senza essere inclusa nel “quantitative easing” della BCE e malgrado il rating “spazzatura”, per la scadenza decennale offre ora appena il 2,70%, cioè quanto il BTp fino a qualche settimana fa.

Cosa succede? Sul piano globale, si avverte una tendenza espansiva delle politiche monetarie, con l’Australia ad avere tagliato i tassi pochi giorni fa e la Federal Reserve ad avere segnalato di poterlo fare da qui a breve per reagire alle tensioni commerciali USA-Cina e il loro potenziale impatto negativo sull’economia americana. E persino la BCE, che avrebbe dovuto alzare i tassi già da quest’anno, si mostra propensa a fare il contrario per contrastare il rallentamento dell’inflazione e dell’economia nell’Eurozona.

I fattori di debolezza dell’oro

In generale, la crescita dei prezzi rallenta e il trend negativo del petrolio lascia supporre che nulla la sosterrà da qui a pochi mesi.

Sembra essere tornati al 2014-2015, quando la preoccupazioni principali delle maggiori banche centrali era la lotta al rischio di deflazione. Per questo, il mercato si accontenta di rendimenti nominali più bassi, sia perché sconta un’inflazione minore (le aspettative a 5 anni nell’Eurozona sono crollate ai minimi storici, di poco sopra l’1,10%), sia perché confida in un aumento dei prezzi dei bond con il taglio dei tassi. E così, dopo un maggio all’insegna dei rialzi, anche le obbligazioni corporate “high yield” negli USA sono passate dal 6,63% di inizio giugno a una media del 6,15%, facendo meglio delle “BBB” e delle “AAA” nello stesso frangente, segno che la caccia al rendimento stia premiando gli assets più rischiosi, portando sollievo anche ai BTp.

In questo contesto, l’oro sembra godere di prospettive positive, ma non diamolo per scontato. Anzitutto, perché proprio il crollo dei rendimenti per effetto delle spinte deflattive ne limita la crescita delle quotazioni. Il bene-rifugio per eccellenza tende ad apprezzarsi nelle fasi inflazionistiche, quando gli investitori corrono a tutelare il loro potere di acquisto. Tutto starebbe accadendo, fuorché questo. In più, le quotazioni auree sono correlate inversamente alla forza del dollaro. In teoria, l’atteso taglio dei tassi della Fed dovrebbe indebolire il biglietto verde e rafforzare l’oro, se non fosse che l’allentamento monetario sembri nei radar anche delle altre principali economie, per cui difficilmente il dollaro avrà modo di deprezzarsi significativamente. E non a caso, esso rimane ai massimi degli ultimi due anni, nonostante il cambio di rotta di Atlanta.

Petrolio e oro giù, perché le quotazioni sono scese ai minimi da diversi mesi?

Anzi, non possiamo escludere che se prevalessero i timori di rallentamento dell’economia globale, proprio il dollaro ne uscirebbe rafforzato, colpendo l’oro, il quale solo parzialmente beneficerebbe così delle paure crescenti tra gli investitori per lo stato di salute del globo e le varie tensioni internazionali. Se, infine, l’inflazione nei prossimi mesi dovesse deludere al ribasso, cioè scivolasse in America, Europa e Giappone più di quanto già scontato, i rendimenti obbligazionari reali si mostrerebbero più alti delle attese e incoraggerebbero nuovi afflussi di capitali, a tutto discapito dell’oro.

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