Il bond Enel a 8 anni va a ruba

Richieste sei volte superiori per la nuova emissione obbligazionaria da un miliardo di euro che mette ancora una volta in ombra i titoli di stato. Rendimento lordo del 5% a scadenza contro il 5,2% dei Btp

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Richieste sei volte superiori per la nuova emissione obbligazionaria da un miliardo di euro che mette ancora una volta in ombra i titoli di stato. Rendimento lordo del 5% a scadenza contro il 5,2% dei Btp

Enel torna a sorprende il mercato obbligazionario. Il monopolista elettrico italiano ha appena collocato un bond a 8 anni per 1 miliardo di euro a fronte di una domanda che ha sfiorato in poche ore i 6 miliardi. La nuova obbligazione Enel Finance International (Isin XS0827692269) nell’ambito del programma Global Medium Term Notes approvato in primavera dalla società, paga un interesse fisso del 4,875% all’anno fino al 2020 ed è stata prezzata 99,215 per un rendimento a scadenza del 4,97% lordo. I bond Enel, il cui taglio minimo negoziabile è di 100.000 euro nominali con multipli da 1.000, sono stati collocati senza difficoltà da un pool di 12 banche che hanno sgomitato non poco per accaparrarsi il mandato: Bnp Paribas, Calyon, Citi, Hsbc, Jp Morgan, Morgan Stanley, Banca Imi, Mediobanca, Mitzuo, Natixis, Unicredit e Botm. Da notare che sin dalla scorsa settimana i movimenti sui titoli obbligazionari Enel Finance International già in circolazione avevano anticipato la notizia apprezzandosi leggermente sul mercato secondario, considerato anche che il titolo della società elettrica italiana (rating BBB+ di standard & Poor’s) è in grado di offrire rendimenti inferiori a quelli dei Btp di analoga durata con un tasso effettivo medio del 5% contro il 5,2% offerto dal titolo di stato. Non è infatti una novità che le multinazionali energetiche di interesse nazionale quali ENI ed Enel – commenta a caldo Eric Galvan della sala mercato obbligazionario Europe di ING – sono maggiormente apprezzate dai gestori di fondi internazionali perché ritenute più sicure dei titoli pubblici italiani che in questo momento soffrono per l’elevato tasso di indebitamento della nazione. Ne è la conferma – prosegue Galvan – la straordinaria richiesta da parte degli operatori istituzionali che hanno sfiorato nel complesso di sei volte l’offerta da 1 miliardo di euro e di quattro volte la media bid to offer nelle aste dei Btp.

 

Dall’estero c’è più interesse per le obbligazioni Enel piuttosto che per i Btp

I dirigenti, quindi, non possono che essere soddisfatti dall’assalto degli investitori al nuovo prestito obbligazionario Enel potendo così  potuto confermare il grado di affidabilità dell’emittente a livello internazionale, nonostante le difficoltà che il colosso dell’energia sta attraversando in Italia a causa del calo dei consumi e dell’aumento della pressione fiscale sui ricavi di gruppo (Robin tax). Enel – osservano alcuni analisti – ha quindi cavalcato l’onda lunga derivante dall’immagine che si è fatta in questi ultimi anni, quale emittente di pregio pur non avendo necessariamente bisogno di ricorrere al mercato obbligazionario avendo in cassa abbondante liquidità pari a 28,6 miliardi di euro (cash e linee di credito) e non avendo scadenza bond fino alla fine del 2014. Il gruppo ha puntato quindi a raccogliere capitali freschi, soprattutto dall’estero (30% dalla Gran Bretagna e 15% da Germania  e 12% dalla Francia) a un tasso appetibile allungando la vita media del debito pari a sei anni e otto mesi con un tasso medio del 4,9%. Ad aiutare in tal senso è anche il momento di mercato favorevole che ha visto il titolo azionario salire in borsa del 30% in un mese facendo dimenticare per un momento le difficoltà che stanno pressando l’Italia con una crescita economica negativa.

 

Enel: + 30% il titolo in borsa nonostante il crollo dell’utile netto semestrale

Il primo semestre del 2012 si è chiuso in chiaroscuro per il colosso elettrico ed energetico. La società ha infatti archiviato il periodo gennaio-giugno del 2012 con un fatturato in crescita anno su anno del 6%, da 38.391 milioni di euro a 40.692 milioni di euro a fronte di un risultato netto a livello di Gruppo in sensibile contrazione.  L’indicatore è infatti sceso del 28,6% passando da 2.552 milioni di euro al 30 giugno del 2011 ai 1.821 milioni di euro al 30 giugno del 2012. In calo anche l’Ebitda del 7,2% a 8.282 milioni di euro, dai 8.929 milioni di euro al 30 giugno del 2011.

Alla fine dei conti l’utile netto ordinario a livello di Gruppo è passato da 2.305 milioni di euro a 1.640 milioni di euro, in netto calo quindi rispetto all’anno prima. La contrazione dei principali indicatori economici ha avuto effetti anche sull’indebitamento finanziario netto che, al 30 giugno del 2012, è aumentato del 6,6% passando da 44.629 milioni di euro a 47.572 milioni di euro.

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