Il bond “dei sogni” del Qatar ha fatto il pieno, giusto ‘timing’ tra petrolio e crisi

Il Qatar ha battuto tutti gli altri stati del Golfo Persico sul tempo e ha emesso ieri obbligazioni in tre tranche da 5 miliardi di dollari, riscuotendo un forte successo di domanda. Il mercato ha scommesso su una ripresa del petrolio.

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Il Qatar ha battuto tutti gli altri stati del Golfo Persico sul tempo e ha emesso ieri obbligazioni in tre tranche da 5 miliardi di dollari, riscuotendo un forte successo di domanda. Il mercato ha scommesso su una ripresa del petrolio.

C’è fame di capitali tra i governi di tutto il mondo, alle prese con l’esigenza di finanziare deficit di bilancio grossi quanto voragini con l’emergenza Coronavirus. E ieri è stata la volta del Qatar, che ha deciso di emettere un bond per complessivi 10 miliardi di dollari, cifra doppia rispetto alle previsioni iniziali, suddiviso in tre tranche a 5, 10 e 30 anni. E’ stata la prima emissione sovrana nel Golfo Persico da quando il prezzo del petrolio è imploso nel mese di marzo, perdendo fino ai due terzi rispetto alle quotazioni di inizio anno.

Capitali dal Medio Oriente all’India?

Copiosi i capitali raccolti per 45 miliardi, 4,5 volte l’offerta, attirati dai rendimenti a premio rispetto a quelli vigenti sul mercato secondario per i titoli sulle medesime scadenze. La tranche a 30 anni da 5 miliardi è anche chiamata “bond Formosa”, in quanto collocata a Taiwan ed emessa in valuta diversa da quella locale. Ha offerto un rendimento del 4,40%, nettamente superiore al 3,80% a cui rendeva ieri il bond marzo 2049 e cedola 4,817% (ISIN: XS1959337749) e sotto il 4,75% inizialmente fissato dalla “guidance”. Questo ha perso l’8% quest’anno. Aveva debuttato nel 2020 con un rendimento del 3,22%, appena +89 punti base sul Treasury trentennale. Lo spread si è allargato a 253 bp.

Male anche la performance delle altre scadenze: il quinquennale 2026 e cedola 3,25% (ISIN: XS1405782159) perde quest’anno il 5% e offre un rendimento di poco inferiore alla cedola, quotando appena sopra la pari. E il decennale giugno 2030 e cedola 9,70% (ISIN: XS0113419690) ha perso oltre il 7%, offrendo un rendimento del 3%. I titoli collocati ieri rispettivamente per 2 e 3 miliardi hanno offerto un premio rispetto agli omologhi americani per durata rispettivamente di 300 e 305 punti base al 3,50% e al 3,70%, anche in questo caso nettamente sopra gli spread esitati sul mercato secondario, con l’obiettivo esplicito di attirare domanda ed evitare il flop dell’asta.

Scommessa sul petrolio

Ad essersi occupati del collocamento sono stati Barclays, Credit Agricole, Deutsche Bank, JP Morgan, QNB Capital, Standard Chartered e UBS. S&P assegna al Qatar il rating “AA-“, per cui l’emittente è giudicato molto solido. E ieri, ha avuto un pizzico di fortuna e, soprattutto, la bravura di azzeccare l’esatta tempistica per l’emissione. Dopo il crollo del prezzo del petrolio, per gli stati del Golfo è diventato più difficile indebitarsi sui mercati a buon prezzo. La monarchia dell’emiro Tamim bin Hamad al-Thani estrae poco petrolio, ma è il primo esportatore al mondo di gas naturale liquefatto, i cui prezzi seguono quelli del greggio. Il governo taglierà investimenti per 8,2 miliardi di dollari, dato che la materia prima incide per oltre l’83% delle entrate e un terzo del pil.

E sul petrolio si respira maggiore ottimismo sui mercati dopo che l’amministrazione Trump ha spinto gli alleati sauditi e i russi ad accordarsi per tagliare l’offerta e risollevare le quotazioni internazionali, minacciando altrimenti l’imposizione dei dazi sulle importazioni. E questo clima più disteso avrebbe contribuito al successo dell’emissione, non del tutto scontato, considerando che la monarchia si trova sotto embargo da parte degli stati confinanti, guidati dall’Arabia Saudita, in quanto accusata di vicinanza all’Iran. Per il resto, ha deposto a favore della domanda il livello relativamente basso di debito pubblico, intorno al 50% del pil. L’esito apre la porta a nuovi collocamenti nella regione, dove il fabbisogno finanziario delle monarchie è diventato elevato con la crisi del greggio.

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