Il Banco vince sempre

Via libera da parte degli obbligazionisti alla conversione anticipata del bond da un miliardo di euro in nuove azioni. L’operazione servirà a rafforzare i requisiti patrimoniali fissati dall’Eba. Sarà sufficiente?

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Via libera da parte degli obbligazionisti alla conversione anticipata del bond da un miliardo di euro in nuove azioni. L’operazione servirà a rafforzare i requisiti patrimoniali fissati dall’Eba. Sarà sufficiente?

L’assemblea degli obbligazionisti del Banco Popolare, detentori del bond “2010-2014 4,75%” convertibile con facoltà di rimborso in azioni, ha approvato, a maggioranza del 60%, la delibera dell’assemblea straordinaria dei soci dello scorso Novembre per aumentare fino a 1.500 milioni il numero di azioni di nuova emissione da porre a servizio della conversione o del riscatto del bond. Si tratta di un primo e fondamentale passo per consentire all’emittente di estinguere anticipatamente debiti per quasi un miliardo di euro e che richiedeva la maggioranza del capitale obbligazionario, quorum che fino all’ultimo momento risultava essere incerta a causa della strenua opposizione di alcuni fondi istituzionali e piccoli obbligazionisti i quali, a ragione, chiedevano il rispetto del termini del contratto fino al 2014. Una mossa, quella della conversione, che il presidente del gruppo bancario Pier Francesco Saviotti intende attuare per alzare i requisiti patrimoniali della banca, come richiesto dall’Eba, evitando un altro pesante aumento di capitale che andrebbe indigesto agli azionisti e alle fondazioni, già da tempo sul piede di guerra con il board del gruppo bancario dopo la discesa libera del titolo in borsa. Difatti, alla luce dei recenti provvedimenti dell’Eba che hanno richiesto alle banche europee una dotazione patrimoniale pari al 9% di Core Tier 1, il Banco Popolare si è attivato ancora di più per intraprendere tutta una serie di iniziative necessarie per raggiungere tale soglia entro il prossimo mese di giugno 2012. E fra queste vi è, prima di tutte, la conversione anticipata in azioni del debito caricato sul prestito obbligazionario CV 4,75% (Isin: IT0001444360).

 

Fino a 1,5 miliardi di azioni in più per il Banco Popolare

 

Un’operazione, quella dell’aumento dello stock azionario a servizio del bond convertibile, che solitamente non necessita del consenso da parte degli obbligazionisti – fanno notare da Equita Sim – essendo già contemplata dal regolamento dei prestiti convertibili ma che, in considerazione del crollo del prezzo dell’azione in borsa dalla data di emissione del bond (3,6 euro), si è resa necessaria per consentire alla banca di emettere un numero di azioni ben cinque volte superiore a quello inizialmente previsto per la conversione (277 milioni).

Permettendo così all’emittente di esercitare la facoltà di convertire in equity il bond con un premio del 10% sul valore nominale (come da regolamento) senza pregiudicare in alcun modo il diritto degli obbligazionisti a recuperare integralmente il capitale, anche se il prezzo dell’azione dovesse scendere fino a 0,73 euro, valore limite, oltre il quale – secondo gli analisti – occorrerebbe un conguaglio in denaro per garantire il rimorso alla pari del bond (vedi recente caso BPER). Un colpo basso – l’hanno definito molti portatori di obbligazioni convertibili – che ha mandato su tutte le furie piccoli e grandi azionisti, preoccupati per un eccessivo effetto diluitivo del capitale azionario con conseguente perdita di valore del titolo, nonché tanti obbligazionisti che chiedevano il rispetto del contratto del prestito firmato nel 2010 quando la banca chiese soldi in prestito a determinate condizioni che adesso intende stravolgere.

 

Il bond convertibile Banco Popolare e il gioco delle tre carte

 

Tutto bene quindi? Per niente sostiene il gestore di un grosso fondo obbligazionario europeo che ha in mano un’importante quota del bond e che non ha partecipato all’assemblea. V’è il sospetto che la banca in realtà non voglia realmente convertire il prestito, perché i grossi azionisti e le fondazioni non sono disposti a vedere il prezzo del titolo azionario, già abbastanza sofferente, andare ulteriormente a rotoli (vedere grafico sotto). Per cui potrebbe accadere– prosegue il gestore – che Saviotti con questa mossa voglia dimostrare all’autorità bancaria europea di avere in mano l’autorizzazione (soft mandatory) per emettere nuove azioni facendosi riconoscere un 10% circa sul Core Tier 1 per un miliardo di euro di potenziale conversione, ma senza realmente passare alla conversione del bond che, del resto, è facoltativa.

In altre parole è un po’ come il gioco delle tre carte, dove si cerca di far sparire la donna di cuori nascondendola un po’ di qua e un po’ di là senza che in sostanza venga risolto il problema. Cosa peraltro suffragata dai corsi di borsa, dove il titolo azionario, anziché scendere, come normalmente avviene in circostanze simili, è esploso al rialzo (+8%), mentre il bond si è mosso poco dai valori della vigilia delle votazioni dell’assemblea quotando l’8% al di sotto della parità (grafico a lato). Un movimento parecchio anomalo – spiega Luca Ventrinelli di BNP Paribas – se si considera che a breve il bond dovrebbe essere rimborsato in azioni secondo le intenzioni del Banco, le quali, viceversa, si sono mosse al rialzo con volumi crescenti dopo l’esito dell’assemblea, scontando dal punto di vista tecnico l’insuccesso dell’operazione. Non è quindi da escludere che il titolo possa essere manovrato da mani forti per speculare sul valore di emissione delle nuove azioni da offrire in cambio agli obbligazionisti giocando sugli arbitraggi, col risultato poi che, una volta calcolato il valore delle nuove azioni e il relativo rapporto di conversione, il titolo possa riprendere la strada intrapresa prima, cioè quella della discesa.

 

Al Banco Popolare servono altri 2,5 miliardi di euro entro giugno

 

Ora la palla passerà all’Eba e alla Banca d’Italia che dovranno stabilire entro il 20 gennaio 2012 se conteggiare le obbligazioni convertibili emesse nel 2010 nel Tier 1 oppure no. E’ probabile che – osserva un trader professionista – il bond alla fine sarà convertito e anche l’Eba non dovrà esprimere alcun giudizio, soprattutto se l’azione dovesse continuare ad apprezzarsi rispetto ai minimi toccati il mese scorso. Cosa che probabilmente convincerebbe anche alcuni piccoli obbligazionisti e i fondi rimasti fuori dalla votazione in assemblea a riprendersi in anticipo il capitale.

Viceversa, se la crisi dovesse acuirsi e il titolo tornare a scendere, la conversione potrebbe anche risultare molto onerosa: gli analisti tecnici hanno infatti calcolato che se la banca dovesse arrivare a emettere il quantitativo massimo di 1,5 miliardi di nuove azioni per ripagare interamente il bond, il titolo scenderebbe ampiamente sotto i valori minimi registrati a novembre e probabilmente anche sotto 0,73 euro, considerato dagli analisti tecnici il livello di guardia oltre il quale la banca dovrebbe scucire altri soldi per mandare in porto la conversione, compromettendo seriamente la credibilità del gruppo bancario. Uno scenario poco probabile al momento che però va tenuto in considerazione se la situazione di crisi sui mercati dovesse peggiorare. Il rischio di un ulteriore down side è dovuto anche al fatto che – secondo l’Eba – il Banco Popolare ha bisogno di altri 2,48 miliardi di capitale entro sei mesi per rientrare nei parametri fissati dall’autorità bancaria europea e la via della cessione degli assets non strategici appare difficilmente praticabile in questo periodo (vedi fallimento trattative per la vendita di Agos Ducato). Difficile, inoltre, che le autorità bancarie concedano al Banco Popolare di rendere il soft mandatory utile ai fini Eba anche senza la conversione del bond, alla luce dell’aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro che Unicredit, primaria banca italiana, sta per varare. Non è infine escluso che la conversione totale del bond da un miliardo sia sufficiente ad elevare i requisiti patrimoniali chiesti dall’Eba e quindi un altro aumento di capitale si renderà comunque necessario.

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