I toni da Guerra Fredda di Biden gelano la Banca di Russia e complicano i piani sui tassi d’interesse

Rublo giù contro il dollaro sulle dichiarazioni del presidente americano contro quello russo. Domani, la banca centrale di Mosca dovrà esprimersi sul costo del denaro.

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Gelo tra USA e Russia, l'impatto sui bond

“Lei crede che il presidente Vladimir Putin sia un assassino?”. “Sì” è la risposta del presidente americano Joe Biden, che nel corso di un’intervista alla Abc ha anche avvertito la Russia che “pagherà il prezzo delle sue interferenze nelle elezioni del 2020”. Il riferimento è all’ultimo rapporto dell’intelligence USA, secondo cui il Cremlino avrebbe cercato di screditare il candidato democratico per favorire la rielezione di Donald Trump. Per tutta risposta, Mosca ha richiamato l’ambasciatore russo a Washington per consultazioni, rilanciando un comunicato nel quale le parole di Biden vengono considerate “offensive verso il popolo russo e figlie dell’impotenza”.

Insomma, sembra essere tornati ai tempi della Guerra Fredda. Ieri, il rublo contro il dollaro è arrivato a perdere l’1,4%, pur chiudendo la seduta con un indebolimento dell’1%. Al momento, le dichiarazioni bellicose di Biden non hanno avuto un impatto significativo nemmeno sul mercato sovrano russo. La scadenza a 2 anni è salita dal 5,34% al 5,41%, quella a 10 anni dal 6,84% al 6,87%. Peraltro, lo stesso presidente americano ha aggiunto che “è possibile camminare e masticare una gomma allo stesso tempo”, facendo intendere che i rapporti con Mosca non sarebbero del tutto compromessi.

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Verso un rialzo dei tassi?

Sarà, ma domani la Banca di Russia si riunisce per decidere le sue prossime mosse di politica monetaria e l’intervista di Biden complica i piani del governatore Elvira Nabiullina, che sin qui è riuscita nel miracolo di garantire stabilità dei prezzi e sostegno all’economia russa. Il quadro macro ha retto molto meglio del previsto. Il rublo nell’ultimo mese e mezzo ha smesso di indebolirsi e ha guadagnato il 3,3% contro il dollaro, beneficiando del boom delle quotazioni petrolifere, grazie al quale quest’anno il governo federale potrà ambire a un bilancio sostanzialmente in equilibrio.

Tuttavia, l’inflazione continua a salire, attestandosi al 5,7% a febbraio, sopra i tassi d’interesse, fissati al 4,25%. Nabiullina si sarebbe potuta risparmiare la stretta grazie all’evoluzione positiva del greggio sui mercati internazionali e dello stesso rublo. Adesso, il principale timore di Mosca consiste nell’inasprimento delle sanzioni USA. A preoccupare non solo quelle comminate contro singoli esponenti della cerchia di Putin, quanto l’ipotesi nucleare di porre l’embargo contro il mercato dei capitali russo, impedendo tra l’altro allo stato di vendere il proprio debito agli investitori occidentali.

Dietro alle dichiarazioni durissime di Biden si celerebbe anche la volontà della Casa Bianca di contenere il successo del vaccino Sputnik V, a cui l’Unione Europea starebbe guardando per l’impossibilità di reperire sufficienti dosi contro il Covid dalle case farmaceutiche americane e da AstraZeneca. Oltre al business in sé, uno scenario del genere rafforzerebbe Mosca sul piano geopolitico, cosa che Washington intenderebbe evitare a ogni costo.

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