I titoli di stato nell’Eurozona fanno ingresso nella settimana clou

Il mercato obbligazionario nell'Eurozona è entrato in una settimana decisiva con oggi. I rendimenti nei prossimi giorni potrebbero subire grosse variazioni nell'una o nell'altra direzione, in base ad alcuni eventi chiave.

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Il mercato obbligazionario nell'Eurozona è entrato in una settimana decisiva con oggi. I rendimenti nei prossimi giorni potrebbero subire grosse variazioni nell'una o nell'altra direzione, in base ad alcuni eventi chiave.

Settimana decisiva per il mercato obbligazionario nell’Eurozona. Stamane, lo spread BTp-Bund ha esordito l’ottava con un ripiegamento a 170 punti base, dai 174 della chiusura di venerdì. E i rendimenti italiani sono scesi della stessa entità, passando dall’1,45% all’1,41%. Quasi stabili quelli tedeschi al -0,30%.

Nei prossimi giorni, alcuni eventi chiave avrebbero il potenziale di far mutare direzione in un senso o nell’altro ai bond nell’area e anche di tanto. Anzitutto, la riunione della Federal Reserve. Improbabile che arrivi un quarto taglio dei tassi, per cui sarà interessante capire cosa dirà il governatore Jerome Powell in conferenza stampa dopo il board. Mantenere fermo il costo del denaro in sé potrebbe implicare una semplice pausa prima di riprendere con nuovi tagli, oppure segnalare la cessazione (per il momento) dell’allentamento monetario.

I rendimenti dei Treasuries si muoverebbero nel primo caso al ribasso, nel secondo proseguirebbero i rialzi delle ultime settimane. Quelli europei seguirebbero a ruota per la semplice ragione che una Fed più restrittiva/espansiva renderebbe relativamente più espansiva/restrittiva la BCE, inducendola a qualche correttivo. E giovedì, proprio a Francoforte si riunisce l’ultimo board dell’anno, il primo presieduto dal nuovo governatore Christine Lagarde. Sarà l’occasione per testare le volontà della francese, sin qui a parole una seguace della dottrina Draghi su tassi e stimoli.

Altamente improbabile che l’ex direttore generale del Fondo Monetario Internazionale annunci nuove misure, anche perché le divisioni tra i governatori e i componenti esecutivi sono forti e crescenti, per non parlare del fatto che l’ultima sfornata di stimoli sia arrivata solo a settembre e con attuazione del cosiddetto QE2 solo dal mese scorso. Ma ogni parola della Lagarde peserà come un macigno per cercare di capire se intenda dare la sua impronta alla BCE e in quale direzione concreta per i prossimi mesi. Ad esempio, se ne farà davvero qualcosa sulla svolta ambientale a sostegno dei “green bond”?

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E torna il fattore Brexit

Infine, le elezioni britanniche.

I sudditi di Sua Maestà rinnovano il Parlamento questi giovedì e tutti i sondaggi segnalano la vittoria del Partito Conservatore del premier Boris Johnson. Otterrà anche la maggioranza assoluta dei seggi necessaria per implementare la Brexit senza ulteriori intoppi? Downing Street vuole l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea entro gennaio tramite l’accordo stipulato in ottobre dal governo UK con i commissari e bocciato da Westminster per le divisioni interne ai Tories e l’opposizione degli alleati del DUP, il Partito unionista nord-irlandese.

I rendimenti europei scenderebbero nel caso di un esito chiaro, mentre salirebbero se i risultati elettorali preludessero a un prosieguo dello stallo. Va detto, però, che se il Labour di Jeremy Corbyn vincesse, ciò sarebbe percepito come un fatto favorevole alla permanenza di Londra in UE, date le sue posizioni più filo-europeiste. E in sé, il mercato non reagirebbe negativamente a un probabile secondo referendum sulla Brexit, che il nuovo premier indirebbe nei mesi successivi. Dunque, la reazione sarebbe negativa perlopiù nel caso di un “hung Parliament”, in cui nessun governo sarebbe in grado di portare a casa qualsivoglia risultato.

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Sullo sfondo restano le tensioni commerciali tra USA e Cina, ma adesso anche tra USA ed Europa. Tutto ciò che alimenta i timori tra gli investitori andrà nel senso di allargare gli spread, con i rendimenti tedeschi in calo e quelli italiani, in particolare, in crescita. L’attesa per una ulteriore fase di accomodamento monetario, invece, sarebbe favorevole a tutti i bond, a partire da quelli italiani. Infine, la prospettiva di una politica monetaria più restrittiva colpirebbe i BTp in misura maggiore dei Bund, suscitando maggiori dubbi sulla sostenibilità del nostro debito pubblico.

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