I tassi fermi in Turchia sono finalmente una buona notizia per i bond

La banca centrale ha lasciato invariato il costo del denaro dopo una riduzione di 1.575 punti cumulati in poco più di un anno. E per il mercato obbligazionario domestico suona bene.

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La banca centrale ha lasciato invariato il costo del denaro dopo una riduzione di 1.575 punti cumulati in poco più di un anno. E per il mercato obbligazionario domestico suona bene.

La banca centrale turca ha lasciato oggi invariati i tassi d’interesse all’8,25%, sostenendo la necessità di mantenere una politica monetaria “prudente”, al fine di accompagnare la disinflazione in corso dell’economia domestica, pur chiarendo alla fine del comunicato che, a fronte di variazioni dei dati macro, la posizione dell’istituto potrebbe mutare. Analisti e investitori si aspettavano un taglio minimo dei tassi, magari nell’ordine dei 25 punti base, quasi un segnale di sostanziale cessazione dell’allentamento monetario iniziato oltre un anno fa e che ha ridotto il costo del denaro in Turchia per cumulati 1.575 punti base.

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Sta di fatto che il governatore Murat Uysal ha dovuto prendere coscienza della realtà. A maggio, la crescita tendenziale dei prezzi ha interrotto la discesa ed è risalita all’11,39%. I tassi reali risultano, quindi, negativi per circa il 3,10%, cosa che mal si concilia con l’obiettivo, ribadito anche nel comunicato odierno, di stabilizzare il tasso di cambio per ridurre il rischio sovrano. I mercati non investono laddove i tassi nominali giacciono sotto quelli d’inflazione e le prospettive per la valuta appaiono negative. E Ankara ha bisogno dei capitali esteri per andare avanti.

In effetti, il mercato obbligazionario stesso sembra aver scontato una tenuta dei tassi sui livelli attuali, tant’è che il rendimento a 2 anni si attesta all’8,99%, circa tre punti percentuali sopra il costo del denaro ufficiale. Il decennale offre l’11,91%, segnalando come in un orizzonte temporale a lungo termine gli investitori nutrano ancora aspettative d’inflazione piuttosto “calde”. Ma il passo compiuto oggi dalla banca centrale è importante per recuperare parte della credibilità perduta in questi anni di assoggettamento al potere politico.

La lira turca perde il 13% quest’anno contro il dollaro, pur stabilizzatasi nelle ultime settimane anche per l’intervento dell’istituto, le cui riserve valutarie nette sono scese in territorio negativo, minacciando i pagamenti a breve verso l’estero.

In rialzo i bond in dollari

Il mancato taglio dei tassi, se risulterà un fatto non eccezionale, bensì primo passo verso una normalizzazione monetaria, sosterrà i prezzi dei bond, affievolendo le aspettative d’inflazione e rafforzando il cambio. Nei giorni scorsi, Ankara ha siglato un accordo con Euroclear per accrescere l’appeal del mercato obbligazionario locale verso la finanza straniera, la quale detiene ormai appena il 5% del debito sovrano turco. Evidentemente, solo accompagnando tale azione con una politica monetaria più razionale si otterranno i risultati ambiti.

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Nel frattempo, registriamo un forte balzo dei prezzi dei bond denominati in dollari americani. Il titolo che scade nel febbraio 2025 e con cedola 7,375% (ISIN: US900123AW05) offriva ieri un rendimento del 5,88%, avendo guadagnato il 15% dai minimi toccati in due mesi e mezzo fa. Il decennale in scadenza nel gennaio 2030 e cedola 11,875% (ISIN: US900123AL40) è rimbalzato di quasi il 19%, offrendo poco meno del 6% (5,96%). Si tratta in entrambi i casi di percentuali nettamente inferiori a quelle riscontrate tra i bond di pari durata residua emessi in lire turche, segnalando che il mercato per il lungo periodo continui ad attendersi un tasso di deprezzamento del cambio nell’ordine del 6% all’anno. Troppo per potersi permettere un accomodamento monetario surreale per le condizioni economico-finanziarie turche.

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