I rendimenti negativi entrano sul mercato anglosassone, “game changer” per i bond

Il Tesoro di Sua Maestà ha emesso ieri il primo Gilt con rendimenti sottozero, un fatto che aprirebbe la strada a un ulteriore cambiamento sul mercato obbligazionario mondiale.

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Il Tesoro di Sua Maestà ha emesso ieri il primo Gilt con rendimenti sottozero, un fatto che aprirebbe la strada a un ulteriore cambiamento sul mercato obbligazionario mondiale.

Ieri, il Tesoro britannico ha raccolto 3,75 miliardi di sterline sul mercato con l’emissione di un Gilt a 3 anni e a un rendimento lordo del -0,003%. Per la prima volta, anche Londra è riuscita a indebitarsi a costi negativi, un fenomeno che ad oggi non si era mai verificato prima nel mondo anglosassone, dove è bene ricordare che i tassi d’interesse restano fissati a livelli positivi. Il giorno prima, l’emissione di un Gilt con scadenza nel lontano 2061 e cedola 0,5% ha attirato ordini per oltre 53 miliardi di sterline, a fronte dei 7 miliardi offerti, esitando un rendimento dello 0,5852%.

UK Gilt, chi ha vinto la scommessa sui bond di Sua Maestà?

Il mercato sta iniziando a prezzare tassi negativi per il Regno Unito, a partire dalla fine di quest’anno. Pur in misura minore, lo stesso sta accadendo sul mercato americano con riferimento alle mosse future della Federal Reserve, il cui governatore Jerome Powell ha escluso nei giorni scorsi che la risposta alla crisi possa essere quella dei tassi negativi. Insieme al suo collega della Banca d’Inghilterra, infatti, ritiene che questa policy non abbia esitato effetti visibilmente positivi per le economie in cui è stata adottata (Eurozona, Giappone, Svezia, Svizzera e Danimarca), temendone le controindicazioni.

I tassi negativi restano un tabù a Londra, regno delle banche d’affari internazionali, i cui margini si ridurrebbero a livelli tali da colpirne seriamente la redditività. Ad ogni modo, se il fenomeno dei bond con rendimenti negativi si diffonderà già dalle prossime settimane sul mercato britannico, questione di tempo e farebbe la sua comparsa anche su quello americano. La Banca d’Inghilterra a marzo aveva annunciato ulteriori acquisti di assets per 200 miliardi di sterline (+45%), finendo persino per monetizzare il debito pubblico con prestiti di denaro diretti e senza passare per emissioni formali di Gilt.

Rendimenti negativi per Treasuries e Gilt?

Negli USA, sta accadendo qualcosa di simile, dato che i 3.000 miliardi di dollari già stanziati dal Congresso per sostenere l’economia sono stati di fatto già assorbiti da acquisti altrettanto elevati della Fed di Treasuries e altri assets. Ciò sta consentendo ai rendimenti americani e UK di scendere in piena esplosione del deficit, similmente a quanto stia accadendo nella stessa Eurozona, dove persino l’Italia riesce a rifinanziarsi sui mercati a costi contenuti, malgrado le previsioni nere sui suoi conti pubblici.

La comparsa dei rendimenti negativi a un’asta di bond nel mondo anglosassone non rimarrebbe priva di conseguenze. I rendimenti perlopiù sottozero in Europa e Giappone sono sostenuti ad oggi proprio dai ben più generosi Treasuries e Gilt. Se in Germania un Bund a 10 anni lo si acquistava ieri al -0,47%, negli USA si spunta ancora lo 0,70% e nel Regno Unito lo 0,23%. Questi spread sono determinati dalle variazioni attese dei tassi di cambio, ma la pandemia sta facendo saltare le previsioni anche recenti. Se già il deprezzamento scontato per il dollaro nel breve, medio e lungo periodo si è affievolito, la sterlina ha toccato i minimi da 35 anni contro di esso nei mesi scorsi. Siamo proprio sicuri che comprare debito emesso da Londra e Washington a rendimenti non così dissimili da quelli europei sia del tutto insostenibile come abbiamo sinora ipotizzato?

Se i rendimenti americani, che già sui 2 anni offrono solamente lo 0,17% contro quasi l’1,60% di inizio anno, scendessero sottozero, la concorrenza per i titoli in euro svanirebbe e ciò aprirebbe scenari ancora più estremi circa i livelli “glaciali” di rendimento a cui potrebbero sprofondare questi ultimi. Per contro, se ciò accadesse sarebbe il riflesso di aspettative altrettanto fredde su inflazione e crescita economica. Gli spread all’interno dell’Eurozona si amplierebbero ulteriormente, ma i livelli assoluti di rendimento di BTp e Bonos, ad esempio, non è detto che non scenderebbero anch’essi, a beneficio dei conti pubblici di Roma e Madrid.

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