I rendimenti negativi arrivano in Grecia e questa è una pessima notizia per i bond

Anche la Grecia emette ora titoli di stato con rendimenti negativi, mentre il Portogallo questo mese rimborserà 2 miliardi di euro ai partner europei con un anticipo di 6 anni, approfittando dei bassi costi di rifinanziamento. Ma non sono solo segnali positivi.

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Anche la Grecia emette ora titoli di stato con rendimenti negativi, mentre il Portogallo questo mese rimborserà 2 miliardi di euro ai partner europei con un anticipo di 6 anni, approfittando dei bassi costi di rifinanziamento. Ma non sono solo segnali positivi.

E anche la Grecia è entrata a far parte del club degli stati con rendimenti negativi. Ieri, il Tesoro di Atene ha emesso titoli a breve scadenza, di durata trimestrale, per 487,5 milioni di euro, esitando un rendimento su base annua del -0,02%, che si confronta con lo 0,10% dell’asta di agosto.

Questi T-bill sono generalmente acquistati dalle banche elleniche per ragioni di tesoreria. Ad ogni modo, inimmaginabile fino a pochi mesi fa che sarebbe potuto accadere qualcosa di simile. Sempre in questi giorni, Atene ha raccolto altri 1,5 miliardi di euro sui mercati con la riapertura del bond decennale marzo 2029, spuntando un rendimento di appena l’1,5%, quando per la prima tranche emessa nel marzo scorso si attestò al 3,9% e si parlò allora di grande successo.

La Grecia raccoglie altri 1,5 miliardi con il bond a 10 anni, rendimento all’1,50%

Il rendimento costituisce un costo per chi s’indebita, una remunerazione per chi presta denaro. Quest’ultima può scomporsi in due elementi fondamentali: il premio per la privazione della liquidità e quello per il rischio. In entrambi i casi, il rendimento preteso tende a salire, rispettivamente sulla base della durata dell’investimento e del grado di rischio di credito, legato alla solidità finanziaria dell’emittente. La Grecia, pur in ripresa rispetto agli abissi in cui era sprofondata dopo otto anni di recessione, resta lo stato più indebitato d’Europa al 180% del pil, tenuta in vita finanziariamente dai prestiti internazionali, che incidono ancora per oltre l’80% dello stock complessivo.

A rassicurare è di certo proprio il fatto che le sue esposizioni siano quasi del tutto verso creditori pubblici, ma non possiamo nemmeno ignorare che solamente nella primavera del 2012 ristrutturava il debito in mano ai creditori privati, tagliandolo del 53,5% e allungandone la scadenza con emissioni di nuove obbligazioni di durata tra 11 e 30 anni. Nonostante non sia stato formalmente un default, la sostanza è quella. E che l’economia peggio gestita del continente, con un pil ancora di quasi un quarto più basso rispetto ai livelli reali pre-crisi, riesca a rifinanziarsi ormai sui mercati a tassi così infimi e, addirittura, venendo pagata per indebitarsi a brevissimo termine, da un lato segnala il graduale ritorno della fiducia tra gli investitori, dall’altro la potente e pericolosissima bolla obbligazionaria venutasi a creare con l’eccessivo accomodamento monetario della BCE.

Il rischio di un mercato dei bond in bolla

Anche il Portogallo, altro paese assistito dalla Troika (UE, BCE e FMI) per 78 miliardi di euro tra il 2011 e il 2014, sta vivendo una fase a dir poco da sogno. Dopo che le elezioni di domenica scorsa hanno esitato la vittoria dei socialisti al governo, i suoi decennali hanno iniziato a rendere meno di quelli spagnoli, poco più di un decimo di punto percentuale. E questa settimana ha emesso titoli a 15 anni al record minimo dello 0,49%, tanto che Lisbona potrà rimborsare questo mese 2 miliardi di prestiti ottenuti dal Fondo di stabilità europeo con 6 anni di anticipo, risparmiando 120 milioni di interessi, grazie alla possibilità di indebitarsi sui mercati a costi nettamente inferiori.

I titoli di stato della Grecia continueranno a salire, rendimenti già ai minimi storici

Ora, da un lato il crollo dei rendimenti permette a stati e società private di tagliare i costi del debito e di ristrutturalo nei fatti senza soluzioni dolorose, come nel caso di Brebemi, che ha emesso bond per 1,72 miliardi, in modo da annullare tutte le passività pregresse, anche grazie a un prestito bancario da 360 milioni, allungando le scadenze tra il 2038 e il 2042 e riducendo gli interessi sul debito, che nell’esercizio passato hanno gravato per 87 milioni, mandando in rosso i conti per 41 milioni. Un caso esemplare di come i rendimenti ai minimi storici possano aiutare i debitori a migliorare le condizioni finanziarie.

Ma attenzione all’altro lato del mercato: gli obbligazionisti. Siamo sicuri che prestare denaro a lungo termine alla Grecia per un misero 1,5% valga il rischio o che accontentarsi di un rendimento azzerato del Portogallo sia razionale, dato il passato inglorioso di entrambi? Certo, sul secondario la situazione si mostra assai diversa per le scadenze brevi di Atene, con il trimestrale a offrire ancora l’1,20%, un livello stratosferico di questi tempi per una durata così corta.

L’estrema differenza con il risultato dell’ultima asta sarebbe determinato dalla scarsissima liquidità degli scambi, che rende elevati gli spread denaro/lettera. E anche questo dato non gioca a favore del mercato, amplificando i rischi nei casi in cui si volesse rivendere prima della scadenza.

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