I rendimenti in India scontano un taglio dei tassi imminente, bond in rally dopo il voto

Rendimenti indiani in caduta, specie con la larga conferma di Narendra Modi alle recenti elezioni politiche. Il mercato sconta un taglio dei tassi e diversi segnali in tal senso esistono.

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Rendimenti indiani in caduta, specie con la larga conferma di Narendra Modi alle recenti elezioni politiche. Il mercato sconta un taglio dei tassi e diversi segnali in tal senso esistono.

L’India è reduce dalla più grande tornata elettorale al mondo, con i suoi oltre 830 milioni di cittadini con diritto di voto chiamati a rinnovare il Parlamento di Nuova Delhi in 7 scaglionamenti. Meglio delle stesse previsioni è andata per il premier Narendra Modi e il suo BJP, la cui maggioranza dei seggi si è allargata, mettendo pepe ai mercati finanziari, i quali adesso scontano una prosecuzione della politica “business-friendly” sin qui adottata nei passati 5 anni.

Il mercato obbligazionario sta assistendo a un dinamismo assai interessante, frutto di diverse ragioni. Da un lato, si temono contraccolpi per la crescita del pil dalle tensioni commerciali tra USA e Cina. La crescita economica rischia di scendere intorno o poco sotto al 7%, mentre l’inflazione si mantiene sotto i livelli di guardia e con il Brent ad essersi riportato sui 66 dollari al barile, al momento nulla ne lascia intravedere un’accelerazione.

Per questi motivi, analisti e investitori scontano un taglio dei tassi da parte della Reserve Bank of India (RBI), che già quest’anno ha abbassato il costo del denaro due volte di 25 punti base ciascuna, cioè di 50 bp o 0,50% in tutto, fissandolo al 6% da aprile. I rendimenti sovrani stanno scendendo rapidamente. I decennali offrono il 7,06%, quasi 110 bp in meno rispetto al settembre scorso e ai minimi da 18 mesi. Sulla scadenza a due anni viaggiano al 6,44%, anche in questo caso in netto calo dall’8% di settembre e ai minimi dall’ottobre del 2017.

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I fondi obbligazionari stanno puntando sulle scadenze più lunghe, quelle superiori ai 10 anni, che in effetti hanno registrato il calo maggiore dei rendimenti nell’ultimo mese, all’incirca dello 0,40%. La strategia punta ad approfittare della più alta duration per beneficiare del rialzo dei prezzi nel caso in cui il taglio dei tassi dovesse realmente materializzarsi. Inoltre, stanno puntando la loro attenzione sul comparto corporate, il quale mostrerebbe maggiori margini di apprezzamento, dato che le elevate emissioni sovrane potrebbero limitare la discesa dei rendimenti e la contestuale salita dei prezzi dei titoli di stato.

Effetto Modi sosterrà ancora i bond?

E così, quest’anno le obbligazioni private in India hanno guadagnato mediamente il 3,8%. Che siano flussi di capitali stranieri a rafforzare i bond in rupie lo segnala anche quel +5,4% messo a segno dal cambio contro il dollaro dal settembre scorso. Guarda caso, in quel mese i rendimenti toccarono l’apice, in concomitanza con l’impennata di quelli americani. Proprio il tracollo di questi ultimi ha disteso il clima sui mercati e sta consentendo all’India di ipotizzare una ulteriore diminuzione dei tassi.

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Esiste, però, il rischio che il mercato obbligazionario sia andato oltre. Nel breve, se la RBI dovesse mostrarsi meno accomodante delle aspettative, anche tagliando per ipotesi i tassi dello 0,25%, i rendimenti tornerebbero a salire e i prezzi a scendere. Molto chiaramente dipenderà dall’evolversi dell’inflazione, anche se la conferma di Modi per il prossimo quinquennio e con una maggioranza ancora più forte per il suo partito, che possiede i numeri per governare da solo, dovrebbe far attecchire qui quell'”effetto Brasile” che si è avuto sia nel 2016 con l’impeachment di Dilma Rousseff che di recente con la vittoria di Jair Bolsonaro, anche se le successive difficoltà pratiche nell’implementare l’agenda economica di stampo riformatrice hanno finito per offuscare i miglioramenti dei tassi di cambio, a discapito dei guadagni effettivi per gli investitori stranieri che si erano buttati sull’obbligazionario emergente.

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