I rendimenti dei BTp tornano a salire, tensione alla vigilia della BCE

Dopodomani si riunisce il board di Francoforte, chiamato a indicare le sue prossime mosse nel pieno della seconda ondata di contagi Covid.

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In rialzo i rendimenti sovrani italiani dopo i cali di ieri

Curva sovrana in lieve rialzo sul tratto lungo, oggi. Ieri, i rendimenti dei BTp erano scesi praticamente su ogni scadenza dopo la promozione di S&P. Venerdì scorso, l’agenzia aveva mantenuto il rating BBB, migliorando le prospettive da “negative” a “stabili”. A fondamento di questa scelta vi sono stati gli interventi di sostegno al debito pubblico italiano e degli altri stati dell’Eurozona da parte della BCE e della Commissione europea. E proprio Francoforte è chiamata dopodomani a fornire qualche indicazione sulle sue prossime mosse in politica monetaria. Il board resta apparentemente diviso sui tempi di eventuali nuovi stimoli, con la Bundesbank a guidare il fronte degli attendisti, mentre Banca d’Italia con Fabio Panetta e il capo-economista Philip Lane vorrebbero interventi immediati.

Improbabile che l’istituto opti per un potenziamento subito degli acquisti di assets o per un nuovo taglio dei tassi overnight. La decisione verrebbe rinviata a dicembre, quando si avrebbe più chiara l’evoluzione del quadro macro nell’Eurozona, tenuto conto che siamo in piena seconda ondata di contagi Covid e che a patirne maggiormente le sofferenze nell’are sono Francia e Spagna, oltre che l’Italia.

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I movimenti dopo il board BCE

Cosa accadrà ai BTp subito dopo il board? Il mercato non sta scontando il varo di nuovi stimoli subito, ma ragionevolmente si aspetta che il consenso sarà costruito nell’arco delle prossime settimane. Se la conferenza stampa di Christine Lagarde dovesse confermare queste previsioni, i rendimenti italiani verrebbero limati ancora un po’ lungo la curva. Si parla di potenziare gli acquisti del PEPP, il piano di emergenza anti-Covid da 1.350 miliardi, anche perché con la seconda ondata le emissioni di debito degli stati nei prossimi mesi sono attese in aumento.

Il discorso cambia se dalla riunione non dovessero emergere novità neppure in prospettiva, magari a seguito delle divisioni tra governatori. A quel punto, dovremmo attenderci un ripiegamento dei prezzi dei bond e un allargamento degli spread. Stimoli invariati, a fronte di ulteriori necessità di spesa e di un prevedibile calo più marcato del gettito fiscale, implicherebbero per l’Italia il rischio di un eccesso di offerta di BTp sul mercato. E l’indigestione farebbe risalire i costi di rifinanziamento del nostro immenso debito.

Appare difficile che la BCE non batta un colpo in una fase così maledettamente complicata, anche perché l’Italia non è un caso isolato. La Francia sta affrontando la più grave crisi sanitaria dell’area e viaggia su livelli di indebitamento che a fine anno arriveranno nelle vicinanze del 130%. Lagarde, che è pure francese, non potrà permettersi di indisporre gli investitori come fece quell’infausto 12 marzo scorso. Quel giorno, dichiarò che non fosse lì a “chiudere gli spread” e le borse europee crollarono come mai era avvenuto prima in una sola seduta. La lezione è stata imparata da tutti. La situazione è così seria, che nessuno gioca a tirare troppo la corda e tutti adottano un approccio pragmatico. Improbabile che la curva italiana si smuova significativamente in un senso o nell’altro dopo il board. Lo spread BTp-Bund a 10 anni dovrebbe continuare a muoversi attorno ai 135 punti base fino al prossimo annuncio.

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