I rendimenti dei BTp saliranno ancora o basterà il super QE della BCE a tenerli bassi?

La caduta dei prezzi per i nostri titoli di stato può costituire un segnale di acquisto, a patto che si sconti una loro risalita. E lo scenario nel breve termine si fa molto grave.

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La caduta dei prezzi per i nostri titoli di stato può costituire un segnale di acquisto, a patto che si sconti una loro risalita. E lo scenario nel breve termine si fa molto grave.

Lo spread BTp-Bund a 10 anni sembra essersi assestato in area 200 punti base, scendendo dai livelli allarmanti toccati la scorsa settimana, quando era schizzato fino a 325. Il rendimento decennale italiano ieri si aggirava all’1,60%, anch’esso in calo dai massimi di oltre il 3% di poche sedute prima. A rasserenare parzialmente gli animi sui mercati finanziari è stato il varo straordinario da parte della BCE di un piano di acquisti da 750 miliardi di euro entro l’anno, che si è andato ad aggiungere ai 120 miliardi già deliberati con il board di marzo. In tutto, nei prossimi 9 mesi del 2020, Francoforte acquisterà obbligazioni per un controvalore di 1.050 miliardi. E probabilmente il conto salirà per via dello stesso impegno dell’istituto a non osservare limiti quantitativi in fase di acquisto, ove occorresse.

Due BTp da comprare per la protezione del capitale da una possibile brutta sorpresa

La BCE si è riservata ampia flessibilità nell’attuare il piano, cioè non si vincola a seguire pedissequamente la regola del “capital key”, quella che con il “quantitative easing” dell’era Draghi lega gli acquisti alle dimensioni economiche degli stati membri dell’euro. Con questa regola, all’Italia spetterebbe una quota di circa 170 miliardi da qui alla fine dell’anno. In teoria, in questo importo rientrano non solo i BTp, bensì pure obbligazioni private, covered bond e Abs. Poiché il nostro fabbisogno si concentra sui primi, probabilissimo che saranno proprio i titoli di stato a continuare ad assorbire gran parte della quota destinata all’Italia. E se servisse, questa verrebbe certamente innalzata.

In effetti, a preoccupare è l’enorme mole di titoli di stato in scadenza e da rinnovare e gli altri che dovranno essere emessi per coprire il disavanzo fiscale atteso.

Per quest’anno, il Tesoro stimava a inizio febbraio scorso emissioni totali per 400 miliardi, di cui sui 350-355 miliardi a copertura delle scadenze. Da allora, però, il quadro è di molto peggiorato. Anzitutto, lo stesso governo ha autorizzato ulteriori emissioni per 25 miliardi e fino a 83 miliardi, al fine di finanziare i provvedimenti adottati con il Decreto “Cura Italia” per contrastare gli effetti negativi del Coronavirus sull’economia italiana.

Rischio di una crisi fiscale molto severa

Fidatevi se vi diciamo che queste misure non si riveleranno sufficienti per l’entità della crisi in corso e che saranno, quindi, potenziate. Anche ammesso che restassero di questo importo, ci sarebbe da fare i conti anche con il calo del gettito fiscale, conseguenza del tracollo del pil. Dando per vere le previsioni di Mazziero Research di un prodotto interno lordo mediamente in calo quest’anno del 9%, il “buco” da colmare ammonterebbe sui 65 miliardi almeno. In tutto, quindi, le emissioni s’impennerebbero a circa 480 miliardi, ma sembrano destinate proprio a tendere ben oltre i 500 miliardi, se seguissimo le ultime previsioni di Goldman Sachs, secondo le quali il deficit quest’anno s’impennerebbe al 10%, equivalendo a circa 155 miliardi.

I dati di cui comprendono i primi tre mesi dell’anno, le cui emissioni abbondanti hanno ridotto di un buon 30% quelle inizialmente previste. Tirando le somme, da qui a dicembre ci resterebbero da emettere BoT e BTp per un totale di 360 miliardi nell’ipotesi migliore, oltre il doppio della quota del “super QE” spettante teoricamente all’Italia. Per questo, i rendimenti rischiano di salire ulteriormente nel caso in cui da Francoforte non giungesse un sostegno più solido o se l’Italia non riuscisse o non volesse accedere ai fondi del MES o ai “Coronavirus bond” che da questi verrebbero emessi su richiesta degli stati.

In realtà, anche nel caso di aiuti del MES corriamo rischi sui BTp. L’Italia verrebbe percepita probabilmente come uno stato “salvato” finanziariamente dall’Europa e i suoi titoli del debito finirebbero per pagarne le conseguenze.

In più, la domanda degli investitori si concentrerebbe sui bond emessi dall’organismo sovranazionale e sulle molto più abbondanti emissioni di Bund annunciate dalla Germania, ai danni dei titoli più rischiosi come i nostri. Se, poi, l’entità della crisi economica e, di conseguenza, fiscale si rivelasse più grave delle già tristi attese, a maggior ragione non dovrebbero confidare su una risalita prossima dei prezzi dei BTp.

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