I default in Cina stanno diminuendo, ecco perché non c’è da essere tranquilli

I mancati pagamenti dei bond in Cina risultano in forte calo nei primi mesi dell'anno, pur in presenza della più grande crisi dell'economia da almeno 30 anni. Cerchiamo di spiegare il paradosso di questi numeri.

di , pubblicato il
I mancati pagamenti dei bond in Cina risultano in forte calo nei primi mesi dell'anno, pur in presenza della più grande crisi dell'economia da almeno 30 anni. Cerchiamo di spiegare il paradosso di questi numeri.

La Cina è l’epicentro della pandemia. Il Coronavirus si è diffuso a partire dalla regione del Wuhan, la prima area nel mondo ad essere stata oggetto di un duro “lockdown” per impedire la propagazione del virus. Ci si immaginerebbe che il mercato obbligazionario stia risentendo pesantemente del contraccolpo economico accusato da Pechino, il cui pil nel primo trimestre è crollato del 6,8%. Invece, guardando ai dati scopriamo che i casi di default sono stati 71 quest’anno, in calo del 26% su base annua. In valore, si registra una crescita del 40% a 64 miliardi di yuan, pari a 8,12 miliardi di euro, ma si consideri che oltre 36 miliardi sono stati i mancati pagamenti della società statale Founder Group.

Il Coronavirus in Cina non ferma le emissioni di bond, ma c’è un default in arrivo

Fino alla giornata di ieri, risultavano essere stati emessi titoli obbligazionari per 2.788,53 miliardi di yuan netti sul mercato corporate cinese, qualcosa come 354 miliardi di euro. Come si spiega che le società pubbliche e private stiano potendo indebitarsi senza particolari problemi e senza nemmeno che la Banca Popolare Cinese si sia imbarcata in stimoli monetari simili a quelli di Federal Reserve, BCE e Banca del Giappone? Per rispondere alla domanda, bisogna capire quale sia stata la causa principale dei default nel biennio passato, quando i mancati pagamenti hanno registrato una forte crescita rispetto al passato.

Il mercato obbligazionario cinese vale sui 14.000 miliardi di dollari, all’incirca quanto il pil. E’ esploso nell’ultimo decennio, assieme alle dimensioni dell’intero indebitamento privato, a causa sia dell’accomodamento monetario dell’istituto centrale in risposta alla crisi finanziaria mondiale del 2008, sia della crescita fuori controllo del settore bancario ombra.

Per rimediare all’eccesso di esposizioni, le autorità di Pechino hanno negli ultimi anni cercato di porre un freno al debito delle imprese, da un lato stringendo le maglie della regolamentazione con requisiti più rigorosi sui capitali, dall’altro lasciando che molte più imprese non strategiche non onorassero i pagamenti, così da imporre un minimo di disciplina al mercato.

Un secondo semestre da scrutare

Quest’anno, il quadro macro è profondamente cambiato in peggio e le autorità cinesi di certo non vogliono permettersi di indisporre gli investitori avallando più casi di default di quanto non servano, semmai stanno tollerando un rinvio dei pagamenti di alcuni giorni o qualche settimana senza fare scattare ufficialmente l’evento creditizio. Per questo, hanno allentato le maglie della regolamentazione finanziaria, consentendo tra l’altro alle società di emettere bond a copertura di quelli in scadenza in misura superiore a quanto sinora consentito. Nel frattempo, la banca centrale ha iniettato liquidità nel sistema con il taglio dei tassi dal 4,15% al 3,85% quest’anno e, soprattutto, continuando a ridurre il coefficiente di riserva obbligatoria sulle grandi banche dal 13% all’11%. Questa seconda operazione libera risorse da destinare ai prestiti all’economia reale.

Ne consegue che la liquidità in circolazione sia cresciuta, irrobustendo la domanda di bond, consentendo alle società cinesi di rifinanziarsi e di emettere nuovi debiti a costi contenuti. Il problema è che nella seconda metà dell’anno arriveranno a scadenza titoli per oltre il doppio rispetto al primo semestre, qualcosa come per circa 100 miliardi di euro. Molti di essi sono stati emessi in questi stessi mesi, perché sono state tante le società che hanno evitato il default semplicemente rinviando di 6-9 mesi l’appuntamento con la realtà, allungando la durata dei bond a condizioni più favorevoli per gli obbligazionisti o emettendone di nuovi e a breve termine, con i quali hanno raccolto la liquidità necessaria ad onorare le scadenze.

Se l’aumento dei default negli anni passati non era stato conseguenza di un deterioramento delle condizioni economiche domestiche, non possiamo affermare con certezza lo stesso per i prossimi mesi.

Quasi certamente, l’economia cinese sta iniziando a rimbalzare dopo la caduta dei primi mesi dell’anno, ma resta il fatto che solamente per creare posti di lavoro a sufficienza e garantire un mercato in equilibrio, servirebbe una crescita annuale di circa il 3%. Se questi numeri non potessero essere confermati, Pechino assisterebbe a un aumento della disoccupazione, accompagnato da un calo della domanda interna, senza che le esportazioni potrebbero più fungere da rifugio sicuro per le imprese, data la congiuntura internazionale. E se il fatturato ne risentisse, inevitabili i contraccolpi per le obbligazioni, i cui pagamenti in molti casi salterebbero.

Bond: default societari in Cina segnano numeri record

[email protected] 

 

Argomenti: , ,