I bond nell’Eurozona sovrastano il capitale azionario, sarà boom di ‘safe assets’

Emissioni obbligazionarie in crescita anche tra le grandi aziende dell'Area Euro e si stima che i titoli percepiti come "porti sicuri" lieviteranno del 50% entro il 2024.

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Emissioni obbligazionarie in crescita anche tra le grandi aziende dell'Area Euro e si stima che i titoli percepiti come

Nel solo mese di giugno, le società dell’Eurozona hanno emesso obbligazioni per complessivi 919,4 miliardi, in crescita annua del 7,2%, la più alta dal dicembre 2012. Non solo gli stati, quindi, ma anche le aziende private hanno avuto e continuano ad avere forte bisogno di ricorrere all’indebitamento per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. In totale, le obbligazioni circolanti nell’area al 30 giugno scorso risultavano ammontare a 18.763,5 miliardi di euro, anche se va detto che nello stesso mese le emissioni nette siano cresciute di un più contenuto 308 miliardi, dato che per 611 miliardi si è trattato di rinnovare debiti in scadenza.

A fronte di questo aumento cospicuo, registriamo solamente il +0,1% per le emissioni di titoli azionari. Del resto, questi non sono stati mesi certamente favorevoli alle OPA o alle ricapitalizzazioni. Nel complesso, il capitale azionario nell’area ammontava a fine giugno a 7.515,4 miliardi, in calo del 5,5% su base annua. Il dato segnala come l’indebitamento tra le società in forma di obbligazioni sovrasti nettamente il capitale, attestandosi a un rapporto di 2,36.

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Il debutto atteso del Recovery Fund

E c’è grande attesa per le future emissioni di bond da parte della Commissione europea, al fine di finanziare il “Recovery Fund” da 750 miliardi. Trattandosi di titoli con rating tripla “A”, nei fatti si affiancherebbero ai Bund della Germania (e non solo) per la loro qualità di “safe assets”. Anche grazie a queste emissioni, entro il 2024 ci si attende che i bond percepiti come porti sicuri sui mercati siano destinati a crescere del 50%, portandosi a un controvalore di 7.500 miliardi di euro, dai 5.000 miliardi di fine 2019.

In dettaglio, una maggiore offerta per 700 miliardi arriverebbe dalla Francia, altri 600 miliardi dalla Germania.

Per gli investitori implicherebbe un possibile “game changer”, dato che la più alta disponibilità di safe assets dovrebbe contenere gli spread, attenuando i timori stessi sul mercato riguardo alla loro insufficienza nelle fasi avverse. Per contro, almeno fino a quando le tensioni economiche non rientrassero del tutto, il mercato potrebbe puntare sulla qualità a discapito dei bond semi-periferici, allargando gli spread.

Ad ogni modo, stiamo assistendo a un forte aumento dei livelli di indebitamento pubblici e privati. E ricordatevi che di per sé non è mai una buona notizia per i soggetti finanziariamente più in affanno, i quali rischiano di trovarsi in maggiori difficoltà sul mercato dei capitali. Quando l’offerta è abbondante, infatti, la domanda può permettersi di discriminare tra gli emittenti, un po’ come avvenne a qualche anno di distanza dalla crisi finanziaria globale del 2008-’09, quando gli investitori iniziarono a pretendere rendimenti molto più elevati dai BTp per acquistarli.

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