I consumi in Giappone crollano con l’aumento IVA e trascinano giù anche i bond

I rendimenti del Giappone stanno risalendo, con il decennale praticamente a zero. Il mercato sta scontando il nuovo pacchetto di stimoli fiscale, senza che l'economia si stia riprendendo.

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I rendimenti del Giappone stanno risalendo, con il decennale praticamente a zero. Il mercato sta scontando il nuovo pacchetto di stimoli fiscale, senza che l'economia si stia riprendendo.

Il Giappone sta per varare un nuovo pacchetto di stimoli fiscali da 13.200 miliardi di yuan (110 miliardi di euro), di cui 7-8.000 miliardi saranno interventi del governo centrale e altri 1.500 degli enti locali. Non solo investimenti e spesa pubblica nel senso classico, ma anche sostegno diretto ai consumi, con la previsione dal settembre 2020 di un possibile bonus da 5.000 yen per quanti effettuino acquisti online per almeno 20.000 yen.

Sono queste alcune delle linee guida ipotizzate per il prossimo anno fiscale, che inizierà l’1 aprile 2020. In ottobre, i consumi nipponici hanno accusato il più ampio calo da quattro anni e mezzo, contraendosi del 7,1% su base annua. In quel mese, l’IVA è stata alzata dall’8% al 10% per aumentare le entrate pubbliche e tagliare il deficit.

Il debito pubblico di Tokyo è salito al 250% del pil e ciononostante non c’è traccia di una ripresa solida né dell’economia, né dell’inflazione. Anzi, quest’ultima si attesta a un decimo del target del 2% fissato dalla Banca del Giappone, che sembra avere esaurito le munizioni sul fronte degli stimoli monetari, tanto che di recente ha avvertito che nel caso di un potenziamento degli acquisti di titoli di stato per aumentare la liquidità sui mercati, farebbe in modo di tenere un minimo ripida la curva delle scadenze, lasciando intendere apertamente che essi si stiano concentrando sul tratto medio-breve.

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Il patto tra governo e banca centrale

Da settembre, i rendimenti sovrani stanno risalendo in maniera decisa, un po’ anche per via del trend globale. I titoli a 2 anni offrono ora il -0,11% dal -0,34% di allora, mentre sulla scadenza a 10 anni si è passati dal -0,30% al -0,003%. E il bond a 40 anni viaggia in area 0,47%, quando qualche mese fa stava allo 0,13%. Il rialzo dei rendimenti sarebbe anche la reazione del mercato agli stimoli fiscali annunciati dal governo di Shinzo Abe. Esso sconterebbe la maggiore offerta di titoli di stato, dato che il pacchetto delle misure sinteticamente sopra esposte verrà implementato in deficit.

La Banca del Giappone possiede a bilancio quasi la metà del debito sovrano domestico e avrebbe ormai difficoltà a detenerne di più per via della bassa liquidità sul mercato. Per questo, pare che l’accordo, tacito o meno con il governo Abe, sarebbe di emettere più titoli di stato per finanziare la ripresa e al contempo consentire all’istituto di acquistarli per iniettare ancora più liquidità in circolazione e fare risalire l’inflazione dai livelli azzerati a cui è tornata ad assestarsi. Un mix tra politica fiscale e monetaria, entrambe ultra-espansive, che non sta dando gli esiti sperati e che inizierebbe a esitare un rialzo dei rendimenti, almeno fino a quando il governatore Haruhiko Kuroda non accelererà gli acquisti di assets, cresciuti nell’ultimo anno di “soli” 19.900 miliardi di yen (165 miliardi di euro), qualcosa come oltre 2,5 volte in meno rispetto alla media dell’ultimo decennio.

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